Regione Umbria - Assemblea legislativa


ECONOMIA: "IL RAPPORTO UNIONCAMERE CERTIFICA LO STATO DI CRISI DELL'UMBRIA” - PER GORACCI (CU) SERVONO “UN PIANO NAZIONALE DEL LAVORO E UNA CABINA DI REGIA NELLA NOSTRA REGIONE”

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) commenta i dati del Rapporto Unioncamere relativi alle imprese manifatturiere e commerciali del territorio nel secondo trimestre 2014. Per Goracci quell'indagine mostra “dati allarmanti”, con un calo di ordinativi, fatturato e vendite per le piccole imprese, ai quali rispondere con un piano nazionale del lavoro, con fondi cospicui per innovazione, la ricerca e gli investimenti produttivi, “a discapito delle operazioni di corto respiro e di pura speculazione”.


(Acs) Perugia, 13 settembre 2014 - “L'indagine di 'Unioncamere Umbria' sulle imprese manifatturiere e commerciali del territorio, relativa al secondo trimestre 2014, mostra un panorama non certo roseo, con dati d'insieme e disaggregati alquanto allarmanti”. Lo rileva il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro).

I DATI. Per Goracci “oltre alla percezione degli imprenditori intervistati, che nel 30 per cento dei casi segnalano cali di produzione contro un 14 per cento che invece rileva incrementi positivi, vi sono numeri percentuale nei quali è implicito il giudizio sullo stato di salute di segmenti importanti della nostra economia: per il terzo trimestre del 2014 il fatturato delle piccole imprese cala del 2,2 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; stesso calo, in percentuale, per gli ordinativi. Nel settore alimentare, che per un lungo periodo ha fatto registrare risultati positivi, si passa ad un -2,1 per cento. Nel settore commerciale, il dato delle vendite (- 3,3 per cento rispetto al 2013) la dice lunga sul pesante declino del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi delle famiglie. Senza contare il fatto che, ad ottobre, finirà la cassa integrazione per oltre 600 lavoratori, con una spada di Damocle tremenda sul futuro di intere famiglie della nostra regione, specie di quelle zone colpite in maniera più marcata dalla crisi e dalla mancanza di ogni alternativa occupazionale.

LA LETTURA. “Nulla vi sarebbe di più sbagliato – aggiunge il consigliere regionale - che leggere questi numeri in maniera frammentaria, decontestualizzandoli dal quadro d'insieme, che ribadisce alcune elementari verità che molti si ostinano a non voler vedere: il prevalere dell'economia speculativa su quella produttiva, con tanto di premialità variamente elargite dai Governi e attivamente promosse dal sistema bancario nell'orientamento del credito, ha inferto colpi pesantissimi all'economia reale. La precarizzazione dei rapporti di lavoro, sancita a livello nazionale da vent'anni di leggi tutte a favore del capitale, ha inoltre destabilizzato l'economia, ridotto la capacità di spesa delle famiglie, inciso pesantemente sul benessere generale. La mancanza di ogni pur minima politica industriale, capace di tutelare i settori strategici dell'economia dinanzi alle multinazionali, ha prodotto effetti perversi di colonizzazione dell'economia locale, con diminuzione di importanti quote di mercato delle aziende locali o con il loro assorbimento in grandi corporations interessate al territorio solo come terreno di caccia”.

LE REAZIONI. “Oggi – evidenzia Orfeo Goracci - da più parti si invoca il rilancio del manifatturiero e si levano alti lamenti sulla crisi del tessuto industriale, ma in molti casi provengono dagli stessi che negli anni '90 brandivano la bandiera del 'terziario è bello' e pontificavano sulla positività del tramonto dell'industria, così come si era venuta sviluppando dai primi del '900, affibbiando l'etichetta di inguaribile nostalgico a chiunque rilevasse l'insussistenza e la follia della tesi della 'fine della classe operaia'. Oggi, quelle tesi sconclusionate, che hanno fatto scuola per 20 anni, mostrano i loro risultati: desertificazione produttiva senza alternative serie e credibili di ripresa; impoverimento generale della popolazione, specie in quei contesti territoriali tradizionalmente deboli a livello strutturale. C'è anche chi, pure all'interno di organizzazioni sindacali, pretende di curare il male con la causa che a quel male ha condotto: si ragiona di un patto per abbassare i salari in cambio della tutela dell'occupazione, dimenticando, o facendo finta di dimenticare, che mai, a fronte di salari decurtati, si è avuta più occupazione e che proprio la crisi che viviamo dimostra quanto sia dannosa per l'economia la riduzione sistematica del reddito dei lavoratori, ricetta applicata con solerzia dal fondamentalismo neoliberista a partire dal 1990”.

LA SITUAZIONE UMBRA. Secondo il consigliere regionale “all'Umbria e all'Italia serve ben altro. Occorre buttare a mare il fiscal compact, l’austerità e tutte quelle misure che strozzano l’economia ingrassando unicamente i banchieri e il grande capitale speculativo. La priorità assoluta deve essere quella di un piano nazionale del lavoro che rilanci il contratto a tempo indeterminato come regola e non come eccezione, che metta a disposizione fondi cospicui per le innovazioni tecnologiche e la ricerca, che incoraggi gli investimenti produttivi a scapito delle operazioni di corto respiro e di pura speculazione. A livello locale, è necessario impostare una cabina di regia, dotata di poteri reali e di capacità d'azione, che si preoccupi di attuare strategie di reindustrializzazione dei nostri territori, sfruttando le risorse che ci sono ma esigendone altre più cospicue e puntando alle eccellenze, a produzioni ad alto valore aggiunto ed elevata concentrazione di manodopera. È ormai un fatto che l'Accordo di programma, così come pensato per le aree interessate dalla crisi della Merloni e di altri importanti impianti, non è di per sé più sufficiente a garantire prospettive sensibilmente positive, anzi la farraginosità delle procedure di erogazione delle risorse è un elemento di ulteriore gravità, che inficia la già debole incidenza dell'Accordo stesso. Occorre affinare, in forma concertata con tutti i livelli istituzionali, le strategie di intervento, promuovendo in maniera massiccia la diversificazione dell'apparato produttivo regionale, cioè del motore che, unico, può riavviare la macchina dell'economia nel territorio”.

IL FONDO SOVRANO REGIONALE. “E' necessaria in tal senso – conclude Goracci - una forte sinergia col mondo bancario, in primis con gli istituti che maggiormente operano sul territorio, al fine di sostenere il tessuto delle piccole e medie imprese, specie quelle che innovano e dimostrano dinamismo economico tutelando di più l'occupazione. L'idea di un fondo sovrano regionale, lanciata dalle parti sociali, può essere uno strumento importante, a patto di inserirlo in un quadro d'insieme che tuteli la stabilità dell'occupazione, il potere d'acquisto delle famiglie, le produzioni tipiche e quelle di qualità che hanno il proprio centro nel territorio regionale o che in questo intendono operare. La formazione professionale, che in questi anni ha svolto spesso egregiamente il suo ruolo, cercando di far emergere talenti, saperi e professionalità, va ulteriormente potenziata per meglio rispondere alle esigenze delle reindustrializzazione del territorio. Per tutte queste ragioni, rinnovo il mio invito alla Giunta regionale ad organizzare momenti efficaci ed incisivi di confronto e di dibattito sul tema del modello di sviluppo da scegliere e programmare per la nostra Regione: essa è ormai non una petizione di principio, ma una necessità ineludibile”. RED/mp


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