AMBIENTE: VIA LIBERA DELLA SECONDA COMMISSIONE ALL’AGGIORNAMENTO DEL ‘PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE 2016/2021’ - ASCOLTATO DIRIGENTE AUTORITÀ DI BACINO DISTRETTUALE DELL’APPENNINO CENTRALE, PELILLO
Via libera della Seconda Commissione alla proposta della Giunta regionale circa l’aggiornamento del ‘Piano di tutela delle acque 2016-2021’. Sull’atto hanno votato favorevolmente i commissari di maggioranza, si sono astenuti due dell’opposizione, Morroni e Ricci, mentre ha votato contro Liberati (M5S). Approvato anche un emendamento bipartisan che recepisce il parere espresso del Cal, di prevedere cioè tempi maggiori per l’adeguamento da parte delle aziende del settore zootecnico per l’aggiornamento alle nuove norme in materia di tutela delle acque. Ascoltato in audizione il dirigente dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Remo PELILLO
(Acs) Perugia, 22 maggio 2018 – Via libera della Seconda Commissione, presieduta da Eros Brega, alla proposta della Giunta regionale circa l’aggiornamento 2016-2021 del Piano di tutela delle acque. Sull’atto hanno votato favorevolmente i commissari di maggioranza (Brega, Chiacchieroni, Leonelli, Rometti e Smacchi), si sono astenuti Morroni (FI) e Ricci (Misto-RpIc), mentre ha votato contro (“Ci sono situazioni fuori controllo che non vengono affrontate”) Liberati (M5S). Relatori in Aula saranno, per la maggioranza Eros Brega, per l’opposizione Andrea Liberati.
Gianfranco Chiacchieroni (Pd) è stato promotore di un emendamento, poi approvato, firmato poi in maniera bipartisan, che recepisce il parere espresso dal Cal. Chiede di prevedere tempi maggiori per l’adeguamento da parte delle aziende del settore zootecnico per l’aggiornamento alle nuove norme in materia di tutela delle acque. Si sono espressi positivamente la quasi totalità dei commissari ad eccezione di Liberati (astenuto) motivando la sua scelta per la “mancanza di un termine temporale certo” rispetto all’adeguamento alla nuova normativa da parte delle aziende zootecniche oltre che per “l’assenza di un supporto economico alle imprese”.
Il consigliere Roberto Morroni (FI) aveva chiesto al presidente della Commissione, Brega di posticipare il voto prevedendo ulteriori audizioni con altri soggetti direttamente interessati dall’aggiornamento del Piano. Richiesta non accolta con la spiegazione che, comunque, sull’atto si è già provveduto ad una partecipazione congrua, ma anche perché i tempi non sarebbero stati più procrastinabili rispetto al voto dell’Aula.
Ha preso parte alla riunione il dirigente dell’Ufficio studi e documentazione dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Remo PELILLO che ha subito detto di conoscere bene il Piano di tutela delle acque della Regione Umbria. Dopo aver spiegato che l’Autorità è un soggetto istituzionale di raccordo e coordinamento, ha aggiunto che “il Piano di gestione è costituito da un inquadramento generale che definisce azioni programmatiche a scala distrettuale sulla base delle quali azioni, successivamente, le Regioni esplicitano all’interno dei Piani di tutela le misure per attuare l’inquadramento. Nell’aggiornamento del Piano di gestione è stato sviluppato un discorso più articolato, organizzando un telaio strutturale sugli obiettivi e sulle misure, chiedendo poi alle Regioni, attraverso l’aggiornamento del Piano di tutela, di specializzarlo a livello territoriale e rispetto alle condizioni socio economiche dei territori. La legge ‘221/2015’ (Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali) posticipò di un anno, rispetto al Piano di gestione, l’approvazione dei Piani di tutela in modo tale che in questo arco di tempo le Regioni potessero avere il tempo di organizzare al meglio il quadro delle misure distrettuali e degli obiettivi specifici del singolo corpo idrico”.
Pelillo ha spiegato che nel maggio 2017, sulla base delle indicazioni dell’allora Comitato tecnico integrato, è stato redatto un parere trasmesso a tutte le Regioni del distretto in cui veniva fornito il parere sulle singole procedure di aggiornamento dei Piani di tutela. “La Regione Umbria - ha rimarcato -, in fatto di aggiornamento, sta arrivando prima al traguardo rispetto alle altre che stanno dando vita al processo di partecipazione pubblica e quindi alla definitiva approvazione”. Per Pelillo, l’obiettivo è il “completamento, entro il 2018 di tutti Piani di tutela rispettando così l’accordo del 2013 con la Commissione europea”. Il rappresentante dell’Autorità di Bacino ha spiegato di “aver differenziato alcune questioni specifiche per le Regioni, soprattutto per l’Umbria che rappresenta il nodo idrico non solo del bacino del Tevere, ma anche del distretto, poiché sul versante orientale è alimentata dalle acque dell’Appennino, trovandosi di fatto al centro dello stesso distretto. Abbiamo chiesto alle quattro Regioni maggiormente interessate, Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, attraverso una misura specifica, di trovare un accordo affinché questa risorsa non venga gestita in maniera autonoma, ma nell’ambito di un’intesa condivisa”.
Dopo aver risposto ad alcune domande dei commissari presenti, Pelillo ha fatto sapere che in questi giorni è stato avviato, grazie alla previsione di apposite risorse finanziarie, un progetto comune Umbria-Marche sulla dorsale umbro-marchigiana (da Bocca Trabaria ai Monti Sibillini) contando di estendere poi a Lazio ed Abruzzo un’altra intesa per quanto attiene la dorsale abruzzese. In questa maniera verrebbe raggiunto l’obiettivo prefissato con il Piano di gestione, di creare cioè un’intesa tra le quattro Regioni su come ripartire l’intera risorsa”.
SCHEDA SINTETICA DOCUMENTO: L’adeguamento del Piano di tutela delle acque (2016-2021) riguarda una rivisitazione delle aree sensibili e vulnerabili che ha portato a definire interventi nuovi e meno pesanti, concordati con le associazioni agricole, dei produttori e con le associazioni ambientaliste. L’obiettivo è quello di prevenire e ridurre l'inquinamento, proteggere le acque ad usi particolari, puntare ad usi sostenibili delle acque potabili, mantenere la capacità dei corpi idrici di sostenere comunità umane e animali. La misurazione della qualità delle acque avviene ora sulla base del ‘quadro ecologico” e non più soltanto delle analisi chimiche. La situazione complessiva, rispetto all’inquinamento, risulta migliorata, anche grazie ai grandi investimenti effettuati per fogne e depuratori. Il comparto privato e le industrie si sono adeguati ai nuovi parametri europei, permettendo di raggiungere parte degli obiettivi del vecchio Piano. Per quanto riguarda l’azoto si è registrata una riduzione del 32 per cento delle immissioni annuali nei corpi idrici. Circa la metà dei corpi idrici presenti sul territorio regionale risultano avere uno stato ecologico ‘buono’ mentre i rimanenti hanno uno stato ‘scarso’ o ‘insufficiente’”. AS/