LEGGE ELETTORALE: “IL PD UMBRO PREDICA BENE E RAZZOLA MALE” - NOTA DI MONACELLI (UDC)
Il capogruppo regionale dell'Udc, Sandra Monacelli, critica la proposta di legge elettorale proposta dal Pd umbro che, dice, “pur di salvare sulla carta la poltrona, preferisce vincere facile predicando bene e razzolando male”. Per Monacelli serve “un collegio unico regionale, il doppio turno e un innalzamento della percentuale che premia la coalizione vincitrice”, altrimenti “potremmo ritrovarci con una maggioranza composta da consiglieri di un solo partito e rappresentativi di neanche il 15 per cento degli aventi diritto al voto”.
(Acs) Perugia, 17 settembre 2014 – “La proposta di legge elettorale che si sta affacciando in Umbria, su proposta dal Pd, risente del grigiore meteorologico di questa estate, giunta, tra un acquazzone e l'altro, alle battute finali. Pur di salvare (sulla carta) la cadrega, il Pd umbro preferisce vincere facile predicando bene e razzolando male.”. È quanto dichiara il capogruppo regionale dell'Udc, Sandra Monacelli.
“Gli annunci in pompa magna che promettevano profondi rinnovamenti - dice Monacelli - sono durati lo spazio di un mattino, cancellati in tutta fretta dal consumarsi delle vicende politiche perugine, che invece di aprire una riflessione sulle ragioni della sconfitta in casa piddina, negano il lutto senza elaborarlo, sbattendo al muro il tanto atteso doppio turno che Matteo Renzi aveva benedetto, indicando proprio nella legge elettorale per l'elezione dei sindaci la strada maestra da percorrere a livello nazionale”.
“Niente voto disgiunto, turno unico, premio di maggioranza da assegnare anche qualora la coalizione non arrivi al 40 per cento, incertezza sul numero dei collegi e, unica concessione – ironizza Monacelli - la cancellazione del listino. La cannibalizzazione dei partiti alleati si completa anche del sistema di attribuzione dei seggi con il metodo D'Hondt che penalizza fortemente le liste minori, ridotte al ruolo di portatrici d'acqua per i partiti più grandi senza alcuna voce in capitolo. La riduzione da trenta a venti consiglieri è già di per sé uno sbarramento naturale dei seggi e quindi sarebbero più consoni altri metodi di attribuzione (Saint Lauguë, Hare) decisamente più democratici ed equilibrati. Ma questi sistemi non sembrano essere particolarmente apprezzati in casa Pd”.
“Perciò – prosegue Monacelli - non possiamo che prendere atto che per il Partito Democratico umbro si è già conclusa la stagione del Sindaco d'Italia (la legge elettorale tanto cara a Renzi), fatta propria ad esempio dalla Toscana, regione anch'essa a guida Pd, nonché della capacità di riforma a intermittenza dei suoi massimi rappresentanti regionali. È comprensibile che chiedere agli attuali consiglieri regionali di scrivere una legge elettorale con un profondo livello di innovazione è come chiedere al tacchino di cucinare il pranzo di Natale, ma a tutto c'è un limite”.
“La nostra proposta – spiega il consigliere regionale - punta ad avere un collegio unico regionale, considerato il non elevato numero di elettori umbri, evitando così una eccessiva frammentazione della rappresentanza. Quanto al premio di maggioranza, si deve tenere presente il notevole calo del numero dei votanti, che ormai si sta standardizzando. Pertanto risulta imprescindibile sia il doppio turno che un innalzamento della percentuale che premia la coalizione vincitrice. Diversamente, come nell'ipotesi formulata dal Pd, - conclude Monacelli - potremmo ritrovarci con una maggioranza composta da consiglieri di un solo partito e rappresentativi di neanche il 15 per cento degli aventi diritto al voto. Una sproporzione che non può essere accettata”. RED/dmb