POLITICA: “I DESTINI DEL PAESE, DEI NOSTRI TERRITORI E IL BISOGNO PREPOTENTE DI UNA VERA SINISTRA” - INTERVENTO DI GORACCI (COMUNISTA UMBRO)
Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) afferma che, alla vigilia della tornata elettorale, è necessaria una “riflessione sulla volontà di costruire uno schieramento di autentica sinistra, imperniato sulla difesa dei valori del lavoro, della difesa dello Stato sociale, dell'emancipazione dallo sfruttamento, dell'autonomia decisionale rispetto ai poteri forti dell'economia e della finanza”. Goracci critica quello che definisce un “oligopolio politico cogestito da un centrosinistra e un centrodestra sempre più simili, gradito a tecnocrazie e poteri forti, senza più l'ingombro della presenza di forze antagoniste, con una visione del mondo diametralmente opposta a quella dominante”.
(Acs) Perugia, 1 settembre 2014 – Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) afferma in un suo intervento che, alla vigilia della tornata elettorale, “è necessaria una riflessione sulla volontà di costruire uno schieramento di autentica sinistra, imperniato sulla difesa dei valori del lavoro, della difesa dello Stato sociale, dell'emancipazione dallo sfruttamento, dell'autonomia decisionale rispetto ai poteri forti dell'economia e della finanza” e critica quello che definisce un “oligopolio politico cogestito da un centrosinistra e un centrodestra sempre più simili, gradito a tecnocrazie e poteri forti, senza più l'ingombro della presenza di forze antagoniste, con una visione del mondo diametralmente opposta a quella dominante”.
La riflessione politica del consigliere Goracci comprende un'ampia analisi generale per arrivare a definire quelle che sono le dinamiche umbre: “Sono tempi, questi, anche all'interno della Regione Umbria, di discussioni su proposte di legge elettorale volte a restringere gli spazi di democrazia, ad elevare sbarramenti sempre più alti, garantendo un oligopolio politico cogestito a un centrosinistra e un centrodestra sempre più simili, gradito a tecnocrazie e poteri forti, senza più l'ingombro della presenza di forze antagoniste, con una visione del mondo diametralmente opposta a quella dominante. Le dichiarazioni della presidente Marini e la sua 'strategia dell'attenzione' verso pezzi del centrodestra sono, in questo senso, emblematiche. Proprio per questo è prepotente la necessità di un chiarimento e di una riflessione, a pochi mesi dalla tornata elettorale per il Consiglio regionale”.
Goracci chiede quindi se “esiste la volontà di costruire uno schieramento di autentica sinistra, imperniato sulla difesa dei valori del lavoro, della difesa dello Stato sociale, dell'emancipazione dallo sfruttamento, dell'autonomia decisionale rispetto ai poteri forti dell'economia e della finanza. Uno schieramento che, anche a livello locale, unisca diverse sensibilità ma in cui i comunisti portino comunque in dote la loro storia e la loro elaborazione ideale e programmatica, senza steccati e preclusioni da parte loro ma anche senza discriminazioni in senso opposto, da parte degli altri. Se questa esigenza storica non verrà soddisfatta, il monopolio dell'agire politico sarà nelle mani o delle tecnocrazie di centrosinistra e centrodestra o in quelle del populismo grillino che, di tutto ciò, è l'altra faccia della medaglia. Il conto alla rovescia è cominciato e si avverte, sempre più, necessità di uno schieramento modellato su quei presupposti: anche nella nostra Umbria, conquiste storiche e primati senza dubbio qualificanti, come i livelli di copertura e di efficienza della sanità, dello Stato sociale, l'attenzione alla scuola e alle dinamiche dell'istruzione, si stanno sempre più ridimensionando sotto la spinta di scelte politiche di segno non proprio progressista. La crisi economica, poi, acuisce in maniera esponenziale gli effetti di questa involuzione. Non è, questo, un elemento di poco conto, ma è un elemento che diventa dirimente nella definizione di alleanze e coalizioni. Se così non fosse, i cittadini perderebbero anche quel residuo di fiducia che conservano nelle pubbliche Istituzioni, non comprenderebbero più il senso stesso della politica e si aprirebbe forse l'ultima, fatale crepa per la tenuta democratica anche dei nostri territori, oltre che di quella del Paese. 'Chi ha più buon senso lo adoperi', recita un adagio popolare: ebbene – sottolinea Goracci - mai come in questa fase storica c'è bisogno, a sinistra, in chi crede in determinati valori universali, di adoperare il massimo di buon senso e di pensare, prima che al proprio tornaconto personale o di bottega, agli interessi di un Paese avvitato ormai su se stesso e su una politica incapace di interpretare davvero bisogni ed esigenze”.
Da un punto di vista più generale, per Goracci “il processo di riallocazione e redistribuzione dei poteri e dei rapporti di forza, nel nostro Paese come in tutte le Nazioni industrializzate, da 30 anni marcia, sotto l'egida del grande capitale, verso una drastica semplificazione e riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione costituzionalmente sanciti. Queste riduzioni e semplificazioni, dall'avvento del maggioritario nel 1993 alle leggi sempre più draconiane sugli sbarramenti elettorali per il Parlamento, si sono fatte via via sempre più forti, coartanti e pesanti, provocando (il trend statistico lo dimostra chiaramente) disaffezione nell'elettorato e allontanamento dalla politica, con cali vistosi dell'affluenza e perdita del potere reale di controllo e indirizzo dell'elettorato sugli assetti generali della cosa pubblica, a partire dalle grandi scelte in tema di economia, fisco, stato sociale, diritti. Il rafforzamento degli esecutivi, oltre ogni giusta e ragionevole tutela di una soglia minima di stabilità, lo svuotamento del Parlamento, chiamato sempre più a ratificare e sempre meno a decidere, la perdita di peso dei partiti come luoghi dell'elaborazione delle scelte, delle direttive e delle progettualità che hanno contraddistinto in positivo la prima parte della storia repubblicana, la concentrazione sempre più massiccia del potere reale nelle mani dei potentati economico-finanziari a discapito dei livelli elettivi e delle articolazioni democratiche, sono tutte componenti, inscindibili e integranti, della deriva ultra-moderata e 'governista' degli ultimi trent'anni.
“Non è un caso – sostiene il consigliere regionale - che gli ambienti della Trilateral, espressione del grande capitale industriale e ancor più finanziario, nel 1975 o giù di lì, mettessero in guardia contro un 'eccesso di democrazia' presente nelle società occidentali che andava drasticamente contenuto, con il ridimensionamento degli istituti partecipativi e del peso dei sindacati, pena il collasso del sistema. Quando determinati think thanks redigono questo genere di documenti, non è mai per consigliare o dire la propria, ma per imporre decisioni e scelte: così è stato, anche in questo caso e anche nel nostro Paese. Gli anni '80 hanno segnato, con la sconfitta al referendum sulla scala mobile, agevolata dalla divisione sindacale abilmente orchestrata dal padronato, uno spartiacque in direzione di una svolta moderata e governista del Paese, con regressione spinta sul piano dei diritti e delle tutele. La caduta del Muro di Berlino, nel 1989, ha rappresentato poi il punto (fino ad oggi almeno) di non ritorno, con la riduzione progressiva e sistematica, accompagnata dalla coartazione dei livelli complessivi di partecipazione democratica, di gran parte dei diritti e delle conquiste del movimento operaio e progressista, dalle tutele sul posto di lavoro al regime pensionistico passando per l'inserimento di tasselli chiaramente privatistici nel mosaico della sanità pubblica e gratuita. Questi processi, che sono fatti e non certo opinioni, si sono accompagnati ad un progressivo annacquamento dell'identità di sinistra nel nostro Paese: valori e capisaldi che venivano giudicati intoccabili non solo dal movimento comunista, ma anche dal socialismo democratico e liberale, sono diventati oggetto di discussione, contrattazione, fino ad essere quasi completamente rinnegati dal centrosinistra che va per la maggiore, quello che, ormai, ha ben pochi elementi distintivi da un centrodestra sia pur depurato dalla presenza ingombrante e controproducente di Berlusconi”.
“In questo quadro – prosegue - la deriva che ha interessato la sinistra è andata ben oltre i paletti del moderatismo: i moderati, una delle grandi componenti della cultura politica del '900, erano portatori comunque di una visione di mediazione nel conflitto tra capitale e lavoro, mentre i moderati di oggi, presenti a frotte in tutti gli schieramenti, sono semplicemente appiattiti su posizioni di supina accettazione della volontà del grande capitale e sulla sua pretesa di svuotare del tutto quel che resta delle articolazioni democratiche nate dalla Resistenza e dalla Costituzione repubblicana. Fausto Bertinotti parlò, anni fa, di 'democrazia autoritaria' e aveva senz'altro ragione, salvo poi arruolarsi anche lui (come emerge chiaramente dalle dichiarazioni di questi giorni) nel coro del 'rinnegare è bello', impegnato a cantare il de profundis per un ideale comunista. Certamente io non mi allineo a una posizione 'liquidatoria' come questa, e mi sorprende che chi è stato leader di un partito che pur nel processo di Rifondazione si chiamava Comunista, possa fare affermazioni come questa. Proprio nella fase più acuta della crisi del capitalismo lo spettro del Comunismo fa ancora paura. Tutti questi processi, naturalmente, non potevano coinvolgere, prima o poi, anche i livelli politici locali, nella fattispecie le Regioni”. RED/pg