“Celebrazione del Giorno del Ricordo”
L’Aula di Palazzo Cesaroni approva due atti sullo stesso argomento: una proposta di risoluzione votata a maggioranza e una mozione votata all’unanimità.
(Acs) Perugia, 5 febbraio 2026 – L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato due atti sulla “Celebrazione del Giorno del Ricordo”: una proposta di risoluzione frutto del lavoro della Prima commissione consiliare, votata a maggioranza (11 voti favorevoli di Pd, AVS, M5S, Ud-Pp e 5 voti contrari di FdI, FI, Lega, Tp-Uc) e una mozione proposta da tutti i consiglieri di minoranza, prima firmataria Laura Pernazza (FI), votata all’unanimità, con Avs che non ha partecipato al voto. I due testi hanno avuto una discussione congiunta e una votazione separata.
Entrambi gli atti impegnano la Giunta regionale a “Celebrare il Giorno del Ricordo ogni 10 febbraio, attraverso attività di sensibilizzazione ed iniziative pubbliche in collaborazione con enti locali, istituzioni, scuole e università, al fine di diffondere la conoscenza storica degli eventi legati alle foibe e all’esodo giuliano-dalmata; a sostenere progetti educativi e di divulgazione nelle scuole umbre, coinvolgendo esperti, storici e testimoni, anche patrocinando viaggi della memoria nei luoghi simbolo delle tragedie avvenute lungo il confine; a favorire la realizzazione di eventi, convegni, mostre e produzioni audiovisive che raccontino la vicenda delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, anche in collaborazione con associazioni nazionali e locali; a valorizzare il contributo culturale, civile ed economico degli esuli istriani, fiumani e dalmati nella società italiana, ricordando il loro ruolo nella ricostruzione del tessuto civile ed economico del Paese; a condannare ogni forma di negazionismo e revisionismo storico che tenti di minimizzare o mistificare la tragedia delle foibe e dell’esodo, promuovendo un approccio rigoroso e basato sulla ricerca storica”.
La proposta di risoluzione, approvata dalla Prima commissione, fa seguito ad una mozione proposta dai consiglieri del Pd, Francesco Filipponi, Cristian Betti, Stefano Lisci, Letizia Michelini, Maria Grazia Proietti. Nell’atto di indirizzo si legge che “le vicende delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata si collocano nel complesso contesto della Seconda guerra mondiale e del crollo dei regimi totalitari europei. Le violenze note come foibe maturarono in un contesto segnato dalla guerra, dal collasso delle autorità statali tra il 1943 e il 1945, dalla repressione fascista nei territori del confine orientale, e dal movimento partigiano jugoslavo guidato da Josip Broz Tito, concorrendo a una fase di ingiustificate violenze di natura politica ed etnica”.
RELATORI
Illustrando la proposta di risoluzione in Aula, il presidente della Prima commissione Francesco Filipponi (Pd) ha detto che “nonostante le tante sedute dedicate a questo atto in Commissione non siamo riusciti ad arrivare ad un voto unitario. Cosa che auspico per oggi. Questo atto punta a rafforzare il ruolo della Regione nella promozione della memoria storica. Il lavoro svolto in Commissione ha inteso collocare questa iniziativa dentro una cornice storica equilibrata e rigorosa. Le vicende delle foibe e dell’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia rappresentano una delle pagine più dolorose del Novecento europeo, maturate nel contesto complesso della Seconda guerra mondiale, del crollo dei regimi totalitari e delle tensioni politiche ed etniche lungo il confine orientale. Una tragedia che per troppo tempo è rimasta ai margini della coscienza collettiva e che oggi, grazie anche all’istituzione del Giorno del Ricordo, trova finalmente uno spazio adeguato di riflessione e approfondimento. La proposta di risoluzione non ha un carattere meramente commemorativo, ma guarda soprattutto al presente e al futuro. Essa riconosce come fondamentale il ruolo delle istituzioni nel trasmettere la memoria alle giovani generazioni, affinché la conoscenza storica diventi strumento di consapevolezza, di dialogo e di rifiuto di ogni forma di violenza politica ed etnica. Riteniamo che questo atto rappresenti un segno di responsabilità istituzionale, capace di unire memoria e impegno civile, senza strumentalizzazioni, nel rispetto della complessità della storia e del dolore delle vittime”.
Il relatore di minoranza, Laura Pernazza (vicepresidente Prima commissione - FI) ha anche illustrato la mozione dei consiglieri di minoranza, di cui è prima firmataria. Per Pernazza “il Giorno del Ricordo è una ricorrenza che dovrebbe unire quest’Aula. In Prima commissione per circa un anno ci sono stati atti fermi con l'obiettivo di giungere ad una sintesi condivisa. Si è tentato di costruire un testo come momento di unità su una pagina tragica della nostra Nazione. Poi c’è stata una scelta politica netta, di procedere con una proposta di risoluzione autonoma della maggioranza che non concilia le diverse mozioni. Siamo arrivati a discutere oggi dopo oltre un anno di stallo in commissione, e l’Assemblea legislativa non ha promosso alcuna iniziativa istituzionale per celebrare il Giorno del Ricordo. La proposta di risoluzione presenta numerose criticità e finisce per spostare l’attenzione su una narrazione interpretativa che non possiamo condividere. Questa proposta rischia di dividere e riaprire una frattura che dovrebbe appartenere alla memoria del Paese. La presunta contestualizzazione dà una chiave interpretativa assolutoria, con il ricordo trasformato in assoluzione. Non compare mai la parola comunismo, non si ricorda l’ideologia che mosse i partigiani comunisti titini, ci si dimentica della pulizia etnica degli italiani. Sembra quasi che ci sia l’idea secondo cui le foibe sarebbero state una reazione comprensibile. Ma non furono uccisi solo i fascisti, ma cittadini comuni colpevoli solo di essere italiani. Non dobbiamo trasformare il contesto in un alibi. Il Giorno del Ricordo è una legge dello Stato italiano, che mette dine ad un vuoto di memoria durato oltre mezzo secolo. Come minoranza ci siamo limitati a sottoscrivere la mozione presentata dal presidente Filipponi in Commissione perché è un testo sobrio e rispettoso. Non vogliamo una memoria a geometria variabile, non può esserci una graduatoria morale delle sofferenze, il Giorno di Ricordo riconoscere tutta la storia: migliaia di italiani uccisi non per quello che avevano fatto ma per essere italiani. La proposta di risoluzione sposta il baricentro dal ricordo alla giustificazione. Ricordare le foibe significa essere dalla parte delle vittime. Giungere oggi a due votazioni separate non fa che avvalorare la tesi che questa giornata continua a dividerci. La maggioranza è vittima di AVS e delle sue prese di posizione”.
INTERVENTI
Fabrizio Ricci (AVS): “In commissione la minoranza ha deciso di non votare il testo Filipponi con un piccolo passaggio sulle responsabilità del fascismo. Fascismo che fin dal principio in quelle terre attuò un programma politico chiaro di snazionalizzazione slava che doveva portare alla cancellazione della cultura slovena e croata. Fino ad arrivare a un sistema di campi di concentramento per jugoslavi, tra cui quello a Colfiorito. Le vittime innocenti meritano la nostra memoria, ma il giusto ricordo non deve omettere il contesto, mescolando responsabilità, provando a mettere sullo stesso piano vincitori e vinti. La storia del confine orientale è dolorosa e complessa, estrapolare la tragedia delle foibe dal contesto fa solo revisionismo a buon mercato. Per questo abbiamo inserito quel passaggio nella risoluzione. Un passaggio chiaro. Non capisco cosa ci sia di non votabile in questa risoluzione. Non mettere questo passaggio non rende votabile la vostra mozione. Per questo non parteciperò al voto”.
Nilo Arcudi (Tp-Uc): “Il contesto non giustifica azioni di vendetta. Serve il rispetto della dignità umana. Non possiamo giustificare le vendette contro inermi cittadini italiani trucidati solo perché erano italiani. Le responsabilità sono sempre personali. Nessuna atrocità subita può giustificare una vendetta inaccettabile. Le parole dei diversi Presidenti della Repubblica aiutano a condividere questo dramma della nostra comunità. Capisco che il consigliere Ricci voleva contestualizzare e non giustificare”.
Eleonora Pace (FdI): “Ringrazio il presidente Filipponi e la consigliera Michelini perché in Prima commissione hanno cercato di trovare un compromesso. Ma alcune fasi della discussione hanno rappresentato uno dei momenti più bassi dal punto di vista istituzionale, con faziosità, silenzi imbarazzanti, ignoranza storica, con un approccio ambiguo di alcuni esponenti della sinistra che fino all’introduzione di questa ricorrenza avevano caratterizzato il silenzio che c’è stato per decenni. È necessario ribadire concetti che pensavamo fossero acquisiti. Con la legge del 2004 il Parlamento ha istituito questa giornata per recuperare la memoria di quello che accadde sul confine orientale. Anche la Regione Umbria partecipò con il proprio gonfalone. Alla fine della seconda guerra mondiale per l’Istria e la Dalmazia fu l’inizio di una tragedia, con 350mila italiani costretti a scappare e abbandonare le loro terre. Decine di migliaia morirono nelle foibe. E a Trieste ci furono 40 giorni da incubo sotto i titini, e poi 9 anni sotto governo militare alleato. Il 10 febbraio voleva recuperare un colpevole oblio e far conoscere una tragedia a chi sui libri di scuola non ha mai trovato nulla. Fondamentali furono le parole del presidente Napolitano, con il riconoscimento di errori e mistificazioni di certa parte politica. Senza dimenticare l’esodo di tanti italiani verso mete ignote, con oltre 100 campi profughi, famiglie divise, comunità spezzate, misere sistemazioni dove rimasero per anni. Con il treno della vergogna alla stazione di Bologna, dove gli furono negati perfino acqua e latte per neonati. Nelle foibe furono gettati fascisti e antifascisti purché fossero italiani. Purtroppo oggi come allora c’è chi dice che fosse normale, frutto del clima d’odio creato dal fascismo, una resa dei conti. Era quasi giusto che si pagasse secondo questa lettura. Non esiste una gerarchia della tragedia ma una memoria condivisa e comune che deve unire e non dividere. Ricordo il narnese Geppino Micheletti, coinvolto nella strage di Vergarolla, con oltre 100 morti di cui un terzo bambini. È giusto ricordare. Il Giorno del Ricordo è un evento di memoria dell’Italia tutta, capace di essere memoria condivisa. Non mi era mai capitato di vedere una divisione su questo tema. Per la divisione di oggi c’è un solo responsabile, un partito che fa parte di questa maggioranza che ha preso una posizione netta, chiara e che non ha inteso scendere a miti consigli per giungere a un atto condiviso. Tutto ciò dispiace, ha solo contribuito a scrivere una pagina triste della storia della Regione”.
Cristian Betti (Pd): “Voteremo a favore di entrambi gli atti. C’è stato un grande lavoro in Commissione nel cercare di produrre un documento unitario che potesse racchiudere tutte le sensibilità. La seconda guerra mondiale ha avuto anche code con eventi drammatici, ferite rimaste impresse anche nelle generazioni successive. Serve far conoscere certe vicende con il coinvolgimento delle scuole. È un bene che a un certo punto il presidente Napolitano abbia messo un punto di un nuovo inizio, ricominciando un’altra storia. A un certo punto le ferite vanno rimarginate. Per questo avremmo auspicato una risoluzione unanime. Però comprendiamo. Nella risoluzione c’è una riproduzione del contesto storico in cui si sono verificati questi fatti. La storia è cronaca oggi. Dobbiamo essere capaci di avere posizioni chiare e nette, anche nel condannare in maniera aperta quello che sta succedendo a Gaza”.
Stefano Lisci (Pd): “La consigliera Pace ha avuto un modo di parlare giusto e corretto. Ma dovrebbe avere lo stesso atteggiamento anche il nostro Governo di fronte a quello che sta succedendo a Gaza, dove si sta sterminando un popolo. Le cose del passato servono per non commettere errori nel presente e nel futuro. Oggi si commettono gli stessi errori. Non possiamo girarci dall’altra parte rispetto alle atrocità che ci circondano”.
Simona Meloni (assessore): “Voterò favorevole ad entrambi gli atti. La legge del 2004 ha istituito questo Giorno del Ricordo. E un emendamento del 2023 alla Camera ha istituito i viaggi della memoria per il 10 di febbraio per le scuole. Si tratta di una pagina tragica della storia. Forse potevamo arrivare ad un testo unico. La discriminazione politica va contro la nostra costituzione”.
Francesco De Rebotti (assessore): “Solo chi è saldo nella convinzione di conoscere in maniera sana la storia sa prescindere dalla storia. Esiste un ambito inesplorato che si chiama umanità, ci si commuove davanti alle vittime. In alcune fasi è bello ragionare di storia però a un certo punto si deve guardare alle vittime. Anche nei drammi del nostro oggi. Le vittime sono vittime a prescindere. Con convinzione voto i due atti”.
Maria Grazia Proietti (Pd): “Ci sono stati sforzi notevoli in Prima commissione per arrivare ad un testo unitario. È stato tentato tutto perché volevamo un voto unanime. Non ci siamo riusciti. Voterò a favore della mozione della minoranza. Il mio voto favorevole va verso quel lavoro di unione sulla storia che devono sfare le istituzioni . La storia troppe volte ha girato lo sguardo da un'altra parte. Convintamente voterò a favore di entrambi gli atti, a differenza della minoranza che ha votato contrario sulla risoluzione”. DMB/