Regione Umbria - Assemblea legislativa


Informativa dell’assessora Simona Meloni sul decreto legislativo del Governo che prevede la cancellazione della figura della consigliera di parità sul lavoro

In sintesi

Sull’argomento approvata una Proposta di risoluzione della maggioranza (prima firmataria Sarah Bistocchi) che impegna l’Esecutivo regionale a mettere in atto tutte le azioni necessarie nei confronti del Governo centrale affinché tale provvedimento venga immediatamente ritirato

(Acs) Perugia, 5 marzo 2026 – Con 11 voti favorevoli della maggioranza e 7 contrari dell’opposizione, l’Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato una Proposta di risoluzione firmata dalle consigliere di maggioranza (Sarah Bistocchi-prima firmataria, Maria Grazia Proietti, Letizia Michelini-Pd; Bianca Maria Tagliaferri-Ud/Pp) che impegna la Giunta regionale a mettere in atto tutte le azioni necessarie nei confronti del Governo centrale affinché il decreto legislativo che prevederebbe la cancellazione della figura della consigliera di parità sul lavoro venga immediatamente ritirato.

A chiedere una informativa in merito alla assessora regionale di competenza, Simona Meloni, è stata la consigliera Maria Grazia Proietti (Pd) sottolineando che: “alla vigilia dell'8 marzo, mentre celebriamo gli 80 anni del voto alle donne, la premier Meloni e la ministra Roccella depositano contemporaneamente in Parlamento un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura della consigliera di parità sul lavoro. Una scelta sbagliata, che prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni per costruire invece una struttura centrale romana”.

Simona Meloni (assessore): “Di questo tema siamo venuti a conoscenza in questi giorni grazie ad una rete di amministratori nazionali, ovviamente stiamo tenendo la situazione sotto controllo. Sarebbe un colpo molto duro alla democrazia, ma soprattutto alla rappresentanza femminile, ma anche femminista nelle assise degli enti locali e quindi anche a livello regionale. Si tratta di una questione che riguarda il sistema delle politiche per le pari opportunità nel nostro Paese e, in particolare, il futuro della rete delle Consigliere e dei Consiglieri di Parità. Parliamo di una figura che non nasce per caso, ma affonda le sue radici in un principio molto chiaro della nostra Costituzione, dove (art. 37) si stabilisce che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni del lavoratore, e che le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua funzione familiare, assicurando alla madre e al bambino una speciale protezione. Sono parole che ancora oggi parlano con grande forza al nostro presente. Sappiamo bene che, nonostante i passi avanti compiuti, nel mondo del lavoro la piena parità non è ancora una realtà compiuta. Molte donne continuano a incontrare ostacoli lungo il proprio percorso professionale: nelle opportunità di crescita, nel riconoscimento delle competenze, nella possibilità di conciliare lavoro e responsabilità familiari. Sono situazioni che spesso non fanno rumore, ma che incidono profondamente sulla vita delle persone. Ed è proprio per questo che nel nostro ordinamento sono stati costruiti negli anni strumenti concreti di tutela e di promozione delle pari opportunità. Tra questi, un ruolo importante è svolto dalla figura della Consigliera di Parità. Si tratta di un presidio istituzionale che lavora ogni giorno sul territorio: accoglie segnalazioni, sostiene lavoratrici e lavoratori nei casi di discriminazione, promuove la cultura dell’uguaglianza nei luoghi di lavoro e dialoga con imprese, sindacati e istituzioni. È un lavoro spesso silenzioso, ma estremamente prezioso. Anche noi sosteniamo che prima di tutto c'è il merito, ma non dimentichiamoci che per essere presenti anche nelle istituzioni ci è voluta una legge che prevedeva le quote rosa, sulle quali possiamo anche disquisire e non essere d'accordo, ma di quella si è avuto bisogno per poter avere rappresentanza, preziosa per tutta la nostra società. In queste settimane è stato depositato in Parlamento uno schema di decreto legislativo collegato al recepimento di una direttiva europea che prevede una riorganizzazione di questo sistema. Il testo ipotizza, a partire dal 2027, la creazione di un nuovo Organismo nazionale per la parità, con sede a Roma, destinato a sostituire l’attuale rete delle consigliere e dei consiglieri di parità presenti a livello regionale e territoriale. Si tratta di una proposta attualmente all’esame del Parlamento e che ha già aperto un confronto nel Paese e tra le istituzioni. Il tema che si pone non è soltanto organizzativo. Il punto riguarda il rapporto tra dimensione nazionale e presenza territoriale nelle politiche di pari opportunità. Le discriminazioni nel lavoro non sono un fenomeno astratto. Accadono dentro le aziende, negli uffici, nelle professioni, nella vita quotidiana delle persone. E per affrontarle servono strumenti che siano vicini alle persone e ai territori. Le politiche per le pari opportunità funzionano quando riescono ad ascoltare, a intervenire e ad accompagnare chi si trova in difficoltà. Quando questi strumenti diventano troppo distanti, il rischio è quello di indebolire proprio quella capacità di prossimità che negli anni ha rappresentato uno dei punti di forza del sistema. Per questo molte Regioni stanno seguendo con grande attenzione il percorso parlamentare di questo provvedimento. Alla vigilia dell’8 marzo, e mentre il nostro Paese si avvicina agli ottant’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne, credo sia giusto ricordare che i diritti sono il risultato di un lavoro costante delle istituzioni e della società. E come donna, oltre che come amministratrice pubblica, sento forte la responsabilità di non dare mai per scontati i diritti conquistati. Non si tratta di alimentare contrapposizioni o di affrontare questi temi con uno sguardo ideologico. Si tratta piuttosto di garantire che il principio di uguaglianza previsto dalla nostra Costituzione possa trovare piena applicazione nella vita concreta delle persone. Per questo la Regione continuerà a seguire con grande attenzione l’evoluzione del provvedimento in Parlamento e a partecipare al confronto istituzionale che si svilupperà su questo tema, con l’obiettivo di garantire che gli strumenti di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori restino efficaci, accessibili e radicati nei territori”.

Sarah Bistocchi (Pd): “Ringrazio l’assessora Meloni per questa informativa importante ed urgente sulla quale presenteremo, come maggioranza, una proposta di risoluzione. Parliamo di un tema a noi molto caro, nella tutela e nel rispetto dei ruoli che per noi non sono il fine, ma il mezzo; non la meta, ma lo strumento, esattamente come il ruolo della consigliera di parità, a livello nazionale, regionale e territoriale. Ruoli e mezzi che perseguono il fine di promuovere e garantire l'effettiva applicazione dei principi di uguaglianza e non discriminazione nel lavoro, svolgendo funzioni di promozione e controllo dell'attuazione dei principi di uguaglianza, opportunità e non discriminazione, in un contesto sociale ed economico peraltro in cui ancora insistono purtroppo gravi, importanti disuguaglianze di genere, soprattutto nell'accesso al lavoro, nelle retribuzioni, nelle progressioni di carriera e nella conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro. È grave la proposta, depositata ieri in Parlamento tramite Decreto legislativo dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e dal Ministro Per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella che prevede la cancellazione della figura delle consigliere di parità regionali e locali oggi attive anche in Umbria, a livello regionale e a livello provinciale, sia nella provincia di Perugia che nella provincia di Terni, nella tutela delle pari opportunità e nel contrasto alle discriminazioni sul lavoro. È ancora più grave che la proposta provenga da due donne dimostrando che purtroppo non basta essere una donna per fare gli interessi, per raccontare le esigenze, per tutelare i bisogni di tutte le altre donne e ci dimostra che purtroppo non basta esercitare una leadership femminile , ma serve che quella leadership sia anche un po' femminista. Quindi la proposta è grave, ma soprattutto è provocatoria perché arriva alla vigilia, non di una giornata qualsiasi, ma della ‘Giornata Internazionale della Donna’, l'8 marzo, il che significa che, o non l’abbiamo capita o non la vogliamo celebrare. Dobbiamo puntare sui diritti, sono quelli per cui lottiamo ogni giorno e i diritti si conquistano nelle piazze, nelle stanze di partito, di tutti i partiti, nelle aule istituzionali, nelle mura domestiche, ma si conquistano anche attraverso i ruoli e il ruolo della consigliera di parità sul lavoro, compresa quella regionale, e comprese le due provinciali, svolgono un ruolo fondamentale che nessuno può e deve toccare, tantomeno il Ministro e il Presidente del Consiglio dei Ministri. È per questo che abbiamo presentato una proposta di risoluzione in cui chiediamo alla Giunta regionale di mettere in atto tutte le azioni necessarie nei confronti del Governo centrale affinché tale provvedimento venga ritirato immediatamente, proprio perché attraverso azioni di monitoraggio, segnalazioni, proposte, sensibilizzazione, la consigliera di parità contribuisce in modo concreto alla diffusione di una cultura del rispetto, dell'inclusione e della legalità. Temi che dovrebbero essere cari a tutti in quest'Aula e anche fuori di ogni appartenenza politica”. AS/


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