Liquidazione Consorzio Crescendo
Audizione in Prima commissione sulla procedura
(Acs) Perugia, 19 gennaio 2025 – La Prima commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Francesco Filipponi, ha ascoltato in audizione Carmelo Campagna e Marco Agabiti, liquidatori del Consorzio Crescendo. Alla seduta ha preso parte anche un rappresentante di Sviluppumbria.
Dagli interventi è emerso che il Consorzio Crescendo è stato messo in liquidazione nel 2013, mentre nel 2014 l’assemblea dei soci ha approvato il piano di liquidazione, chiedendo di porre in essere una procedura di tipo conservativo, senza oneri a carico dei consorziati. I liquidatori, fin dall’inizio della procedura, si sono trovati ad affrontare la questione dell'ingente debito accumulato dal Consorzio nei confronti del sistema bancario: circa 10 milioni di euro, cifra elevata per un Consorzio così piccolo. Situazione che le banche hanno trattato insieme agli altri debiti del sistema regionale, che all’epoca erano di circa 200 milioni di euro coinvolgendo problemi legati, tra gli altri, ad Umbria Mobilità, Monteluce e Comunità Montane. Quindi i rapporti con il sistema bancario sono stati complessi fin da subito, anche perché all’arrivo dei liquidatori c’erano già circa cento decreti ingiuntivi a carico del Consorzio Crescendo.
I liquidatori, nel corso dell’audizione, hanno ricordato di aver evidenziato fin da subito che la soluzione scelta dai consorziati di procedere ad un realizzo di beni in maniera ragionata e per nulla affrettata, negando alla liquidazione risorse finanziarie idonee a sostenere proposte di transizione ai creditori, avrebbe reso incerti i tempi di definizione della procedura di liquidazione e avrebbe reso precario qualsiasi rapporto, con il rischio di subire azioni esecutive senza la possibilità di potervi fare fronte. Dopo le verifiche sono stati sistemati gran parte dei debiti. Rimangono alcune situazioni da affrontare in comuni come Baschi, Castel Viscardo, Alviano, San Venanzo, Fabro, Montecchio, Orvieto.
Dall’audizione è emerso come i tempi lunghi della liquidazioni sono principalmente dovuti alla scelta della modalità di tipo conservativo. Se la scelta deve essere altra, è necessario deliberare e decidere di cambiare. Ma per far questo servirebbe un effettivo impegno finanziario che nessuno, fino ad ora, ha voluto affrontare. Con le necessarie risorse a disposizione la liquidazione sarebbe facile da concludere. Un’altra anomalia è che sono coinvolti oltre 20 enti, a partire da Sviluppumbria e Provincia di Terni. La situazione di partenza era molto complicata, ma a distanza di così tanto tempo e dopo numerosi cambi di amministrazione, si è ritenuto opportuno aprire un confronto con la Commissione per attualizzare la vicenda. DMB/