ECONOMIA: “L'UMBRIA, INSIEME ALLE MARCHE, APRA UNA VERTENZA COL GOVERNO E LAVORI ALLA COSTRUZIONE DI UN POLO NAZIONALE DELL'ELETTRODOMESTICO” - NOTA DI SMACCHI (PD)
Per il consigliere regionale Andrea Smacchi (Pd) la vertenza della Indesit rappresenta “l'emblema della decadenza di un sistema industriale che rischia di mettere in ginocchio una gran parte dell'economia dell'Italia centrale”. Sarebbe dunque necessario che le Regioni Umbria e Marche facessero proposte mirate a tutelare i cittadini e le piccole imprese, ad impegnare i fondi strutturali, nella prospettiva della creazione di un grande polo nazionale dell'elettrodomestico.
(Acs) Perugia, 13 giugno 2013 - “La vertenza della Indesit Company rappresenta l'emblema della decadenza di un sistema industriale che rischia di mettere in ginocchio una gran parte dell'economia dell'Italia centrale. Il distretto dell'elettrodomestico e dei prodotti affini, che nelle zone di confine fra Umbria e Marche ha rappresentato un volano per l'economia, rischia di scomparire in un mix di ristrutturazioni vere, presunte o solo annunciate”. Così in una nota il consigliere regionale Andrea Smacchi (Partito democratico).
“Basti pensare – continua - che negli anni '90 ben il 45 per cento della produzione del 'bianco' venduta in Europa si faceva in Italia in aziende di proprietà italiana, mentre oggi solo la Indesit è rimasta di proprietà italiana e la produzione si fa soprattutto in oriente o nei paesi dell'est Europa. In questo contesto, la prospettiva di un sostanziale smembramento del distretto dell'elettrodomestico umbro-marchigiano, appare sempre più concreta. Oltre alla vertenze Merloni ed Indesit, infatti, anche la situazione di Tecnowind ed Elica (aziende del distretto di Melano) andrebbero monitorate con maggiore attenzione, non per creare facile allarmismo, quanto per affrontare la difficile situazione nel suo complesso con una massa critica significativa sia a livello sindacale che istituzionale”.
Smacchi rileva inoltre che “va considerato il peso economico e sociale di un indotto che, in un ventennio, è cresciuto in maniera esponenziale e che oggi rischia di scomparire definitivamente anche in Umbria. Ciò significa nel concreto che più di 250 famiglie fra lavoratori dipendenti e piccoli imprenditori dei comuni della fascia appenninica (soprattutto di Gubbio, Gualdo Tadino e Fossato di Vico) stanno lottando per la sopravvivenza. Per questo motivo non solo va tenuta alta la tensione, ma va spostato il tiro su un piano più complesso, quello governativo, visto che non stiamo parlando di una crisi aziendale, ma di un intero comparto industriale che l'Italia non può permettersi di perdere”.
“L'Umbria, insieme alle Marche, non solo deve essere parte attiva nella discussione che si avvierà al Ministero il prossimo 21 giugno – aggiunge Smacchi -, ma deve essere in grado di fare proposte che tutelino i cittadini e le piccole imprese, anche e soprattutto l'impegno dei fondi strutturali, pensando magari alla creazione di un grande polo nazionale dell'elettrodomestico. Sia l’Umbria che le Marche, se lo vorranno, già dal prossimo anno potranno investire diversi milioni di euro di fondi comunitari per consentire il rilancio del manifatturiero che, in sostanza, significa investire sull’economia reale. Una partita tutta da giocare – conclude Smacchi – una sfida che va accettata e possibilmente vinta cercando di guardare oltre la contingenza, per ridare speranza ad un'area troppo importante per l'intera economia nazionale”. RED/mp