Regione Umbria - Assemblea legislativa


CONSIGLIO REGIONALE (1): L'ASSEMBLEA APPROVA IL PROGRAMMA DI POLITICA PATRIMONIALE 2014/2016 PREDISPOSTO DALLA GIUNTA – SÌ ANCHE A DUE RISOLUZIONI SU EX CASE CANTONIERE E MAGAZZINO DI SOLOMEO

In sintesi

L'Assemblea legislativa dell'Umbria ha approvato questa mattina il “Programma di politica patrimoniale per il triennio 2014/2016” predisposto dall'Esecutivo di Palazzo Donini. Gli immobili di proprietà della Regione Umbria sono 707 e comprendono fabbricati e complessi immobiliari il cui valore stimato è pari a 292milioni di euro mentre per quanto riguarda i terreni si calcola un patrimonio pari a 257mila metri quadrati per un valore di 109milioni. Insieme all'atto amministrativo sono state approvate due risoluzioni sul riutilizzo delle ex case cantoniere e sui beni conservati nel magazzino regionale di Solomeo.

(Acs) Perugia, 28 ottobre 2014 – Riprendendo i lavori sospesi la scorsa settimana, l'Assemblea legislativa ha approvato oggi, con 16 voti favorevoli della maggioranza e il voto contrario degli 8 consiglieri dell'opposizione di centrodestra il “Programma di politica patrimoniale per il triennio 2014/2016” predisposto dall'Esecutivo di Palazzo Donini. Insieme all'atto amministrativo sono state approvate due risoluzioni, entrambe di iniziativa del consigliere Dottorini (Idv), sul riutilizzo delle ex case cantoniere per uso sociale e turistico (18 sì, maggioranza + Cirignoni (Up-Ncd) e 7 no), e sul trasferimento ai Comuni dei beni conservati nel magazzino regionale di Solomeo (25 sì).

Dal programma triennale di politica patrimoniale emerge che gli immobili di proprietà della Regione Umbria sono 707 e comprendono fabbricati e complessi immobiliari il cui valore stimato è pari a euro 292milioni di euro mentre i terreni si estendono per 257mila metri quadrati, per un valore stimato di euro 109milioni. Per la valorizzazione del patrimonio regionale sono state avviate procedure di vendita attraverso internet mentre i beni utilizzabili per sostenere progetti di sviluppo e turistici o per l'agricoltura sociale resteranno di proprietà pubblica. Prevista poi la razionalizzazione di tutte le sedi e gli uffici della Regione: quelli situati nella città di Terni verranno temporaneamente trasferiti all'interno del Centro Multimediale mentre quelli di Perugia sono stati accorpati all'interno di strutture di proprietà della Regione.

LE RELAZIONI.
Il relatore di maggioranza, Oliviero Dottorini (Idv), nella scorsa seduta ha illustrato l'atto evidenziando che esso punta al “riuso e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare della Regione, attraverso azioni efficaci e strategiche come il rafforzamento e lo sviluppo del sistema informativo integrato del demanio e del patrimonio regionale, il consolidamento del quadro normativo regionale di riferimento anche in un’ottica di snellimento dei procedimenti amministrativi nell’ordinamento regionale al fine di migliorare e facilitare i rapporti tra cittadini, imprese e istituzioni, l’utilizzo del patrimonio immobiliare a supporto di reali prospettive di trasformazione e sviluppo economico del territorio. E quindi il sostegno a progetti di rilevanza socioeconomica, come la legge regionale '3/2014', istitutiva tra l’altro del banco della terra, e di proposte scaturite in sede di discussione nella stessa Commissione, come la possibilità di assegnare le ex case cantoniere a enti locali o associazioni per sviluppare filiere turistiche e di sviluppo. In questo caso la Regione valuterà le proposte che giungeranno dai territori, dalle amministrazioni e da soggetti associativi, in assenza di progetti credibili si procederà all’alienazione.
IL PATRIMONIO REGIONALE. Dal 2010 un ruolo fondamentale nella valorizzazione del patrimonio regionale è stato affidato a Sviluppumbria, che in base alla convenzione rinnovata nel 2013 ha effettuato una ricognizione del patrimonio immobiliare della Regione definendo una riclassificazione per categorie degli immobili stessi, confezionando pacchetti tematici con le relative azioni, modalità e strumenti per la loro promozione sul mercato. Grazie a questo lavoro sappiamo che gli immobili di proprietà della Regione Umbria sono 707, e comprendono fabbricati e complessi immobiliari il cui valore stimato a fine 2013 è pari a 292milioni di euro mentre per quanto riguarda i terreni possiamo calcolare un patrimonio pari a 257mila metri quadrati per un valore stimato di 109milioni. Oltre alle procedure di censimento, aggiornamento tenuta atti e scheda dei beni è stato elaborato uno specifico studio di promozione e marketing del patrimonio immobiliare regionale, che come risultato ha portato alla realizzazione, prevista per fine anno, della vetrina immobiliare, strumento informatico per la promozione dei beni considerati alienabili, ricompresi nel protocollo stipulato tra la Regione e la Cassa Depositi e Prestiti, e che in futuro vuole rappresentare il principale strumento informatico attraverso il quale promuovere e mettere all’asta i beni della Regione.
SEDI REGIONALI. Nel palazzo del Broletto, a Perugia, è stata allocata la soppressa agenzia regionale Arusia, i servizi regionali ubicati a palazzo Fioroni e il centro stampa: ad oggi tutti i servizi regionali a Perugia sono dislocati in immobili di proprietà dell’Ente, fatta eccezione per la sede che ospita il Centro per le pari opportunità per il quale si prevede un rinnovo del canone di locazione con concreta diminuzione dei costi. Tutto questo ha prodotto risparmi calcolabili in circa 800 mila euro. Le sedi di Terni, attualmente dislocate in due immobili in locazione, col canone annuo di 347mila euro: verranno accorpate e trasferite all'interno del Centro Multimediale (con un risparmio del 20 per cento sul canone annuo), in vista della definitivo sistemazione all'interno di un edificio pubblico ancora da individuare.
IL DEPOSITO DI SOLOMEO. L'archivio regionale sarà trasferito a causa della disdetta del contratto di locazione. Sono state attivate azioni e manifestazioni di interesse per individuare una struttura idonea al trasferimento e al trasloco dei beni conservati: attualmente la Regione sostiene un costo relativo al canone annuo pari a oltre 181mila euro per una struttura di circa 5mila metri quadrati. Il complesso è stato oggetto di un sopralluogo da parte della Prima Commissione consiliare durante la quale è stato possibile constatare, da un lato, la precisa e bene organizzata archiviazione dei volumi e dei beni relativi alla parte dell’archivio regionale, dall’altro lato, invece, il precario stato di conservazione di alcuni beni allocati nella parte dello stabile riservata al deposito regionale con volumi, mobilio e manufatti vari giacenti in precarie condizioni di conservazione. In merito la Commissione ha approvato all'unanimità, con il parere favorevole della Giunta regionale, una risoluzione proposta dal sottoscritto che impegna l’esecutivo a contattare i Comuni interessati ai beni e ai volumi presenti presso l’archivio deposito della Regione in modo da poterli trasferire agli stessi previa verifica di idonea progettualità e delle condizioni tecniche necessarie alla conservazione e al mantenimento in buono stato.
BANCO DELLA TERRA. La discussione del piano patrimoniale si interseca con alcune leggi regionali approvate che riguardano fabbricati e terreni di proprietà della Regione, in particolare la legge regionale '3/2014' norme per favorire l’insediamento produttivo e occupazioni in agricoltura e per promuovere l’agricoltura sostenibile, che ha istituito il banco della terra. Si tratta di un elenco di terreni agricoli a vocazione agricola dei terreni agroforestali e fabbricati rurali di proprietà pubblica o privata idonei e disponibili per operazioni di locazione o di concessione che potranno essere concessi a giovani agricoltori, disoccupati e soggetti in difficoltà che vogliano contribuire a renderli produttivi, privilegiando chi fa agricoltura sociale e chi punta su biologico e filiera corta. L’assessore Paparelli ha ribadito che nel Piano attuativo che farà seguito al presente piano patrimoniale saranno individuati i beni da inserire nel banco della terra. Ricordo però che a sette mesi dall’approvazione della legge manca il regolamento attuativo mentre la legge prevedeva tre mesi per la sua emanazione.
CASE CANTONIERE. La Prima commissione ha anche approvato una risoluzione, primo firmatario ancora il sottoscritto che in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale e prendendo spunto da quanto fatto in altri enti locali prevede la concessione a uso gratuito di alcuni beni regionali facenti parte dell’ex patrimonio Anas, come per esempio le ex case cantoniere non utilizzate, in primo luogo ai Comuni in cui insistono e successivamente ad associazioni riconosciute. Attualmente sono più di venti le case cantoniere che risultano inutilizzate: un patrimonio che altrimenti sarebbe lasciato al degrado e all’abbandono”.

Il relatore di minoranza, Andrea Lignani Marchesani (FDI), ha spiegato che “nella scorsa seduta l'opposizione ha fatto mancare il numero legale per mettere in evidenza che un atto così importante non poteva essere discusso in un clima di scarso interesse. L'assessore Paparelli ha tentato di dare una accelerazione alla gestione di questo sterminato patrimonio, ciò nonostante la situazione non è molto diversa da quella del 1998, quando per la prima volta questa Aula si trovò ad affrontare il problema delle alienazioni del patrimonio regionale. Nei passati 16 anni sono state riproposte le stesse tematiche con variabili determinate dalla cronaca del momento ma senza strategici cambi di rotta. Solo una volta è stata fatta un'operazione di vendita importante, di case e terreni nell'area dell'Orvietano e di Pietralunga/Città di Castello, che nonostante la scelta di appesantire le procedure ha portato dei risultati positivi. I casi dei casolari di Coacri e di Caicocci hanno visto i beni restaurati e poi lasciati al degrado, oppure momenti di criticità sociali con occupazione delle proprietà e leggi successive mirate a dare una legittimazione a quelle azioni. Quindi la valorizzazione è rimasta sulla carta e i beni non sono stati venduti, come a Rocca D'Aires, a Montone. Noi invece vorremmo che questi beni potessero essere veramente valorizzati e venduti ai privati, ammesso che se ne trovino di disponibili ad acquistarli. Altro buco nero di questa gestione è l'ex ospedale di Città di Castello, che non resta vuoto e abbandonato da 14 anni, con varie aste andate deserte. Tra le tante ombre della gestione del patrimonio c'è anche il magazzino regionale di Solomeo: il suo trasferimento è imminente e così il trasferimento dei volumi e dei beni conservati. L'archivio è ben gestito e ricco di elementi importanti, mentre il mobilio è diventato di scarso valore per la scarsa attenzione riservatagli e ci sono poi i tanti volumi stampati dalla Regione e tenuti lì in attesa del macero. Il trasferimento può essere una occasione positiva per valorizzare quei volumi, collocandoli i libri nelle biblioteche, nelle stazioni e nei luoghi in cui i turisti possono fruirne, e quei mobili e arredi, assegnandoli ai Comuni da cui provengono. Vanno cercate soluzioni per snellire il magazzino della Regione, per restituire ai territori da cui provengono i beni conservati, come il patrimonio fotografico del genio civile di Terni o l'archivio del lascito Franchetti di Città di Castello, che potrebbe trovare spazio nella nuova biblioteca cittadina. Serve la volontà politica di alienare i beni della Regione, di proporli davvero ai privati che possano avere la disponibilità finanziarie di comperarli. Lasciamo alle fantasie post ideologiche le ipotesi di affidare i terreni a cooperative che dovrebbero valorizzarli non si sa come, quando invece serve un approccio industriale che le faccia rendere. Voto negativo con la sincera speranza che questo possa cambiare, in futuro, se certi impegni verranno rispettati”.

GLI ALTRI INTERVENTI.
Gianfranco Chiacchieroni (Pd): “La relazione dell'assessore espone in modo dettagliato i beni, i terreni e le proprietà della Regione. Bisogna superare le timidezze per mettere a leva questo importante patrimonio, pur mantenendo i vincoli esistenti. Ad esempio a Spoleto c'è un'area di due ettari di intera proprietà pubblica, con tanto di anfiteatro romano, che va in disfacimento. Questo dimostra che non possiamo continuare a pensare che il pubblico possa valorizzare tutto il patrimonio. Il patrimonio edilizio a cui fa riferimento Dottorini, come case cantoniere e vecchie stazioni, potrebbe bloccare il consumo di suolo nelle nostre città. Vanno dunque alienati tutti i beni non strettamente necessari, proponendoli a investitori nazionali e internazionali, mettendo sul mercato un grande patrimonio, per creare impresa e occupazione. Un esempio che dovrebbero i seguire anche i Comuni e le Province. Si tratterebbe di una forte iniziativa per mettere a leva tutto quanto fa parte della risorsa Umbria”.
Fabio Paparelli (assessore): “il Piano patrimoniale contiene molte delle indicazioni che sono emerse durante i lavori. In questi anni le vendite sono state minime anche perché il mercato immobiliare è fermo dal 2009. C'è stato anche un altro elemento che ha rallentato: le normative di riferimento rendono la vendita del patrimonio pubblico molto lenta e burocratica. Un problema che vorremmo superare utilizzando le aste online e nuove azioni di marketing, come la vetrina online che Sviluppumbria sta predisponendo. Andremo anche a razionalizzare le sedi e gli uffici regionali: a Perugia con lo spostamento al Broletto e a Terni con l'accorpamento al Centro Multimediale e un risparmio del 20 per cento. Per l'archivio di Solomeo, stiamo procedendo al trasloco in una sede con costi minori ma puntiamo ad utilizzare in futuro una proprietà regionale. I beni lì contenuti sono stai offerti ai Comuni per la loro valorizzazione. Per i beni ex Anas e ex Fcu potranno essere trasferiti ai Comuni che abbiano un progetto e possano garantirne il restauro e il mantenimento. In caso contrario si passerà alla vendita. Per quanto riguarda le ville storiche e gli altri beni importanti, in questi giorni la Cassa depositi e prestiti ci ha chiesto di mettere a disposizione il patrimonio per la sua valorizzazione. Alcune aziende e terreni agrari seguiranno l'iter del Banco della terra. Altri patrimoni agricoli e boschivi verranno messi a bando dato che ci sono aziende locali che sono interessati a valorizzare i prodotti del territorio. Procederemo quindi, dopo il programma triennale, all'approvazione del piano attuativo, puntando su una ripresa del mercato immobiliare”. MP/


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