POLITICA INTERNAZIONALE: CONVEGNO A PALAZZO CESARONI SU “IL CONFLITTO SIRIANO (SCENARI E FUTURE PROSPETTIVE)”
(Acs) Perugia, 29 novembre 2017 - “Quanto accade nel Medioriente deve essere seguito con attenzione da parte di tutti i livelli istituzionali italiani ed europei perché solo con delle conoscenze corrette dei fenomeni in atto si potranno trasformare delle crisi in opportunità positive. Ciò vale ancor più riguardo al tema di oggi, quello del conflitto siriano”: lo ha detto il vicepresidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria Marco Vinicio Guasticchi, introducendo i lavori del terzo e ultimo appuntamento sulle problematiche geopolitiche ed economiche nell'area del Mediterraneo, intitolato “Il conflitto siriano (scenari e future prospettive)”. L'iniziativa è dello stesso Guasticchi, con il patrocinio dell'Assemblea legislativa dell'Umbria.
Oltre a Guasticchi sono intervenuti: Mimmo Srour, responsabile Psi per Politiche Mediterraneo, Paolo Vinti-ex presidente dell'Ordine degli architetti di Perugia; Gianni Drisaldi, consigliere dell'Ordine degli ingegneri di Perugia; Fabio Bianconi, Università degli Studi di Perugia; Marco Filippucci, Università degli Studi di Perugia.
Dal convegno è emerso che la Siria, dopo un periodo di grande conflittualità provocato dall'attacco dell'estremismo islamico, potrebbe ripartire da una fase di ricostruzione in cui anche l'Italia potrebbe avere un ruolo, così come lo ha avuto per anni, prima della crisi. La ricostruzione dei paesi, dei villaggi, dei monumenti siriani, rappresentano una sfida enorme, che dovrebbe fungere da modello per tutti i Paesi dell’area più o meno devastati dalla guerra.
INTERVENTI
MARCO VINICIO GUASTICCHI (vicepresidente dell'Assemblea legislativa): “Abbiamo organizzato questo ciclo di conferenze proprio per capire i fenomeni che caratterizzano questa parte importante del Mare nostrum. NON POSSIAMO PENSARE DI VIVERE IN UN PAESE OCCIDENTALE COSÌ ESPOSTO A QUALSIASI EVENTO CHE COLPISCA IL NORD AFRICA, SENZA CERCARE DI COMPRENDERE QUELLO CHE ACCADE NEL MEDIO ORIENTE, perché qualsiasi goccia che cade lì per noi si trasforma in uno tsunami. Non possiamo solo limitarci a cercare di capire il fenomeno alla fine, vedendo che le nostre imprese non hanno più la possibilità di lavorare in Medio Oriente, vendendo quello che accade con i rifugiati, con una strategia tesa a creare problemi se l'Italia non viene aiutata dall'Europa. L'Umbria diventi un punto di riferimento per il dialogo tra tutte quelle realtà del Medio Oriente fortemente in lotta tra di loro. Partendo dallo spirito francescano che ci caratterizza, la nostra Regione può diventare la terra del confronto tra i soggetti in conflitto nel Mediterraneo”.
MIMMO SROUR (responsabile Psi per Politiche Mediterraneo): “Pensare in positivo, in vista della fine della crisi grazie alla sconfitta dell'Isis in Iraq e Siria. Russia, Turchia e Iran si stanno accordando sul dopo guerra, anche se ancora la gente continua a morire. È comunque TEMPO DI PENSARE ALLA RICOSTRUZIONE DEL PAESE, L'ITALIA PUÒ AVERE UN RUOLO, ANCHE SE SARANNO ALTRI GLI STATI AD AVERE UN RUOLO PREVALENTE. L'Italia per anni, prima della crisi, è stato il primo partner europeo della Siria. Le università italiane hanno fatto un lavoro eccezionale in quelle zone e l'Università di Perugia potrà svolgere un ruolo significativo. Gli italiani hanno una esperienza nella ricostruzione, anche culturale, che può essere messa a frutto in Siria, un Paese che è sempre stato laico e che ha subito un attacco devastante dall'estremismo islamico”.
PAOLO VINTI (ex presidente dell'Ordine degli architetti di Perugia) ha ricordato “la nascita dell'Unesco nel 1954 con lo scopo di tutelare la cultura delle diversità dei popoli contro la barbarie delle guerre, contro le distruzioni intenzionali dei patrimoni culturali ed artistici. Una guerra di religione si combatte prima di tutto abbattendo i simboli del nemico. In un mondo della Rete del Web i luoghi tornano ad avere una importanza fondamentale per connotare e per ritrovare una propria necessaria identità. Alla perdita dei luoghi corrisponde la perdita di identità degli uomini. Proprio per questo la distruzione di una città, di un tempio, di un simbolo costituiscono la più grave perdita per chi in esso si identifica e riconosce. Dalla storia abbiamo appreso che questi eventi possano essere non solo distruttivi, ma rigenerativi, trasformativi, di rinnovamento, rinascimento, reinvenzione. La distruzione di città ad opera del nemico è una azione molto più violenta della distruzione materiale di case ed edifici pubblici, rappresenta la volontà, e a volte la reale distruzione di un popolo cancellandone proprio la memoria. Al contrario la tutela, la conservazione, la ricostruzione di esso costituisce la sfida di una cultura per continuare ad esistere e progredire. Oggetto della ricostruzione non sono solo le pietre in quanto tali, ma è la ricostruzione di una comunità, di una cultura che rinascerà dalla distruzione più o meno marcata di ciò che era. Sarebbe un grave errore far calare dall’alto inimmaginabili progetti di stile internazionale o che non raccolgano le istanze, la partecipazione dei cittadini. LA RICOSTRUZIONE DEI PAESI, DEI VILLAGGI, DEI MONUMENTI SIRIANI, RAPPRESENTANO UNA SFIDA ENORME, CHE DOVREBBE FUNGERE DA MODELLO PER TUTTI I PAESI DELL’AREA PIÙ O MENO DEVASTATI DA UNA SPIETATA E BARBARA GUERRA”.
FABIO BIANCONI (Università degli Studi di Perugia) ha parlato di 'disegno dello spazio urbano fra ricerca e modello'. “Anche a livello di progetto urbano – ha detto -, è necessario trovare un fondamento scientifico nel reperimento e nell'analisi di dati, fasi che indirizzano l'interpretazione ideativa. Il rilievo e la rappresentazione in generale, forti delle potenzialità offerte dalla rivoluzione digitale, si mostrano pertanto come gli strumenti necessari per strutturare le ipotesi fondative della trasformazione urbana, con analisi che aumentano il loro impatto se correlate ad una relazione dinamica della comunità nel codesign dei propri territori”.
MARCO FILIPPUCCI (Università degli Studi di Perugia) ha parlato della 'immagine della città. Analisi e interpretazioni'. “La centralità della percezione nell'ambiente urbano - ha spiegato - si traduce operativamente nell'indicare e nell'identificare i luoghi e il loro carattere, per attivare quei processi di riappropriamento generati attraverso la cultura insita anche nell'architettura e nella città. Progettare per l'occhio significa semplificare le relazioni, costruire strategie per esplicitare e comunicare i valori del luogo”.
Entrambi i docenti, Bianconi e Filippucci, che coordinano anche il Laboratorio internazionale di ricerca sul paesaggio d'Ateneo, hanno presentato le coordinate degli studi teorici su tali temi integrate e verificate in sperimentazioni applicative, che partono dagli studi sul patrimonio dei beni culturali architettonici e urbani della nostra cultura per arrivare anche a ambiti di spontaneismo propri della periferia, secondo un approccio analitico testato anche nei percorsi di rigenerazione urbana promossi da Comune di Perugia su Fontivegge. In tale contesto la scuola italiana, da sempre attenta ai temi del rilievo e del restauro, mostra il valore essenziale di un approccio analitico e culturale volto a comprendere le logiche dell'evoluzione dei luoghi. Una tale lettura del paesaggio permette allora di portare a ripensare non solo forme, ma soprattutto relazioni fra costruito e popolazione, di indagare sul genius loci che è a fondamento della sostenibilità del costruire. Al centro si pone così l'uomo, nella necessità statuaria dell'architettura di essere funzionalmente solo un arte positiva, di fornire valori di speranza, principale fine della ricostruzione di un paesaggio ferito nei suoi luoghi e nella sua identità, che può essere ritrovata anche sotto la coltre delle macerie belliche.
GIANNI DRISALDI (consigliere dell'Ordine degli ingegneri di Perugia): “IN UNA RICOSTRUZIONE CHE RIPARTE DA ZERO ASSUMONO GRANDISSIMA IMPORTANZA LE INFRASTRUTTURE E RETI. In questo modo vengono predisposti e realizzati vantaggi per i cittadini, ma anche per gli stessi gestori dei servizi. L'obiettivo deve essere quello di compiere un grande salto qualitativo per compensare il gap esistente tra certi Paesi ed altri più sviluppati sotto questo profilo. La ricostruzione va prevista dunque in una città già cablata, con distribuzione più omogenea dell'energia elettrica, con una accurata ed intelligente illuminazione pubblica, anche a garanzia di una migliore sicurezza, ma anche con reti idriche e fognarie idoneee per evitare sprechi ed inquinamento. Si tratta di una modalità di ricostruzione, di fatto, già messa in atto per la ricostruzione del sisma del 1997”. PG/AS/DMB
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