CRISI SGL CARBON: “È ORA DI FERMARE IL DECLINO PRODUTTIVO DEL TERRITORIO REGIONALE” - STUFARA (PRC-FDS) “NECESSARIE POLITICHE DI SETTORE ADEGUATE E INIZIATIVE COORDINATE DELLE ISTITUZIONI LOCALI”
Il capogruppo regionale di Rifondazione comunista-Fds, Damiano Stufara, definisce un “durissimo colpo per il comparto industriale regionale”, l'annunciato dimezzamento dei volumi produttivi presso la Sgl Carbon di Narni. Nell'auspicare politiche di settore adeguate ed iniziative coordinate delle istituzioni locali, pena “la fine di un ciclo di industrializzazione durato più di un secolo”, Stufara rimarca come nella crisi della Sgl Carbon siano riassunti tutti i fattori con cui da tempo sono costretti a confrontarsi i lavoratori del territorio: l'assenza di una politica nazionale in difesa dei settori strategici dell'economia; la subalternità dell'Italia nei confronti delle economie del Nord Europa; l'incapacità di legare le attività produttive al territorio e di sanzionare le società responsabili delle dismissioni produttive ed industriali.
(Acs) Perugia, 11 ottobre 2013 - “L'annunciato dimezzamento dei volumi produttivi alla 'Sgl Carbon' di Narni costituisce un ulteriore, durissimo colpo per il comparto industriale regionale, dove è ormai in atto un 'effetto domino' il cui esito, in assenza di politiche di settore adeguate e di iniziative coordinate delle istituzioni locali, rischia di essere la fine di un ciclo di industrializzazione durato più di un secolo”. Così Damiano Stufara (capogruppo Prc-Fds) per il quale “nella crisi della Sgl Carbon sono riassunti tutti i fattori con cui da tempo sono costretti a confrontarsi i lavoratori del nostro territorio. In primo luogo – spiega - l'assenza di una politica nazionale in difesa dei settori strategici dell'economia, con lo strisciante ridimensionamento della siderurgia e la conseguente riduzione della domanda dei prodotti dell'indotto, quali appunto gli elettrodi in grafite per forni elettrici della Sgl Carbon. Si rileva poi – aggiunge - la subalternità del nostro Paese nei confronti delle economie del Nord Europa, dove il concentrasi delle poche multinazionali che governano globalmente i vari settori produttivi determina, in una fase di incontrastata riduzione della domanda, il parallelo accentramento delle produzioni, mettendo sempre più frequentemente i lavoratori dei vari paesi gli uni contro gli altri. Da ultimo l'incapacità di legare le attività produttive al territorio e di sanzionare le società responsabili delle dismissioni produttive ed industriali, ben testimoniata dal fatto che le istituzioni locali non sono state minimamente fatte partecipi delle decisioni assunte dai vertici della Sgl Carbon”.
Per Stufara, “fermare questo processo di declino è responsabilità diretta ed inequivocabile delle istituzioni pubbliche: una questione da noi già posta rispetto all'AST, e che adesso, con l'aprirsi della vertenza della Sgl Carbon, si rende ancor più dirimente. Se chi, a partire dal governo, ha il dovere di difendere gli interessi del territorio e dei lavoratori continuerà ad attestarsi sulle posizioni finora espresse, delegando puntualmente ad altri l'onere di rispondere – ammonisce l'esponente di Rifondazione comunista -, l'esito di questa ennesima vertenza potrebbe già essere scritto. Non si può non riconoscere infatti il nesso fra la riduzione dei volumi produttivi presso la Sgl Carbon e le incognite sul futuro dell'Ast. Ci chiediamo quindi se al forno che verrà chiuso a Narni seguirà forse la chiusura di una linea a caldo a Terni, come anticipato nella primavera scorsa rispetto ai piani industriali della cordata Aperam-Arvedi-Marcegaglia”.
Stufara ricorda che “da tempi non sospetti, come Gruppo consiliare, riteniamo quella di Terni un'area di crisi complessa, con tutto quello che ne dovrebbe derivare in termini di impegno pubblico a tutela delle produzioni e dei lavoratori. La solidarietà ai lavoratori espressa da più parti in queste ore e alla quale ci uniamo – conclude -, si trasformi adesso in iniziative concrete, affinché dalla 'Vertenza Umbria' si esca, ponendo al centro il diritto al lavoro ed alla dignità della nostra popolazione, anziché il privilegio della speculazione finora garantito alle multinazionali”. RED/as