Regione Umbria - Assemblea legislativa


CONSIGLIO REGIONALE (3) ECONOMIA: RINVIATO VOTO SU MOZIONE PER RICONOSCIMENTO STATO DI CRISI COMPLESSA PER TERRITORIO TERNI E NARNI – POSIZIONI CONTRASTANTI NEL DIBATTITO IN AULA

In sintesi

L'Aula di Palazzo Cesaroni, dopo un articolato dibattito caratterizzato da posizioni contrastanti anche all'interno della stessa maggioranza, su proposta del presidente Brega ha deciso all'unanimità (non hanno preso parte al voto Dottorini e Brutti-Idv, Stufara-Prc-Fds)  di rinviare al prossimo 4 agosto il voto sulla mozione firmata da Damiano Stufara (Prc-fds), Manlio Mariotti  (Pd), Oliviero Dottorini (Idv), Massimo Buconi (Psi), Fausto Galanello (Pd) che chiede all'Esecutivo regionale di attivare con tempestività le procedure per richiedere al Ministero dello sviluppo economico il riconoscimento dello stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni”. Nel documento si chiedeva di attivare “interventi organici per rilanciare, riqualificare ed innovare il sistema produttivo e manifatturiero del territorio di Terni e Narni quale condizione fondamentale per riaprire una prospettiva espansiva all'apparato industriale dell'Umbria e contribuire al sostegno di quello dell'intero paese”. 

(Acs) Perugia, 22 luglio 2014 – L'Aula di Palazzo Cesaroni, dopo un articolato dibattito caratterizzato da posizioni contrastanti anche all'interno della stessa maggioranza, su proposta del presidente Eros Brega ha deciso, all'unanimità (non hanno preso parte al voto Dottorini e Brutti-Idv, Stufara-Prc-Fds)  di rinviare al prossimo 4 agosto il voto sulla mozione firmata da Damiano Stufara (Prc-fds), Manlio Mariotti  (Pd), Oliviero Dottorini (Idv), Massimo Buconi (Psi), Fausto Galanello (Pd) che impegna l'Esecutivo regionale ad attivare con tempestività le procedure per richiedere al Ministero dello sviluppo economico il riconoscimento dello stato di crisi complessa per l'area di Terni e Narni”. In sostanza si chiede di dare luogo ad “interventi organici per rilanciare, riqualificare ed innovare il sistema produttivo e manifatturiero del territorio di Terni e Narni quale condizione fondamentale per riaprire una prospettiva espansiva all'apparato industriale dell'Umbria e contribuire al sostegno di quello dell'intero paese”.

Il rinvio del voto sulla mozione, sul quale gli stessi firmatari si sono detti d'accordo, dovrebbe essere funzionale, secondo gli intenti, ad un maggiore approfondimento di un documento che andrebbe ad intervenire e condizionare in modo diretto i destini dell'industria ternana e non solo.

Sulla proposta, firmata da diversi esponenti della maggioranza, oltre alla contrarietà dell'opposizione, che in sostanza definisce l'iniziativa “dannosa per l'immagine dell'area e per chi attualmente sta investendo risorse ed energie”, da registrare la posizione particolarmente critica del presidente dell'Assemblea legislativa Eros Brega che, dopo aver preso posto tra i banchi del suo gruppo politico (Pd) ha dichiarato la sua netta contrarietà all'atto, definendo il riconoscimento di area di crisi complessa come “un’arma a chi vuole andare via da Terni. Sarebbe – ha detto - dichiarare il fallimento della politica che alza bandiera bianca non soltanto per Terni, ma per l'intera regione, soprattutto in questa fase in cui si è aperta in tutta la sua durezza le crisi della Thyssen Krupp-Ast”.

Il documento, come ha evidenziato Stufara nella presentazione, è legato alla necessità “sempre più impellente, di dare al paese e all'Umbria una credibile e concreta prospettiva di uscita dalla più grave e strutturale crisi economico-produttiva e sociale che si sia manifestata dal secondo dopoguerra”. 

Nel corso dei loro interventi, i consiglieri hanno toccato anche la vicenda legata alla vertenza Thyssen Krupp.

Interventi:
DAMIANO STUFARA (Relatore - Prc-Fds) : “INADEGUTATE LE POLITICHE INDUSTRIALI DELL'ITALIA.  IL RICONOSCIMENTO DI AREA DI  'CRISI INDUSTRIALE COMPLESSA' PER L'AREA DI TERNI E NARNI È L'UNICO STRUMENTO CAPACE DI SVILUPPARE POLITICHE ECONOMICHE LOCALI - Innanzitutto, piena condivisione con la presidente Marini sulla irricevibilità della proposta contenuta nel business plan presentato da Tyssen Krupp. Necessaria, per questo, una ferma risposta da parte delle Istituzioni locali pretendendo che il Governo nazionale svolga un ruolo diverso rispetto a quanto fatto finora. Da questa partita deriverà il futuro dell'industria di base. Taranto e Piombino sono situazioni altrettanto delicate che esprimono l'inadeguatezza delle politiche industriali portate avanti dall'Italia. Manca una concreta strategia di competitività rispetto ai mercati europei e mondiali. L'Italia, che è il secondo produttore dell'acciaio dopo la Germania, a differenza di essa, non ha visto crescere l'esportazione in Europa, mentre, addirittura, nel mercato italiano è cresciuto l'utilizzo di quello tedesco. Il riconoscimento di area di  'crisi industriale complessa' per l'area di Terni e Narni” è l'unico strumento, previsto dall'ordinamento italiano, capace di sviluppare politiche utili alla crescita dell'economia locale. Una strumentazione in grado di mettere a disposizione risorse e strumenti per lo sviluppo di concrete politiche industriali. Taranto e Piombino hanno già avuto questo riconoscimento che speriamo avvenga presto anche per Terni e Narni, un territorio che sta vivendo la crisi nella crisi. Un'indagine del Sole 24 Ore colloca Terni al settimo posto Terni come area più colpita dalla crisi e al quinto posto per il crollo del conseguimento delle lauree. Il riconoscimento di area di crisi complessa, per il quale, purtroppo ci sono tutti gli indicatori richiesti, permetterebbe di poter attingere a fondi specifici”.

EROS BREGA (Pd): “L'APPROVAZIONE DELLA MOZIONE FORNIREBBE UNA PERICOLOSA ARMA A CHI VUOLE ANDARE VIA DA TERNI - Ringrazio il presidente della Seconda Commissione che su questo tema ha avuto la sensibilità di ascoltare molteplici soggetti per poi dare vita alla mozione. Personalmente dico no a questo documento perché, in  questo modo, non faremmo altro  che fornire, a partire dalla vicenda ThyssenKrupp, un’arma in più per chi vuole andare via da Terni. Sarebbe come dichiarare il fallimento della politica che alza bandiera bianca non soltanto per Terni, ma per l'intera regione. Il decreto ministeriale del 2013 a cui viene fatto riferimento nella mozione, parla di interventi legati a progetti di riconversione e di riqualificazione industriale, di progetti finalizzati a promuovere la riqualificazione delle aree interessate, la formazione di capitale umano, la conversione di aree industriali dismesse, il recupero ambientale, l'efficientamento energetico dei siti, la realizzazione di strutture funzionali agli interventi. Tutto ciò avrebbe quindi senso se oggi, noi, avessimo queste tipologie di progetti su cui discutere, ma non ci sono. Mancano Piani industriali, ambientali. La vicenda Tyssen Krupp va separata da questa mozione, sono due argomenti completamente diversi. Thyssen Krupp non è solo un problema di Terni o dell’Umbria, ma della siderurgia italiana. Ci sono aziende in quest'area che stanno assumendo personale e noi siamo chiamati a sostenere i loro progetti. Evitiamo di votare oggi, prendiamo tempo per una riflessione più ponderata, costruiamo una posizione e una consapevolezza più forte sui destini dell'industria ternana”.

RAFFAELE NEVI (FI): “iNIZIATIVA RISCHIOSA PER IL TERRITORIO. TERNI NON È UGUALE A PIOMBINO O TARANTO, EVOCARE QUESTE SITUAZIONI FA VENIRE  I BRIVIDI - Sottoscrivo ogni concetto citato dal presidente Brega. Si continua ad insistere su una iniziativa rischiosa per il territorio. Terni non è uguale a Piombino o Taranto, evocare queste situazioni fa venire semplicemente i brividi. Siamo in una posizione diametralmente diversa. Se a Terni la crisi è più forte è perché ci sono più imprese e certi parametri citati sono la logica conseguenza. Per la ripresa dell'area serve tutto tranne questa soluzione prospettata, rischiosa anche nel contesto del percorso dei licenziamenti annunciati dalla Thyssen Krupp. Non si può mischiare la vicenda dell'acciaieria con il riconoscimento di area di crisi complessa. Bisogna invece intervenire con forza sul Governo centrale rimarcando le enormi potenzialità di sviluppo proprie dell'industria innovativa, che non riguarda soltanto la siderurgia. Ci sono imprese che attualmente stanno investendo milioni di euro. Non si può fare a gara su chi è più vicino alle posizioni della Cgil, tra chi pensa di puntare ad uno sviluppo di Stato e chi invece a quello legato al mercato. È necessario mettere a punto progetti che puntino sulla competitività, costruiti su proposte condivise con gli attori che operano sul territorio. Sulla vicenda Thyssen Krupp condivido pienamente l'intervento della presidente Marini. Il tema della siderurgia è a carattere mondiale e Terni c'è dentro. Ma è un settore in fase di ristrutturazione, quindi da trattare a parte”.

MANLIO MARIOTTI (PD): “AREA COMPLESSA MEGLIO DI VECCHIE STRATEGIE E SOLO STRUMENTO DI POLITICA INDUSTRIALE DEL PAESE. IL GOVERNO METTA IN AGENDA RILANCIO DEL MANIFATTURIERO - La mozione può vantare una condivisione ben più ampia di quella della sola Cgil, come dice Nevi: innanzitutto la appoggiano tutte le rappresentanze sindacali, come anche la stragrande maggioranza delle forze imprenditoriali che, nell'audizione fatta a Terni dalla Commissione regionale, ha espresso perplessità ma non un parere negativo all'iniziativa. A mio giudizio quello che è successo nelle ultime settimane avvalora ancora di più le ragioni del perché si debba non andare a discutere subito singoli progetti ma avviare le procedure, questo dice la mozione, per la richiesta di attivazione. Si sperimenti dunque l'unico strumento di politica industriale disponibile nel nostro Paese. La settimana scorsa abbiamo votato per il quadro strategico regionale: c'è scritto 'nulla sarà mai più come prima', invece continuiamo a guardare la realtà con gli occhi del passato. Con il riconoscimento di aree complesse non si ripropone la vecchia strategia, non si chiedono aiuti allo Stato, ma si pone la questione che il governo faccia la propria parte perché Terni faccia la sua parte nel mettersi a disposizione per rilanciare l'industria manifatturiera del Paese. Un Paese che sta declinando nella sua attività industriale, che ha meno grandi imprese di Belgio o Olanda. In Italia si producono 400mila auto l'anno, in Spagna 2 milioni, in Inghilterra 2,5. Qui ogni giorno che passa chiudono 1000 imprese: 380mila l'anno scorso. Non si vive solo della nostra storia. Il 75 per cento dell'acciaio prodotto viene usato nell'automotive, nell'edilizia e nelle grandi opere: perché Tyhyssen dovrebbe investire su Terni, dove c'è una eccedenza di capacità produttiva di 500 milioni di tonnellate, a fronte degli 80 in Europa. E' il rilancio del manifatturiero la condizione di base da cui si deve partire. Un Paese che non produce più auto e frigoriferi perché dovrebbe avere la siderurgia? Solo i costi dei regolamenti consumano interamente il margine operativo lordo. Sono imprese strutturalmente diseconomiche. Ci deve essere un senso, deve essere l'asse trainante del Paese. Terni è strategica ed è altra cosa rispetto a Piombino e Taranto, per via del pregio dell'inox. Il ruolo pubblico non si può vedere scimmiottandolo, guardiamo a come si sono risollevati altri Paesi: negli Usa e in Canada ci sono stati forti investimenti pubblici. Il Governo deve rimettere in agenda lo sviluppo industriale, e Terni può essere presidio strategico nell'industria manifatturiera del futuro”.

ALFREDO DE SIO (Fd'I): “NON VOTARE OGGI LA MOZIONE SULL'AREA DI CRISI COMPLESSA E MANTENERLA SEPARATA DALLA QUESTIONE DELLE ACCIAIERIE -  Non ho posizioni preconcette sull'area di crisi complessa ma mantengo le mie perplessità sullo strumento. Credo sia importante mantenere aperta la discussione per valutare le novità, ma è necessario tenerla separata da quella sulle acciaierie, visto gli ultimi annunci di Thyssen Krupp. Siamo di fronte ad una crisi senza precedenti. Bisogna chiedersi se nell'attuale crisi in Italia il nostro territorio ha possibilità di vedersi riconosciuto lo strumento dell'area di crisi complessa, visto che ci confrontiamo con altre aree che hanno un altro peso politico e demografico. Se non abbiamo questa certezza mettiamo in moto un processo politico rischioso: l'area di crisi complessa dà un'immagine di declino di un territorio. Serve una nuova politica di sviluppo, con scelte strategiche per il futuro di quest'area che coniugano coraggio e realismo. La crisi va contrastata, anche con il sostegno concreto a chi rimane senza lavoro. Tamponare serve a poco. Dietro all'area di crisi complessa rischiano di nascondersi pigrizia di idee e di approccio, come quelle che hanno caratterizzato in passato la fase delle partecipazioni statali. Dobbiamo diventare un'area che offre e non che chiede, puntando a riconvertire e riqualificare l'area industriale”.

PAOLO BRUTTI (Idv): “SE LA MOZIONE RIMANE BISOGNA VOTARLA, A MAGGIOR RAGIONE DOPO IL PIANO INDUSTRIALE CHE È STATO PRESENTATO DA THYSSEN KRUPP. Oggi una divisione del Consiglio faciliterebbe l'estromissione del ternano dall'inserimento nell'area di crisi complessa, che invece è uno strumento che mette a disposizione molti benefici interessanti con aiuti per prepensionamenti e cassa integrazione, ma anche con soldi per attività industriali sostitutive. Entrare nell'area di crisi complessa è molto difficile, per questo non capisco il senso di questa divisione. Per l'Ast Thyssen Krupp ha presentato un piano lacrime e sangue, e pensare di trasformarlo in un piano di sviluppo mi sembra troppo. Se prima di questa ulteriore fase della crisi delle acciaierie di Terni si poteva pensare ad una reindustrializzazione adesso è necessario preparare qualche paracadute per i lavoratori”.

MASSIMO BUCONI (Psi): “LA MOZIONE È UNO STRUMENTO UTILE E IMPORTANTE. DOBBIAMO RECUPERARE LE CONDIZIONI PER L'UNITÀ. Condivido la mozione che ho contribuito a scrivere, e credo sia importante il dibattito che si è sviluppato con le riflessioni del presidente Brega e dei consiglieri Mariotti e Brutti. Capisco anche alcune perplessità espresse dai colleghi dell'opposizione, in particolare Nevi. Però oggi dall'aula non può uscire una posizione divisa sul documento, così da non perdere la possibilità di aiuti per l'area di Terni e Narni. Non si esce dalla crisi complessiva del manifatturiero del nostro Paese se i governi non recuperano una cultura di politica industriale”.

MASSIMO MANTOVANI (Ncd): “RINVIO DELLE MOZIONI ALLA PROSSIMA SEDUTA, NECESSARI APPROFONDIMENTI - “Propongo il rinvio delle mozioni su Ast e area di crisi alla prossima seduta del Consiglio regionale, dato che le motivazioni esposte dai colleghi hanno bisogno di una analisi più attenta e di qualche cifra in più relativamente ai costi dell'adozione dell'area di crisi. La politica industriale, per produrre effetti, ha bisogno di un intervento dello Stato che consenta di ammodernare l'area e consentire investimenti. Se questi investimenti ci saranno non potranno essere dati come in passato. La questione ternana è stata molto caratterizzata dagli aspetti sottolineati da Nevi e De Sio: se guardiamo la produttività delle acciaierie quando erano nelle partecipazioni statali e quella di oggi otteniamo numeri agghiaccianti. A Terni, come diceva un esperto del settore, i soldi ci sono ma gli imprenditori preferiscono investire altrove per non avere a che fare con un certo sindacalismo. La vendita decisa da Prodi a suo tempo è stata una autentica svendita, decisa per disfarsi di questo bubbone. Evitiamo di presentarci divisi su un documenti importanti come quelli sull'area di crisi e sulla Thyssen. Anche se non possiamo sapere quanto questo inciderà sul futuro dell'area, mentre le sorti della Thyssen dipendono molto dall'Europa”.

 

SCHEDA: CONTENUTO DELLA MOZIONE

Il documento chiede una NUOVA STRATEGIA DI POLITICA INDUSTRIALE attraverso la difesa dello sviluppo dell'apparato industriale di base e primario, a partire dalla filiera della siderurgica e da quella della chimica. Fondamentale riprogettare innovativi modelli di specializzazione produttiva e così riconsegnare margini di sostenibilità e competitività alle produzioni industriali e manifatturiere. L'industria di base deve essere sostenuta da un appropriato intervento pubblico, non tanto in termini di aiuti di Stato quanto invece da supporti mirati ad elevare la competitività del sistema al fine di evitare che la radicale ristrutturazione dei processi produttivi, se lasciata solo al mercato ed alle dinamiche della globalizzazione, comporti direttrici di riallocazione delle produzioni manifatturiere destinate a penalizzare pesantemente anche l'Umbria, dove, nella composizione del valore aggiunto l'industria in senso stretto pesa il 17,6 per cento contro il 20,6 per cento del centro-nord, mentre l'incidenza del solo manifatturiero,nella nostra regione, si riduce al 15 per cento rispetto al 18.4 del centro-nord), ma anche, in una più incoraggiante prospettiva, per rafforzare e incentivare fenomeni di reinternalizzazioni di produzioni industriali manifatturiere in conseguenza ai mutati contesti di competizione e fattori di concorrenza nei paesi di nuova industrializzazione. Il Decreto del Ministero dello sviluppo economico del 31 Gennaio 2013 dispone adozione di interventi eventualmente previsti nelle aree di crisi industriale complessa, progetti di riconversione e riqualificazione industriale e che tali progetti siano finalizzati a promuovere la RIQUALIFICAZIONE DELLE AREE interessate, la FORMAZIONE del capitale umano, la rICONVERSIONE DELLE AREE INDUSTRIALI DISMESSE, il recupero ambientale e l'efficientamento energetico dei siti e la realizzazione di infrastrutture strettamente funzionali agli interventi e che "il piano di promozione industriale si applica esclusivamente per l'attuazione dei progetti di riconversione e riqualificazione industriale. Sono previsti anche finanziamenti agevolati, mediante contributi a sostegno degli investimenti. La Giunta Regionale (deliberazione del 24 aprile 2014) ha ricompreso le aree dei comuni di Terni e Narni fra quelle assimilabili, nell'ambito regionale, agli aiuti a finalità regionale consentendo quindi di arricchire la strumentazione a loro disposizione con particolare riferimento alle grandi imprese precedentemente escluse dal supporto agli investimenti.
Nel territorio di Terni sono stati attivate, negli anni passati, misure nazionali di sostegno ad interventi di 'reindustrializzazione che hanno consentito l'utilizzo di risorse nazionali per programmi di promozione finalizzati a far fronte alla crisi dei settori industriali, in particolare quello siderurgico, ai quali ha poi fatto seguito l'attuazione di strumenti di programmazione negoziata (contratto d'area di Terni-Narni-Spoleto e patto di territorio del2005) che tuttavia, anche per il venir meno di scelte coerenti ed interventi concreti di politica industriale da parte dei Governi nazionali, non hanno potuto avere una organica e compiuta realizzazione e quindi conseguire gli obiettivi auspicati. La gravità della crisi economica dei comparti industriali dell'area di Temi e Narni, in particolare del polo chimico e della SGL Carbon, delle serie preoccupazioni sul futuro di Thyssen Krupp-Ast e del rischio di inadeguatezza dei piani industriali che l'azienda stessa ha preannunciato in un contesto non può comunque  considerarsi risolvibile con risorse e strumenti esclusivamente di competenza regionale. L'area industriale di Temi e Narni, caratterizzata da una significativa concentrazione di imprese multinazionali, risulta oggi priva di qualsiasi strumento specifico e di rilievo nazionale per far fronte all'attuale stato di crisi, condizione che pregiudica l'efficacia della interlocuzione delle Istituzioni locali e della Regione con tali soggetti imprenditoriali in relazione alla necessità di consolidare il loro rapporto e radicamento con il territorio, favorire ulteriori investimenti, qualificare ed innovare le produzioni.
È necessaria l'apertura di una NUOVA FASE DI PROGRAMMAZIONE dello sviluppo del territorio di Terni e Narni mirata a delineare una innovativa e complessiva strategia ed i conseguenti strumenti di intervento, locali, regionali e nazionali, per conseguire un più sostenibile equilibrio tra attività industriale e tutela della salute e dell'ambiente, una riconversione e riqualificazione di produzioni manifatturiere, un più mirato e concreto sostegno ai processi di innovazione tecnologica, un potenziamento di dotazioni infrastrutturali funzionali al modello produttivo dell'area e di recupero e bonifica del territorio. Dai comparti industriali dell'area di Terni e Narni  dipende una parte importante della capacità competitiva manifatturiera del paese. Soggetti sociali, imprenditoriali ed istituzionali, auditi dalla II Commissione consiliare hanno evidenziato, pur con accentuazioni diverse, una prevalente e sostanziale condivisione della attivazione delle procedure per il riconoscimento dello stato di area di crisi complessa per l'area di Temi e Narni, quale unico strumento organico di politica industriale oggi esigibile e disponibile, con il concorso del Governo nazionale, per sostenere non solo un rilancio dello sviluppo del comparto industriale e manifatturiero territoriale, ma anche per attivare un intervento strutturale di risanamento e bonifica ambientali e crescita sostenibile”. AS/DMB/PG/MP
 


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