Regione Umbria - Assemblea legislativa


“Mancato rinnovo del Contratto nazionale delle farmacie private”

In sintesi

In Seduta congiunta di Seconda e Terza commissione audizione di rappresentanti sindacali del settore. Sottolineata l’urgenza di adeguare i salari; valorizzazione della professionalità; conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Nella prossima seduta prevista audizione con Federfarma, poi una Proposta di risoluzione da portare in Aula

(Acs) Perugia, 31 marzo 2026 – In una seduta congiunta di Seconda e Terza commissione, presiedute da Letizia Michelini e Luca Simonetti, è stato approfondito il tema del mancato rinnovo del contratto nazionale delle farmacie private. A palazzo Cesaroni sono stati ascoltati, in audizione, rappresentanti di organizzazioni sindacali di categoria che, tra le altre cose, hanno anche annunciato uno sciopero dei lavoratori delle farmacie private per il prossimo 13 aprile a Roma.

Tra i passaggi emersi nel corso dei loro interventi, il salario, non adeguato alla professione e alla professionalità del farmacista (guadagna in media circa 1.700 euro mese); valorizzazione della professione e della professionalità visto che oggi, il farmacista è a tutti gli effetti un operatore sanitario con svolgimento di ulteriori mansioni; la conciliazione dei tempi di vita e lavoro visti i lunghi orari di apertura. Alla Commissione e quindi alla Regione è stato chiesto di farsi portavoce verso Federfarma e prendere posizione di sostegno verso i lavoratori e verso questa vertenza che riguarda circa mille operatori in Umbria.

Intervenendo a margine dell’audizione, i commissari presenti hanno ringraziato i rappresentanti sindacali in audizione garantendo massima attenzione alla vertenza e alle criticità sottolineate nei loro interventi, sottolineando la volontà di dare vita ad una Proposta di risoluzione, auspicabilmente condivisa, da presentare in Aula nella prossima seduta consiliare del prossimo 9 aprile. E su proposta dei commissari della minoranza, “per avere un quadro completo della situazione”, è stata impegnata la segreteria della Commissione ad invitare in audizione, per la seduta del prossimo martedì 7 aprile, i rappresentanti di Federfarma. L’impegno unanime è quello di votare poi, nella stessa riunione, il documento di indirizzo della Commissione che sarà discusso in Assemblea.

Dai commissari di maggioranza sono arrivate rassicurazioni rispetto al fatto che nel nuovo Piano sanitario regionale verranno delegati importanti ruoli alle farmacie soprattutto rispetto alla medicina del territorio, come pure è stata rimarcata la necessità di arrivare con urgenza al rinnovo del contratto per gli operatori del settore su cui, per quanto di competenza, l’Assemblea legislativa farà quanto possibile.

Sostanzialmente d’accordo su questa linea anche i commissari di minoranza che hanno auspicato un impegno preciso e puntuale per affrontare il tema nel nuovo Piano sanitario riconoscendo alle farmacie una puntuale strategicità in una nuova organizzazione sanitaria.


Interventi:

 

Massimiliano Cofani (Segretario generale Filcams Cgil Perugia): “Il contratto nazionale delle farmacie private è scaduto il 31 agosto 2024. Sono da subito emerse tre questioni cardine: il salario, non adeguato alla loro professione e allo loro professionalità (guadagna in media circa 1.700 euro mese), dal 2013 al 2026 c’è stato un aumento salariale di appena 80 euro; valorizzazione della professione e della professionalità, oggi è a tutti gli effetti un operatore sanitario con svolgimento di ulteriori mansione quali l'elettrocardiogramma, l’holter, la telemedicina, attività non retribuite né normate; conciliazione dei tempi di vita e lavoro visti i lunghi orari di apertura anche nei festivi. Sommando tutto ciò emerge che la professione del farmacista non è più appetibile. Due anni fa alla facoltà di farmacia dell’Università di Perugia si sono laureati tre farmacisti. È forte quindi la spinta dal basso dei lavoratori che chiedono il riconoscimento della loro attività con un salario adeguato, ma dall’altra parte c’è la fortissima chiusura di Federfarma che emerge nella proposta di un aumento salariale di 120 euro. Dopo una serie di trattative, i lavoratori e le organizzazioni sindacali decidono per lo sciopero (riuscitissimo) dello scorso 6 novembre. Prima del suddetto sciopero Federfarma ha provato a congelarlo portando la sua proposta economica a 180 euro, giudicata tuttavia ancora insufficiente. Arriviamo così allo scorso 4 febbraio quando Federfarma decide di riaprire le trattative, ma avviene una cosa surreale, Federfarma torna indietro e propone 130 euro di aumenti facendo una distinzione tra laureati e non laureati, prevedendo ulteriori 70 euro rispetto agli operatori della farmacia dei servizi. A questi sarebbero stati aggiunti 20 euro quale clausola di salvaguardia nel caso in cui non venissero sottoscritti contratti integrativi territoriali. A questo punto si interrompe nuovamente il tavolo delle trattative perché quanto proposto non era assolutamente in linea con l’inflazione. Viene così nuovamente proclamato uno sciopero per il prossimo 13 aprile a Roma dove ci sarà un presidio di fronte a Federfarma la cui posizione resta surreale. A questa Commissione e alla Regione chiediamo di farsi portavoce verso Federfarma e prendere posizione di sostegno verso i lavoratori e verso questa importantissima vertenza che riguarda circa mille operatori. Del resto se la farmacia è diventata un presidio sanitario regionale, se i farmacisti sono anche operatori sanitari, il problema deve riguardare direttamente anche la Regione”.

Mariangela Furfaro (Filcams Perugia): “Non si riesce più a trovare farmacisti e all’Università sono sempre meno le iscrizioni a farmacia. Manca il personale per le sostituzioni. I dipendenti fanno orari lunghissimi. Chiediamo alla Regione di supportare il nostro lavoro che non viene riconosciuto dai nostri datori di lavoro”.

Nicola Cassieri (segretario Uiltucs Umbria): “Dopo il periodo della pandemia si è verificato un profondo cambiamento del ruolo e della professionalità del lavoratore farmacista, ma ad oggi su questo non c’è riconoscimento. Non vengono riconosciute le professionalità. In alcune regioni sta scattando il meccanismo della partita iva, praticamente si va verso il migliore offerente. Basterebbe soltanto un rinnovo contrattuale per la sistemazione di questo settore. Dopo il medico di base, per il cittadino il punto di riferimento diventa il farmacista. A questa Commissione e alla Regione chiediamo di farsi portavoce del nostro appello a Federfarma”.

Rachele Rotoni (Fisascat Cisl Umbria): “Il problema è riferibile al mancato riconoscimento della professionalità di questi operatori. Quello del farmacista è diventato un lavoro che non attrae più gli studenti perché di fatto non viene riconosciuta la professionalità delle persone. Si chiede sempre maggiore sforzo, competenza, corsi di aggiornamento continui, prestazioni aggiuntive per il nuovo ruolo della farmacia dei servizi e come supporto al sistema sanitario nazionale, ma a fronte di ciò non viene riconosciuto il ruolo da un punto vista economico”.

Riccardo Dentini (Filcams Cgil-farmacista pubblico): “Anche per le farmacie pubbliche è in atto il tavolo per il rinnovo contrattuale. Siamo tutti farmacisti ed i problemi sollevati sono validi per tutta la categoria, sia del pubblico che del privato. Anche il tavolo di Assofarm, seppure partito con le migliori intenzioni, con la presa di coscienza della situazione, arrivando al punto che potesse fare da traino anche al rinnovo delle private, ma alla fine nonostante i bei discorsi, quando è stata presentata la proposta di rinnovo era la stessa, anzi inferiore di quella di Federfarma e così anche la nostra trattativa si è bloccata. Nella giornata di domani ci sarà un incontro ristretto tra le delegazioni trattanti alla ricerca di una soluzione. Per gli incrementi economici richiesti è bene distinguere il salario: il riconoscimento della professionalità deve essere valutato a parte rispetto alle mansioni ulteriori che siamo chiamati a svolgere. A livello nazionale è emersa la problematica della carenza dei farmacisti e ora si parla di una nuova figura, quella dell’assistente del farmacista, ruolo per quale non sarebbe richiesta la laurea. Si tratta di un aspetto che va portato a conoscenza anche del governo nazionale. Non può essere questa la soluzione. È un modello applicato già in alcuni paesi esteri. Si tratterebbe di un degrado della professione”.

Rosita Petrucci (Filcams Terni): “Per questa vertenza c’è un movimento dei lavoratori che fino a qualche anno fa era impensabile. Ci si sta rendendo conto che il problema non è solo il salario, ma il futuro professionale della categoria. Va ripensato il ruolo del farmacista, la situazione va ragionata insieme alla Regione. La professione sta cambiando come il ruolo della farmacia e di questo Federfarma ed i farmacisti titolari sono da un lato consapevoli, ma dall’altro arroccati nei loro privilegi. Parliamo di un presidio fondamentale per il territorio vista l’attività di screening, telemedicina, analisi di laboratorio. Ripensare quindi la farmacia non solo come erogazioni di servizi, ma come alta professionalità e questo lo deve fare anche la politica. Va dunque regolamentato il rapporto con il lavoratore, riconoscendo l’aumento salariale come adeguamento al carovita. Alla Regione chiediamo dunque di aiutarci al riconoscimento del ruolo del farmacista”. AS


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