Regione Umbria - Assemblea legislativa


“Carenza strutturale degli impianti di cremazione in Umbria: attuazione del Piano Regionale di Coordinamento e misure urgenti a tutela dei cittadini”

In sintesi

L’Assemblea legislativa approva con voto unanime la mozione promossa da Melasecche e Tesei (Lega) e firmata in Aula, dopo alcune minime modifiche del dispositivo, anche dalla maggioranza. La Giunta viene impegnata a dotarsi nel più breve tempo possibile del Piano regionale di Coordinamento e ad avviare un percorso di condivisione in Commissione per valutare misure di mitigazione economica per le famiglie umbre 

(Acs) Perugia, 9 aprile 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Sarah Bistocchi, ha approvato, con voto unanime dei presenti (16) una mozione promossa da Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega) e firmata in Aula, dopo alcune minime modifiche del dispositivo, anche dalla maggioranza, sul tema concernente la “Carenza strutturale degli impianti di cremazione in Umbria: attuazione del Piano Regionale di coordinamento e misure urgenti a tutela dei cittadini”.

Attraverso questo atto di indirizzo viene impegnata la Giunta a: “dotarsi nel più breve tempo possibile del Piano regionale di Coordinamento per la realizzazione degli impianti crematori, previsto dalla Legge 130/2001, con indicazione del fabbisogno territoriale minimo e dei criteri vincolanti di localizzazione per la realizzazione di almeno due nuovi poli crematori; avviare un percorso di condivisione in Commissione insieme all’assessore competente per poter valutare la predisposizione di misure di mitigazione economica per le famiglie umbre;

Illustrando l’atto, Melasecche ha sottolineato che si tratta di un “tema importante di cui si discute da sempre. Si tratta di un argomento delicato, urbanistico, sociale, religioso e civile in generale su cui tutti ci dobbiamo interrogare. Si parla sempre di ampliamento di cimiteri, spese, consumo di suolo,ma quando si deve decidere c’è un vuoto. Nel mio precedente impegno al Comune di Terni ho portato avanti importanti progetti nel merito. La pratica della cremazione, in alternativa all'inumazione, si sta diffondendo in misura crescente anche nel nostro Paese da quando la Chiesa cattolica l'ha ammessa pur con alcune limitazioni. La necessità di reperire sempre nuove aree destinate all'inumazione pone problemi rilevanti ai Comuni, costretti ad espropriare terreni per l'ampliamento dei cimiteri, con costi significativi per le comunità in termini ambientali ed economici. La Regione Umbria, con una popolazione di circa 870mila abitanti, dispone di un unico impianto di cremazione attivo sull'intero territorio regionale, situato presso il Cimitero Monumentale di Monterone a Perugia. Tale struttura ha operato per anni con una sola linea, registrando una media di circa 2mila 300 operazioni annue, dato che evidenzia come la scelta crematoria abbia raggiunto una percentuale molto elevata rispetto al totale delle operazioni cimiteriali. La disciplina regionale in materia è stabilita dalla Legge regionale 12/2004, recante ‘Norme in materia di cremazione, dispersione delle ceneri e servizi cimiteriali’, che recepisce i principi della normativa nazionale focalizzandosi sulla dignità del defunto e sulla libertà di scelta religiosa o culturale. La medesima legge delega ai Comuni, singoli o associati, la disciplina operativa dei servizi, riservando alla Regione un ruolo di indirizzo ulteriormente declinato con Delibera del 28 luglio 2017, che definisce i requisiti strutturali degli impianti, le modalità di conservazione delle ceneri e stabilisce che i crematori debbano essere realizzati all'interno delle aree cimiteriali esistenti o dei loro ampliamenti. La Legge 130/2001 (articolo 6, comma 1) obbliga le Regioni a elaborare appositi Piani regionali di coordinamento per la realizzazione degli impianti crematori da parte dei Comuni, sulla base di criteri oggettivi quali la popolazione residente, i tassi di mortalità e la tendenza statistica verso la cremazione. La Legge 182/2025, recante ‘Misure di semplificazione e digitalizzazione’, entrata in vigore il 18 dicembre 2025, ha qualificato la cremazione quale ‘servizio pubblico locale d'interesse generale’, imponendo standard di accessibilità e vietando discriminazioni tariffarie arbitrarie, rafforzando ulteriormente il quadro degli obblighi regionali di programmazione e coordinamento cui non sono seguite decisioni consequenziali di tipo programmatorio e incentivante. La tendenza alla saturazione del polo perugino e l'assenza di impianti alternativi nel territorio regionale generano sistematicamente un fenomeno di mobilità extraregionale forzata: le imprese funebri e le famiglie umbre sono costrette a ricorrere agli impianti di Viterbo per il sud della regione, di Arezzo e Siena per l'area centro-settentrionale, e fino a Fano, San Benedetto del Tronto e Cesena lungo la direttrice adriatica. Tale mobilità forzata determina, oltre a un grave disagio per le famiglie nel momento del lutto, un gravoso aggravio economico: le tariffe per ‘non residenti’ possono superare i 593 euro – a fronte dei 290 euro riservati ai residenti perugini – cui si aggiungono costi di trasporto compresi tra 200 e 400 euro a trasferimento. Per un nucleo familiare residente nel Ternano o in altri Comuni del territorio regionale, la cremazione può dunque comportare una spesa quasi tripla rispetto a quella sostenuta da una famiglia del capoluogo. Secondo stime prudenziali di settore, l'assenza di una rete regionale di crematori comporta per l'Umbria una perdita annua di risorse finanziarie compresa tra 600mila e 1 milione di euro, che si riversa nei bilanci di enti locali di altre regioni. Il Comune di Perugia ha approvato il progetto esecutivo per la realizzazione di una seconda linea di cremazione, con gara d'appalto programmata per i primi mesi del 2026; il Comune di Terni ha aggiudicato, nell'estate del 2025, la concessione venticinquennale al gruppo Altair Funeral s.r.l. per la costruzione di un tempio crematorio. Un progetto presentato dalla So.Crem per il recupero del forno crematorio del Cimitero Monumentale di Spoleto risulterebbe invece ancora in stallo. La bocciatura del progetto di Colfiorito, deliberata dal Consiglio comunale di Foligno con ordine del giorno del 26 marzo 2024 in ragione dell'incompatibilità paesaggistica con il Parco regionale, conferma che la localizzazione dei nuovi impianti non può essere affidata a iniziative estemporanee, ma richiede un Piano regionale di coordinamento vincolante, fondato su criteri tecnici di idoneità territoriale oggettivi e condivisi. Nel 1998 il Comune di Terni ha portato a conclusione il più importante progetto di edilizia cimiteriale nella storia della città, con un rilevante ampliamento del cimitero urbano ‘La buona terra’ e dei principali cimiteri frazionali (Collescipoli, Cesi, Rocca San Zenone e altri). Il progetto prevedeva nella seconda fase anche la realizzazione di un impianto crematorio, rimasto inattuato nei vent'anni successivi. Lo sviluppo ordinato della cremazione costituisce inoltre uno strumento di pianificazione urbanistica sostenibile per contenere l'espansione orizzontale dei cimiteri comunali e il conseguente consumo di suolo agricolo e naturale”.

Interventi:

Letizia Michelini (Pd): “Questione importante e sentita di cui, in parte, si è già fatto cenno in Seconda commissione parallelamente ad un atto analogo della consigliera Laura Pernazza sul tema dei cimiteri comunali (https://tinyurl.com/yzmw3pr9). Ci siamo per questo anche proposti di verificare la possibilità di poter mettere insieme le due questioni per avviare un percorso unitario. I numeri citati nell’atto dimostrano l’importanza del tema e quindi di approfondire la situazione generale”. AS/


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