Regione Umbria - Assemblea legislativa


ARTICOLO 18: “UNA SINISTRA VERA DEVE PUNTARE ALL'INCREMENTO DELLE TUTELE E NON ALLA PRECARIZZAZIONE DEL LAVORO” - “UN PUNTO DI VISTA CONTROCORRENTE” DI GORACCI (COMUNISTA UMBRO)

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) interviene in merito alla riforma dell'articolo 18 prevista dal Governo nazionale. Mettendo in dubbio le teorie sulla rigidità del sistema del lavoro italiano, Goracci evidenzia che “l'obiettivo primario di una sinistra vera non può che essere l'incremento delle tutele per tutti, con l'estensione dell'articolo 18 a tutti i lavoratori”.

(Acs) Perugia, 29 settembre 2014 - “La scuola goebbelsiana del ripetere cento volte una bugia affinché diventi una verità ha fatto breccia tra i nostri governanti e parlamentari, al punto tale che emerite menzogne, destituite di ogni fondamento e consistenza, sono diventate ormai verità di fede indiscutibili, rispetto alle quali si può solo dissentire o esprimere, viceversa, consenso, partendo da premesse errate che si danno per certe”. Lo afferma il consigliere regionale Orfeo Goracci (Cu), sottolineando che “tra un salotto dei talk show televisivi e un giro di campagna elettorale, tutti hanno sentito ripetere, a mò di mantra, il ritornello 'in Italia il mercato del lavoro è troppo rigido in confronto agli altri Paesi europei, in special modo alla Germania'”.

Per Goracci però “il ritornello delle rigidità italiane incarnate dall’articolo 18, in presunta controtendenza rispetto al panorama europeo, rientra nel novero delle mistificazioni dure a morire: lo hanno dimostrato in questi giorni, con disamine ineccepibilmente chiare, rigorose e documentate, non dei trinariciuti bolscevichi, ma gli studiosi e docenti universitari Emilio Reyneri e Maurizio Del Giudice, dalle pagine di due autorevoli organi di stampa, rispettivamente 'La Repubblica' e 'L’Espresso'. Prendendo come riferimenti gli indici di tutela del mercato del lavoro delle statistiche dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, i due studiosi hanno sfatato miti e leggende fioriti all’unico scopo di far pagare ai lavoratori il prezzo della crisi del capitalismo. A quanto emerge dalle analisi – continua Orfeo Goracci – l'Italia è uno dei Paesi a più alto livello di flessibilità e con minori tutele per i lavoratori: nel 2013, l’Ocse assegna all’Italia un indice di tutela dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato pari a 2,51 (era stabile a 2,76 dal 1985). La Germania ha un indice pari a 2,87, l’Olanda si attesta a quota 2,82, la Svezia a 2,61. Più ci si approssima al valore di 3 e più tutele vi sono nel mercato del lavoro per i titolari di contratto a tempo indeterminato. Il nostro Paese, dunque, lungi dal contraddistinguersi per eccessive garanzie, come ripete la propaganda padronale e governativa, ne conta molte meno di quelle dei più avanzati Paesi europei, in primis la Germania. Se poi si vanno ad analizzare gli indici di flessibilità – aggiunge il consigliere regionale - emerge che in Italia la tanto sbandierata rigidità del mercato del lavoro è niente di più che una favola: prima delle misure di liberalizzazione (leggi: precarizzazione) varate dal ministro del Lavoro Poletti, l’Italia si situava a quota 2, contro una media Ocse di 1,75. Attenzione, però, in questa media, la Francia era inclusa con un valore di 3,63; a Spagna e Norvegia era attribuito un indice pari a 3, mentre la Germania era appena un punto sotto l’Italia. Il nostro Paese era ed è dunque tra i più flessibili”.

“Mentre in Europa le cause di lavoro durano, in media, 24 mesi (più o meno come in Slovacchia ) - osserva Goracci - in Germania durano appena 4 mesi e in Francia 12 . Altro che articolo 18. Alla luce di tutto ciò una riflessione si impone: la demolizione dell’articolo 18, in linea con i provvedimenti varati a partire dalla Legge Biagi, passando per le misure del ministro Fornero e giungendo fino a quelle ultime del Governo Renzi, parte da una premessa errata (l’eccessiva rigidità del mercato del lavoro) e, come tutte le altre azioni dello stesso segno, giunge a conclusioni certe, ossia alla precarizzazione generale, allo svilimento e alla dispersione del patrimonio dei saperi e delle professionalità e, quindi, all’impoverimento del tessuto produttivo. E’ arrivato il momento di rendersi conto che in tutti questi anni, alla riduzione delle tutele sul posto di lavoro si sono sempre contrapposti non già i prodigi dello sviluppo e della ripresa ma, viceversa, prima il rallentamento degli indici di crescita dell’economia, e poi la crisi devastante che oggi ci attanaglia. L’articolo 18 è il solo pedale pigiato da un padronato abulico, poco propenso a investimenti e innovazioni, ma molto incline a speculazioni e arricchimenti facili, che vuole far pagare la crisi generata dalla sua incapacità a chi della crisi non ha alcuna colpa: i lavoratori”.

Orfeo Goracci conclude auspicando che “la sinistra, o quello che di essa è rimasto, smetta di giocare di rimessa e torni a dire con estrema chiarezza verità elementari, certificate persino dalle statistiche 'borghesi'. L'obiettivo primario di una sinistra vera, da costruire, non può che essere l'incremento delle tutele per tutti, con l'estensione dell'articolo 18 a tutti i lavoratori, strada opposta a quella percorsa dal Governo, che questo presidio di civiltà vuole togliere in maniera generalizzata producendo per tutti precarietà, insicurezza, incertezza. Assieme a ciò, si deve tornare a parlare di ricerca scientifica, di innovazioni nel campo produttivo, di incremento del valore aggiunto delle produzioni autoctone, di diversificazione dell’apparato produttivo, di ripristino di strumenti di allineamento dei salari al costo della vita: sono questi i veri motori di una possibile rinascita economica. Invertire la logica falsa e bugiarda delle classi dominanti, svelandone gli inganni, è l’unica premessa possibile per ricostruire una salda e solida soggettività di sinistra. Tutto il resto è illusione”. RED/mp


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