ISRIM: “LA REGIONE IMPEDISCA LA MESSA IN LIQUIDAZIONE DELL'ISTITUTO” - PER STUFARA (PRC-FDS): “SENZA RICERCA PUBBLICA NON C'È FUTURO”
Per il capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale, Damiano Stufara, è inaccettabile la messa in liquidazione dell'Istituto superiore di ricerca e formazione (Isrim) di Terni, che comporterebbe la perdita di professionalità e posti di lavoro in un'area su cui già pesantemente gravano le vertenze industriali. Secondo Stufara, occorre “una iniziativa sistemica da parte delle Istituzioni locali affinché le tante vertenze, cui si intreccia strettamente quella dell'Isrim, divengano oggetto di una più ampia strategia d'intervento sul territorio, per il quale è ormai dirimente il riconoscimento dello stato di crisi complessa e, con esso, l'apertura di una nuova fase di intervento pubblico”.
(Acs) Perugia, 17 ottobre 2013 - “La messa in liquidazione dell'Isrim di Terni rappresenta un altro durissimo colpo allo sviluppo industriale del comprensorio ternano, dove rischia in questo modo di venir meno un un'esperienza solida di specializzazione, ricerca e di innovazione che ha costituito nel tempo un autentico presidio di ricerca tecnico-scientifica. Una perdita di eccellenze che dovrebbe far riflettere circa l'adeguatezza tanto del comitato dirigente dell'istituto nei suoi compiti di gestione, quanto delle scelte politiche che in questi anni non hanno saputo imporre elementi di controllo e di coerenza rispetto agli obiettivi dell'Istituto, al punto da concorrere a determinare le difficoltà finanziarie emerse, per le quali si sceglie la strada più facile, ovvero quella della liquidazione”. Il capogruppo di Rifondazione comunista – Fds in Consiglio regionale, Damiano Stufara, manifesta così la propria contrarietà alla messa in liquidazione dell'Istituto superiore di ricerca e formazione.
“È del tutto inaccettabile – secondo Stufara - l'archiviazione di un polo di ricerca avanzata come l'Isrim, strategico per garantire la delicata congiunzione tra formazione universitaria e sviluppo industriale, sopratutto nella prospettiva, tanto evocata quanto finora disattesa, della promozione di un modello economico di rilancio del territorio basato sulle nuove tecnologie e sulla sperimentazione dei materiali. In questo senso, il ricatto della cassa integrazione prima, e della mobilità poi, che pesa su decine di ricercatori e ricercatrici, si collega direttamente a quello subito in questi anni da decine di migliaia di lavoratori umbri dell'industria, in particolare nel territorio dove si sommano le crisi dell'Ast, della chimica, della Sgl Carbon; quando un anno fa ponevamo, come Rifondazione comunista, al centrosinistra umbro la questione della 'Vertenza Umbria' intendevamo proprio questo, nell'auspicio che si potesse contrastare la spirale del declino, anziché subirla”.
“Crediamo pertanto – prosegue - che gli impegni recentemente presi dalla Regione rispetto al salvataggio dell'istituto debbano tradursi nello stanziamento delle risorse necessarie per togliere dal tavolo l'ipotesi della liquidazione e della perdita di professionalità e posti di lavoro, riguadagnando al pubblico il suo specifico ruolo di indirizzo e di garanzia. Serve un'iniziativa sistemica da parte delle Istituzioni locali affinché le tante vertenze già aperte sul piano industriale, con cui si intreccia strettamente la vertenza dell'Isrim, divengano oggetto di una più ampia strategia d'intervento sul territorio, per il quale è ormai dirimente il riconoscimento dello stato di crisi complessa e, con esso, l'apertura di una nuova fase di intervento pubblico nell'economia e nelle produzioni strategiche, alle quali non può e non deve essere estraneo il bene comune della cultura, della ricerca e dell'innovazione”. RED/PG