Regione Umbria - Assemblea legislativa


POLITICA: “DARE RISPOSTA NON SOLO AI BISOGNI PERSONALI MA ANCHE A QUELLI COLLETTIVI” - L'ATTUALITÀ DELLA 'RERUM NOVARUM' NELLA SOCIETÀ DI OGGI SECONDO DE VINCENZI (RP)

In sintesi

“Se l'uomo, se la famiglia, entrando a far parte della società civile, trovassero nello Stato non aiuto, ma offesa, non tutela, ma diminuzione dei propri diritti, la civile convivenza sarebbe piuttosto da fuggire che da desiderare. È dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia. La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana”: sono le parole della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, che il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (gruppo Ricci presidente) sceglie di utilizzare per “una critica alla società attuale”.

(Acs) Perugia, 21 maggio 2016 - “Se l'uomo, se la famiglia, entrando a far parte della società civile, trovassero nello Stato non aiuto, ma offesa, non tutela, ma diminuzione dei propri diritti, la civile convivenza sarebbe piuttosto da fuggire che da desiderare. È dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia. La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana”: sono le parole della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, che il consigliere regionale Sergio De Vincenzi (gruppo Ricci presidente) sceglie di utilizzare per una critica alla società attuale, nelle sue diverse componenti “dove il disagio aumenta continuamente – sottolinea De Vincenzi - e i giovani sono alle prese con emergenze sociali ed economiche, dipendenze vecchie e nuove, mutamenti abnormi dei sistemi educativi che introducono la teoria del gender ai più piccoli, imposizione di diritti civili a scapito di quelli personali e collettivi, mentre si disgrega quel che fino ad oggi è stato il cardine della società italiana, la famiglia, come dimostrato dal fatto che il 75 per cento dei figli proviene da nuclei separati”.

“Ha compiuto 125 anni in questo mese di maggio la Rerum Novarum di Papa Leone XIII, vescovo di Perugia per trentuno anni – ricorda De Vincenzi – ma, per la sua attualità, di certo non li dimostra. Gli umbri dovrebbero leggerla almeno una volta, mentre politici e imprenditori dovrebbero approfondirla con attenzione per trarne spunti di riflessione, magari di revisione della propria azione, ma certamente trarne ispirazione per possibili soluzioni ai problemi contemporanei della società e dell’economia”.

"La Rerum Novarum – prosegue - è solo la più nota delle ottantasei encicliche del primo Papa dopo la caduta del potere temporale della Chiesa. Encicliche, è bene ricordarlo, che aprirono la Chiesa alle novità e ai problemi della modernità e dell’azione socio-politica dei cattolici tutti, ma in particolare di quelli italiani. Per un esempio della valenza e dell’attualità del pensiero leonino in tema di giustizia sociale è sufficiente prendere questo stralcio dell’enciclica: 'Principalissimo poi tra questi doveri è dare a ciascuno il giusto salario. Il determinarlo secondo giustizia dipende da molte considerazioni, ma in generale si ricordino i datori di lavoro che le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi il dovuto salario è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio'. A far da contraltare si pongono però le parole: 'Obblighi di giustizia, quanto al proletario e all'operaio, sono questi: prestare interamente e fedelmente l'opera che liberamente e secondo equità fu pattuita; non recar danno alla roba, né offesa alla persona dei padroni; nella difesa stessa dei propri diritti astenersi da atti violenti, né mai trasformarla in ammutinamento; non mescolarsi con uomini malvagi, promettitori di cose grandi, senza altro frutto che quello di inutili pentimenti e di perdite rovinose'”.

“Ma – continua De Vincenzi - cosa sta accadendo oggi? Che fine hanno fatto i progressi che, anche grazie alla Rerum Novarum e a tanti politici e imprenditori avveduti, la società italiana aveva perseguito e in parte raggiunto nei decenni passati? Gli eventi contingenti assegnano alle parole scritte da Papa Leone XIII autorevolezza e concretezza nuove, assieme alla condivisibilità anche da parte di chi non si professa cattolico. Parole che peraltro, a testimonianza di un insegnamento immutato della Chiesa, riecheggiano in tante precisazioni e discorsi dello stesso Papa Francesco”.

“Quindi – prosegue - la visione di Papa Leone XIII del ruolo dello Stato e della famiglia: 'Se l'uomo, se la famiglia, entrando a far parte della società civile, trovassero nello Stato non aiuto, ma offesa, non tutela, ma diminuzione dei propri diritti, la civile convivenza sarebbe piuttosto da fuggire che da desiderare. È dunque un errore grande e dannoso volere che lo Stato possa intervenire a suo talento nel santuario della famiglia. … La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana'. Cosicché tutte le alterazioni che si dovessero arrecare alla famiglia e al ruolo dello Stato si tramuterebbero inevitabilmente in 'confusione e scompiglio … in tutti gli ordini della cittadinanza, e quale dura e odiosa schiavitù nei cittadini. Si aprirebbe la via agli asti, alle recriminazioni, alle discordie: le fonti stesse della ricchezza, inaridirebbero, tolto ogni stimolo all'ingegno e all'industria individuale: e la sognata uguaglianza non sarebbe di fatto che una condizione universale di abiezione e di miseria'”.

“Ma anche la Chiesa – sottolinea De Vincenzi - ricevette dal Papa parole chiare e inequivocabili a definire linee di condotta e d’azione per il bene spirituale ma anche comune del popolo: 'essa non lascerà mancare mai e in nessun modo l'opera sua, la quale tornerà tanto più efficace quanto più sarà libera, e di questo devono persuadersi specialmente coloro che hanno il dovere di provvedere al bene dei popoli. Vi pongano tutta la forza dell'animo e la generosità dello zelo i ministri del santuario; e guidati dall'autorità e dall'esempio vostro, venerabili fratelli, non si stanchino di inculcare a tutte le classi della società le massime del Vangelo; impegnino le loro energie a salvezza dei popoli, e soprattutto alimentino in sé e accendano negli altri, nei grandi e nei piccoli, la carità, signora e regina di tutte le virtù. La salvezza desiderata dev'essere principalmente frutto di una effusione di carità; intendiamo dire quella carità cristiana che compendia in sé tutto il Vangelo e che, pronta sempre a sacrificarsi per il prossimo, è il più sicuro antidoto contro l'orgoglio e l'egoismo del secolo'”.

“In conclusione, l'attualità di questa enciclica non nasce tanto dalle situazioni e dai problemi che affronta quanto dall’aver trattato della natura dell'uomo e della sua vita che, a dispetto del pensiero comune, e nonostante il cambiamento delle condizioni storiche, sociali, culturali ed economiche, è sempre simile nei fondamentali in ogni frangente storico e come tale impone la necessità di risposte a domande di senso e di azione che non solo riguardano l’esistenza personale ma anche quella collettiva del singolo contesto sociale che dell’intero popolo”. RED/pg


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