ASILI: “CON LA CHIUSURA DEL 'CAVOUR' NECESSARIO RIVEDERE IL SISTEMA DI SUSSIDIARIETÀ A CITTÀ DI CASTELLO” - NOTA DI LIGNANI (FDI) “REGIONE E COMUNE SIANO PROTAGONISTI IN PROCESSO DI SEMPLIFICAZIONE”
Il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d'Italia) denuncia che con la chiusura dell’asilo Cavour “finisce un pezzo di storia di Città di Castello, soprattutto per un meccanismo di gestione obsoleto”. Per Lignani servirebbe un “processo, con Regione e Comune protagonisti, finalizzato a semplificare il tutto in un unico ente di sussidiarietà orizzontale: un ente snello, con uno statuto chiaro, che elimini le zone grigie”.
(Acs) Perugia, 19 febbraio 2015 – “La chiusura dell’asilo tifernate Cavour sembra ormai cosa fatta, almeno nella sua sede storica. Finisce un pezzo di storia della città, soprattutto per un meccanismo di gestione obsoleto, che vede intrecciarsi - senza ruoli puntualmente definiti - l’Amministrazione comunale di Città di Castello, l’Opera Pia Cavour e Banca Intesa (proprietaria dell'immobile)”. È quanto dichiara il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d'Italia).
“Per il momento – spiega Lignani Marchesani - è stata sancita soltanto la fine della sezione di scuola paritaria, mentre è confermata per gli anni prossimi la presenza di due sezioni di asilo pubblico. Sorgono però domande, alcune anche drammatiche: in primis sullo stato di manutenzione dell'immobile, che non garantirebbe la sicurezza dei bambini, visto che l’ente proprietario non intende investirci sopra. Infatti l'asilo dovrebbe trasferirsi armi e bagagli nelle vicinanze dell’ospedale, dato che l’Opera Pia ha acquistato in quell’area un terreno ad hoc. Ma in questo contesto, rimanendo un asilo esclusivamente pubblico, che senso ha il restare in vita di un'Opera Pia, titolare di numerosi beni finalizzati proprio alla cura formativa dell'infanzia?”.
“La Regione infatti – prosegue il consigliere regionale - ha provveduto con propria legge ('26/2014) a regolare queste istituzioni, che hanno tutte dei datati presupposti di natura storica, prevedendone lo scioglimento e la destinazione dei beni ai Comuni nel caso venissero meno le finalità delle stesse. Un'ipotesi a questo punto concreta, che deve però essere vista come una opportunità: se da un lato non è auspicabile che il pubblico sciolga enti e si appropri di beni spesso donati da benefattori per nobili finalità, dall'altro è assai importante che questi enti emergano dalle nebbie di gestioni spesso incentrate su poche famiglie, che si trasmettono incarichi per passaggi generazionali”.
“Si potrebbe dunque – conclude Lignani Marchesani - iniziare proprio da Città di Castello un processo che veda Regione e Comune protagonisti, finalizzato a semplificare il tutto in un unico ente di sussidiarietà orizzontale che faccia anche positiva massa critica nella gestione economica. Un ente snello, con uno statuto chiaro, che elimini le zone grigie che stanno portando, nel caso tifernate, alla fine di una storia nobile ed al rischio - ancora in essere - di far vivere i bambini, per un periodo di tempo indefinito, in un ambiente non totalmente sicuro”. RED/dmb