POLITICA: “L'ITALIA RICOMINCI DALLA FORMAZIONE POLITICA E DA PERSONE PREPARATE, CON SPESSORE CULTURALE E VALORI ETICO POPOLARI”- NOTA DI RICCI (RP)
“Emerge in questi giorni la fragilità politica del sistema odierno, dove non si guarda più al bene comune concreto ma a provvedimenti immediati, per un consenso virtuale, da monetizzare subito alla prima occasione elettorale. Con questo referendum istituzionale, forse, tutto questo si è concluso e le persone ci hanno fatto capire che sanno ben distinguere i fatti concreti, reali, dalle promesse, e vanno a votare numerosi per difendere i valori essenziali dello Stato”: lo dice il consigliere regionale Claudio Ricci.
(Acs) Perugia, 9 dicembre 2016 - “I vecchi comunisti e democristiani avevano molti difetti ma, prima di andare in Parlamento o al Governo, ti facevano fare un percorso di formazione: consigliere comunale, sindaco, consigliere provinciale o regionale e poi parlamentare. Erano anni in cui si imparava tecnica, cultura amministrativa e politica, nonché etica e senso dello Stato. Soprattutto c'era poca televisione e molti incontri con le persone e in piazza, con l'ottima sintesi simbologia guareschiana di Peppone e Don Camillo”: lo dice il consigliere regionale Claudio Ricci (Rp).
“Poi – prosegue - la cultura del tutto e subito, da nulla a fare il ministro, con intere classi dirigenti che si sono formate in televisione e nelle guerre fra gruppetti politici. Alla fine emerge, in questi giorni, la fragilità politica del sistema odierno dove non si guarda più al bene comune concreto ma a provvedimenti immediati, per un consenso virtuale, da monetizzare subito alla prima occasione elettorale. Con questo referendum istituzionale forse, tutto questo si è concluso e le persone ci hanno fatto capire che sanno bene distinguere i fatti concreti, reali, dalle promesse, e vanno a votare numerosi per difendere i valori essenziali dello Stato e della Costituzione”.
“Ora, proprio ripartendo dalla formazione della classe dirigente e politica del Paese, occorre andare al cuore dei problemi italiani: meno sprechi (rispetto agli 827 miliardi di euro di spesa pubblica all'anno) per avere una legge finanziaria almeno di 60 miliardi di euro (il doppio dell'attuale) e poter investire in sviluppo, più sostegni sociali e meno tasse; ridurre a zero la burocrazia con l'auto certificazione senza limiti (si producono, all'anno, 13 milioni di certificati inutili i quali pesano, sulle attività, per il 4 per cento del bilancio); una nuova assemblea costituente per migliorare la Costituzione, tutelandola negli aspetti essenziali, e ridisegnare, in modo organico e non a pezzi il sistema Comuni, aggregazione di Comuni, Province/Regioni e Stato. Servono persone di spessore istituzionale e culturale al servizio del Paese, e rispettosi dello Stato, che poi siamo tutti noi, e non atteggiamenti da giovani un po' viziati, forse arrivati al potere senza il necessario cammino di crescita, che hanno portato ai risultati reali attuali (non bastano le parole giovani e cambiare per fare bene). Per il resto meglio Guareschi, con Peppone e Don Camillo, e anche (malgrado tutto) la cultura politica dei vecchi Democristiani e Comunisti. Tanta televisione e comunicazione se, fragile e con pochi contenuti concreti, non riesce più (come dagli anni ottanta ad oggi) ad incantare nessuno: forse i Social Network ci stanno rimandando nelle piazze, anche reali, e nei luoghi normali a discutere e decidete per il bene comune”. RED/pg