PARCHI REGIONALI: “LE SETTE AREE PROTETTE DELL'UMBRIA SONO UNA RISORSA POTENZIALE E NON SFRUTTATA” - ROSI (PDL) “CAMBIARE NORMATIVA, SNELLIRE GESTIONE, RISORSE SOLO PER INTERVENTI REALMENTE PRODUTTIVI”
Secondo il consigliere regionale Maria Rosi (Pdl) i sette parchi regionali dell'Umbria sono “una risorsa potenziale e non sfruttata adeguatamente, a causa di politiche e indirizzi regionali inadeguati” e rappresentano un costo “improduttivo e pesanti limitazioni per i residenti”. Rosi chiede quindi di ripensare l'intera normativa di settore, individuando forme più snelle di gestione, prevedendo una cabina di regia unitaria e strutture di servizio integrate, come pure risorse adeguate e finalizzate ad interventi realmente produttivi. “E tutto ciò – avverte Rosi – è necessario farlo ora per non correre il rischio di perdere le grandi opportunità finanziarie offerte dalla programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari”.
(Acs) Perugia, 24 settembre 2013 - “Forti limiti gestionali e scarsezza di risorse fanno sì che i parchi regionali, anziché contribuire ad aumentare la qualità dell'offerta turistico-ambientale-culturale della nostra regione, determinino soltanto un costo improduttivo e pesanti limitazioni per i residenti”. Così il consigliere regionale Maria Rosi (Pdl) a commento di una delle problematiche emerse dall'audizione dei commissari liquidatori delle ex Comunità montane nell'ultima seduta del Comitato di monitoraggio e vigilanza (da lei presieduto).
Rosi rileva che dall'audizione, insieme alle difficoltà di attuazione della legge '18/2011' in ordine alla chiusura delle procedure di liquidazione delle ex Comunità montane, è “emersa con forza la drammatica situazione dei sette parchi regionali umbri, che esistono ormai solo sulla carta, con un personale quasi inesistente e un sistema di gestione inefficiente o addirittura inesistente. Per non parlare delle relative risorse finanziarie che sono state praticamente azzerate”. L'esponente del Pdl sottolinea poi che nell'attuale situazione di passaggio a quanto previsto dalla cosiddetta riforma endoregionale, la partita riguardante il futuro dei parchi regionali appare “quanto mai incerta e precaria”.
Secondo Rosi occorre, quindi, “ripensare l'intera normativa riguardante i parchi e le aree protette, individuando forme più snelle di gestione, prevedendo una cabina di regia unitaria e strutture di servizio integrate, come pure risorse adeguate e finalizzate ad interventi realmente produttivi. E tutto ciò – aggiunge – è necessario farlo ora per non correre il rischio di perdere le grandi opportunità finanziarie offerte dalla programmazione 2014-2020 dei fondi comunitari”. L'esponente del Pdl ritiene quindi necessario “rivedere gran parte delle norme relative a limiti e prescrizioni delle aree contermini dei parchi stessi che, attualmente, producono inutili problemi e costi per cittadini e imprenditori agricoli residenti. Tutto questo – sottolinea Rosi – dovrà essere attuato con il pieno coinvolgimento delle comunità civiche e degli enti locali che vivono ed operano in quei territori. Per far sì – conclude - che quanto previsto da leggi regionali di riforma incisive e complesse come la cosiddetta 'Endoregionale' e quella sulla 'semplificazione' amministrativa, non corrano il rischio di arenarsi a causa politiche e indirizzi regionali inadeguati o, addirittura, sbagliati”. RED/tb