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MORTE NELLO CASALETTI: “UN SIMBOLO DELLA RESISTENZA CIVILE ALLA GUERRA E AL REGIME FASCISTA” - IL CORDOGLIO ED IL RICORDO DI CHIACCHIERONI (PD)

(Acs) Perugia, 2 settembre 2013 -  “Nello Casaletti è stato e continuerà ad essere un simbolo della resistenza civile alla guerra e al regime fascista”. Così il consigliere regionale Gianfranco Chiacchieroni (Pd) ricorda Casaletti in occasione dei funerali che hanno avuto luogo ieri a Compignano (Marsciano) rimarcando che “egli era una delle altre due persone, oltre ai tre fratelli Ulisse, Armando e Giuseppe Ceci, condannate a morte nel marzo del 1944 dal regime fascista perché giudicati renitenti alla leva. Casaletti non fu fucilato come i tre giovani ragazzi marscianesi poiché la sua pena di condanna a morte fu commutata in 24 anni di prigione che non scontò per la fine del regime mussoliniano”.

“L’eccidio dei tre fratelli Ulisse, Armando e Giuseppe Ceci – scrive Chiacchieroni in una nota - va collocato nel contesto di sostanziale guerra civile in una fase in cui il regime fascista tentava di riaffermare la propria autorità. I tre giovani, contadini di Montelagello di età compresa tra i 19 e 21 anni, furono arrestati nella notte tra il 24 e 25 marzo del 1944 per renitenza alla leva e successivamente fucilati nel pomeriggio del 28 marzo dal regime fascista sulle mura del cimitero di Marsciano dopo un processo farsa svolto dal Tribunale militare territoriale di Perugia, trasferitosi per l’occasione a Marsciano. Altri due giovani – continua -, Roberto Ceci e il cugino Nello Casaletti, furono condannati a 24 anni di reclusione ciascuno in quanto considerati non presentatesi ai rispettivi reparti a seguito della scadenza di una periodo di licenza ottenuto per convalescenza”.

Chiacchieroni precisa quindi come “le ricostruzioni storiche dimostrano che all'epoca, a Marsciano, c’era un’alta renitenza alla leva, e questo era uno degli aspetti su cui il regime era più sensibile perché non era possibile affermare uno Stato senza la leva obbligatoria e non era possibile rapportarsi con i nazisti senza un esercito. I mesi di marzo e aprile del 1944 sono mesi di rastrellamenti e rappresaglie in tutta l’Umbria, con centinaia di vittime, mentre i tedeschi si stanno ritirando per riorganizzarsi su una linea di difesa più a nord. È in questo quadro che va collocata la tragica uccisione dei tre ragazzi, espressione del rifiuto dei contadini umbri di prendere parte ad una guerra ritenuta ingiusta. I fratelli Ceci diventano così il simbolo di una resistenza diversa da quella combattuta, di una vera e propria resistenza civile”. RED/as


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