Regione Umbria - Assemblea legislativa


BILANCIO TERNI: “PATRIMONIO IN SVENDITA ORA TOCCA ALLO STADIO LIBERATI. IN ARRIVO SEGNALAZIONI ALLA CORTE DEI CONTI” - NOTA DI LIBERATI (M5S)

In sintesi

Il capogruppo regionale del M5S, Andrea Liberati interviene sulla questione relativa al piano di riequilibrio finanziario del Comune di Terni. Secondo Liberati  “Pur di rientrare di enormi debiti, sprechi e favori di lunga data accordati agli amici degli amici, a Terni si aliena di tutto. E ora tocca allo stadio Liberati”.

(Acs) Perugia, 15 dicembre 2017 - “Pur di rientrare di enormi debiti, sprechi e favori di lunga data accordati agli amici degli amici, a Terni si aliena di tutto, dagli ex conventi alle Farmacie, dalle scuole alle Cascate delle Marmore, a molto altro: si svende la città intera. E ora tocca allo stadio Liberati”. Così il capogruppo regionale del M5S, Andrea Liberati, che interviene in maniera critica sulla questione relativa al piano di riequilibrio finanziario del Comune di Terni.

“Sullo stadio Liberati, allo stesso modo - aggiunge aggiunge l'esponente pentastellato -, anziché procedere con una sistematica manutenzione e riqualificazione, anziché rivolgersi al Credito Sportivo e ad altri istituti anche internazionali per sistemare profondamente l’impianto, ora si parla di possibile privatizzazione, facendo trapelare la notizia sui giornali. A questo punto è bene sgomberare subito il campo dai dubbi: questa amministrazione non ha i requisiti morali e materiali per gestire più un euro, figurarsi trattare con eventuali acquirenti rispetto a un patrimonio che è di tutti e che, se ben amministrato, comporterebbe solo esternalità positive. Sicuramente la misera condizione in cui versa da tempo questo fondamentale pezzo del patrimonio pubblico, anziché una svendita, merita una nutrita segnalazione (l'ennesima) alla Corte dei Conti. Ci si lamenta che mancano i soldi per riqualificare, ma i soldi, per gli amici, ci sono, e vengono ‘diversamente’ spesi, cioè spesso gettati”. 

Liberati ritiene che da interi lustri la politica a Terni “ingrassa anzitutto il circuito delle megacoop, dirottando loro, spesso in pieno accordo con la Regione, centinaia di milioni di euro nostri per un ventaglio di servizi che, invece, esclusivamente il pubblico avrebbe dovuto svolgere, creando al contempo pure una massa di consenso artificioso, coartato attraverso il velato o palese ricatto esercitato nei confronti dei lavoratori precari ivi assunti da soggetti legatissimi alla vecchia politica. Si è superato ogni limite con questa gigantesca economia parallela – sottolinea Liberati -, figlia di un approccio molto sbarazzino nei confronti della res publica. A ciò si aggiungano l'assenza di cultura e di qualsiasi autentico e disinteressato amore per la città, il tutto condito dal più sprezzante senso di impunità: ecco perché adesso salta il banco”.

Secondo l'esponente pentastellato “vendere lo stadio, con le relative pregiatissime aree, ci riporta indietro, a un film già visto negli anni di Agarini e della sua Città dello Sport: null’altro che una speculazione urbanistica, fatta di palazzine e centri commerciali. Non dimentichiamo, infatti, che la zona dello Stadio resta davvero appetibile e fortemente speculativa. La storia, da sempre magistra vitae, insegna che una variante urbanistica non si nega a nessuno, specialmente se l’istante sa tirare quattro calci al pallone. Poi, ottenuta la variante, venduto il progetto, il faccendiere di turno se la potrà godere, mentre il pubblico resta col nulla tra le mani, magari pure senza stadio, frattanto ulteriormente degradato o persino demolito. Fanno tremare i polsi simili operazioni, a scatola chiusa, prive della minima condivisione, gestite da personaggi squalificati, con un Comune alla canna del gas e in cerca solo della prossima elemosina. Si prefigurano danni aggiuntivi alla città.”

“A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina – conclude Liberati -: sullo stadio locale, dunque, si coinvolgano subito Coni e istituti di credito nazionali e internazionali, senza dar vita all’ennesimo sfregio contro il patrimonio cittadino”. RED/


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