GASDOTTO BRINDISI–MINERBIO: “LA SNAM OFFENDE INTERI TERRITORI, DETTANDO REGOLE E PRIORITÀ AD UNA POLITICA DEBOLE E DISATTENTA” - GORACCI (CU) INVITA A “MOBILITARSI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI”
Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) interviene in merito alla vicenda del gasdotto Snam Brindisi–Minerbio e del relativo tavolo nazionale. Per Goracci le speranze di un accordo tra Regioni e multinazionale sono “miseramente naufragate per l'arroganza della Snam”.
(Acs) Perugia, 3 ottobre 2014 – “Il Tavolo sul gasdotto è saltato perché la multinazionale Snam offende con arroganza mai vista interi territori, dettando regole e priorità ad una politica debole e disattenta”. Lo afferma il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) aggiungendo che “le speranze che avevano salutato la nascita del Tavolo nazionale per la questione del gasdotto Brindisi-Minerbio, passante anche per Abruzzo, Umbria e Marche, sono miseramente naufragate”.
Goracci spiega che “il primo ottobre, davanti all'arroganza della multinazionale Snam, che ha avuto l'ardire di definire Sulmona e la Valle Peligna 'zone marginali' ai piedi di una 'catena montuosa' (i toni più o meno edulcorati del linguaggio poco contano, la sostanza era ed è questa), non si poteva, da parte delle istituzioni presenti, che avere un sussulto di indignazione, per l'inaudita offesa contro un'intera comunità, con conseguente abbandono dei lavori”. Per il consigliere regionale “l'episodio non ha nulla di estemporaneo o di circoscritto; al contrario, è emblematico di un modo di pensare e di agire, quello delle multinazionali, per le quali territori, popolazioni, culture, tradizioni, beni comuni indivisibili e inalienabili, rappresentano terreni di pascolo per business e speculazioni, quando non veri e propri ostacoli nella marcia trionfale verso l'arricchimento di pochi a scapito dei più. L'interrogativo leniniano 'che fare?' è, alla luce di quanto avvenuto, ineludibile. È chiaro che – continua - solo un'ampia e forte mobilitazione istituzionale e delle comunità interessate tutte, potrà salvare l'Umbria e il Centro Italia dalla prospettiva di uno scempio senza precedenti . Bisogna mobilitarsi e lottare uniti, compatti, con ogni mezzo consentito dagli strumenti della democrazia, per il futuro delle nostre comunità e dei nostri territori”.
“La chiarezza degli intenti – osserva Goracci - esige però, in primo luogo, la franchezza nell'analisi di quanto è successo sino ad ora: il Pd oggi diffonde comunicati di giustissima e, anzi, naturale indignazione politica e civica, ma ieri, è bene rimarcarlo, ha mostrato nei territori, al di là del lodevole impegno istituzionale in sede parlamentare di alcuni suoi rappresentanti, acquiescenza quando non totale e supina accettazione del dettato della Snam. Se oggi questa multinazionale si permette di oltraggiare interi territori, ignorandone la storia passata e presente, è anche perché certa politica conciliante e arrendevole, come quella perseguita del Pd, ha agevolato appetiti e tracotanze in chi è aduso a coltivarne in abbondanza, salvo poi rincorrere la protesta popolare una volta scoppiato il problema tra l'opinione pubblica”.
Orfeo Goracci rimarca che inoltre che “il Governo, a guida Pd, d’altro canto, non ha detto ancora una parola forte e chiara sulla vicenda, mostrandosi debole davanti al colosso Snam e, in linea generale, disattento. Non posso poi dimenticare le difficoltà che, in Umbria, in sede di Consiglio regionale, ho dovuto incontrare per affermare il mio punto di vista contro il gasdotto, contro l'inutilità di una tale opera, per una sua radicale revisione a partire dai punti di passaggio. Allora, nel dibattito, i toni del Pd erano ben diversi, nell'analizzare la questione e nel darne un giudizio, e solo uno sforzo estremo consentì alla fine una mediazione, in forma di votazione di un documento unitario. Anche in politica, anzi, in politica in particolar modo, non tutte le vacche sono grigie, per usare l'espressione calzante del celebre filosofo: c'è chi sin dall'inizio, come me, ha lottato a fianco di popolazioni e comitati e chi, invece, ha rincorso e tentato di cavalcare la marea montante della protesta assai tardi. Oggi – conclude - bisogna serrare le fila e mobilitarsi, ripeto, ma nella maniera più incisiva possibile e aprendo, se necessario, un conflitto istituzionale e territoriale. La Regione Umbria ha tutta l'autorevolezza e l'investitura per farlo, assieme al dovere civico, prima ancora che politico, di difendere il proprio territorio e i propri beni comuni”. RED/mp