EMERGENZA CREDITO (1): LA SITUAZIONE CREDITIZIA IN UMBRIA E LE SOLUZIONI PER AFFRONTARE LA CRISI ECONOMICA – GLI INTERVENTI DELLE PRIME DUE SESSIONI DEL CONVEGNO A VILLA UMBRA
(Acs) Perugia, 7 giugno 2013 – Con una breve introduzione ai lavori del presidente della Seconda Commissione consiliare, Gianfranco Chiacchieroni, ha preso il via, nella sede della Scuola umbra di Amministrazione pubblica (Pila di Perugia) il convegno dal titolo “Emergenza credito”, promosso dall’organismo di Palazzo Cesaroni con l’obiettivo di approfondire la discussione ed il confronto tra i vari soggetti, attori dell’economia umbra, relativamente alle cause del fenomeno. “Siamo chiamati, ognuno con il nostro ruolo – ha detto Chiacchieroni – ad approfondire le diversità del pensiero economico e cercare da queste una sintesi dalla quale far emergere le migliori soluzioni per rispondere al crescente disagio sociale ed economico che continua ad interessare anche la nostra regione”.
È stato, comunque l’amministratore unico Seu Servizio Europa e della Scuola umbra di amministrazione pubblica, Alberto Naticchioni a salutare i numerosi e prestigiosi ospiti presenti, sottolineando l’ottima collaborazione tra la Scuola e il Consiglio regionale e quindi con la Seconda Commissione nell’organizzare attività su importanti temi economici. Naticchioni ha tenuto a sottolineare che, “data l’importanza dei temi che caratterizzano l’agenda politica ed economica europea e nazionale, il Seu programmerà altre attività di approfondimento rafforzando ancor più la collaborazione con il Consiglio regionale”.
I lavori sono suddivisi in tre sessioni: Approfondimenti e scenari macro economici; Gli strumenti europei di sostegno al credito; Umbria: realtà e ruolo degli operatori finanziari locali.
La PRIMA SESSIONE è stata aperta da MICHELE BOLDRIN (Dipartimento di Economia, Washington University in St. Louis Campus) che è partito dalla relazione presentata la scorsa settimana dal Governatore della Banca D’Italia, Ignazio Visco per il quale almeno due terzi della caduta del Pil è dovuta all’offerta creditizia. “E questo – ha detto Boldrin -, negli ultimi due anni e mezzo, è vero sia Italia che in Spagna, ma non è così in altri Paesi europei. La soluzione necessaria non è di carattere economico ma politico, sia da parte dell'Italia che dell'Europa, e sul fatto che vi si possa arrivare nutro forti perplessità”. Tra i passaggi principali dell’intervento del professor Boldrin quello della necessità che “una politica monetaria comune dovrebbe avere un impatto più o meno simile sui tassi di interesse disponibili nelle diverse aree del continente. Il 95 per cento del mercato creditizio italiano è controllato da banche che hanno un portafoglio molto diverso da quello di banche che offrono lo stesso credito in Germania, Olanda, in Francia e via dicendo. Non si può avere una politica monetaria comune quando esistono entità bancarie fondamentalmente nazionali. Le banche italiane avranno anche sopravvissuto meglio di altre, di altri paesi, ma sono drammaticamente sottocapitalizzate, anche se, comunque, per il loro funzionamento interno, sono nella media di quelle europee”.
RICCARDO BENINCAMPI (Ufficio analisi economiche, Abi nazionale): “L’emergenza credito necessita di valutazioni approfondite. Il credito italiano, già prima della crisi, viaggiava con livello superiore alla raccolta. L’Europa ha perso l’attrattività di capitali mondiali che deve assolutamente riconquistare. Più Europa è nell’interesse di tutti. Il rigore non basta più, sono necessarie riforme strutturali utili a produrre ricchezza. Non sono più procrastinabili politiche utili a battere la disoccupazione. Oggi, l’Europa è l’unica area dell’economia globale in sofferenza. Il nostro sistema bancario è meno colpito rispetto ad altri mercati europei. Il ruolo e la solidità del nostro sistema bancario ha saputo rispondere bene alla crisi. Le nostre banche hanno messo in campo ogni sforzo possibile per affrontare la crisi. Anche nei momenti più difficili, in Italia, non si è mai verificata una situazione di credit crunch. Il credito è rallentato, ma non c’è mai stata una netta contrazione. La concessione dei prestiti in Umbria è diminuita dell’ 1,7 per cento, in linea con il dato nazionale. Il rapporto sofferenze relativamente ai prestiti è invece dell’11 per cento, quasi il 5 per cento in più rispetto alla media nazionale. L’andamento della rischiosità è crescente. Un dato importante è che comunque in Umbria, come in Italia, sta crescendo la raccolta. Preoccupano i dati sui fallimenti delle imprese e l’Umbria, in questo caso è al quinto posto tra le regioni italiane. In questo momento è necessario che banche, imprese e pubblica amministrazione lavorino insieme alla ricerca di nuove soluzioni atte a sostenere le imprese del territorio, un asse da valorizzare e salvaguardare. È chiaro che il Governo deve agire con assoluta urgenza all’attivazione di nuove e concrete politiche per la crescita”.
La SECONDA SESSIONE ha avuto inizio con l'intervento di ALESSANDRO TAPPI (Direttore garanzie FEI, Fondo europeo investimenti): “Il Fondo europeo per gli investimenti si accolla il rischio per i fondi alle imprese, dando garanzie sui finanziamenti. Negli ultimi anni il nostro obiettivo è andato focalizzandosi sulle PMI e sulla loro presenza nel tessuto economico internazionale, che può essere realizzata solo alla luce di politiche basate su competitività e innovazione. Operiamo insieme ad altri enti che fanno da intermediari con le imprese. Gestiamo fondi strutturali che sono utilizzati anche come strumenti finanziari. Negli ultimi cinque anni sono state poste in essere garanzie per complessivi 8 miliardi, quindi ci sono ampie possibilità di utilizzare fondi strutturali come finanziamenti, anziché contributi a fondo perduto. Grazie ai finanziamenti della BEI (Banca europea per gli investimenti), le banche hanno la loro provvista per i finanziamenti”.
LUCA SILLA (Cassa depositi e prestiti): “La nostra linea d'azione è orientata verso la Pubblica amministrazione e le banche, gli utili vengono reinvestiti per la comunità, attraverso le Fondazioni e il Tesoro. In Umbria abbiamo finanziato il sistema degli enti locali con 6,2 miliardi di euro attraverso il Plafond 2009 per le Pmi, e potevano essere di più senza il Patto di stabilità. Crediamo che sia indispensabile creare reti d'impresa perché non si può più prescindere dal contesto internazionale, dove una piccola impresa singola ha scarse capacità di attrazione e di riuscire a fornire grandi commesse, quindi occorre un'economia di scala. Il presupposto fondamentale è quello della innovazione produttiva, puntando al mercato estero vista la condizione di quello interno. E' l'innovazione che porta occupazione, non il credito agevolato”.
STEFANO COCCHIERI (Direttore Credito agevolato Unicredit): “Unicredit lavora non poco con il sistema delle garanzie umbre ed è partner sia di Bei, che di Fei che della Cassa depositi e prestiti. Devo rilevare che fra gli strumenti che l'Umbria non utilizza al massimo vi è il Fondo centrale di garanzia, uno strumento che potenzialmente potrebbe essere risolutivo per uscire dall'attuale crisi economica. Non è la panacea, ma Gepafin e Confidi devono considerarlo”.
CATIUSCIA MARINI (PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE): “LA SALUTE DELL'ECONOMIA È ANCHE LA SALUTE DELLE BANCHE - Ci troviamo in una situazione strutturale drammatica e con grandi difficoltà a trovare soluzioni nuove e inedite. Questo vale per le istituzioni quanto per le imprese e le realtà produttive. In una situazione di carenza di liquidità come l'attuale è necessario prevedere interventi che, per quanto possibile, non lascino fuori quelle imprese che possono essere un punto di riferimento per il nuovo sviluppo e la ripresa, che abbiano la possibilità di ristrutturarsi e di guardare ai mercati esteri. In Umbria si è registrata una riduzione complessiva del credito alle imprese ed alle famiglie, con un picco nei primi mesi del 2012 ed una tendenza alla stabilizzazione nella seconda metà dell’anno che ha portato la riduzione complessiva a segnare un meno 0,9 per cento su base annua, a dimostrazione della evidente difficoltà di quella parte del sistema produttivo meno strutturata in termini di patrimonializzazione e di diversificazione produttiva e dei mercati di sbocco.
Il dato di grave preoccupazione è quello relativo alle sofferenze, che nel 2012 sono raddoppiate rispetto al 2010 raggiungendo il livello record in Umbria di oltre 2,2 miliardi di euro, quasi l’11 per cento del volume complessivo dei prestiti in essere in regione che ammontano a fine anno a 21,5 miliardi di euro.
L’accelerazione del pagamento dei debiti commerciali delle pubbliche amministrazioni incide positivamente sul sistema delle imprese, anche se la rilevanza del fenomeno sembra pesare più in altre aree del paese che non in Umbria, dove la regione non ha problemi di sorta mentre le pubbliche amministrazioni locali sono condizionate dal patto di stabilità. Con i fondi messi a disposizione dal Governo contiamo di riportare i tempi di pagamento delle aziende sanitarie a 60 giorni (ora ce ne è una soltanto che li sfora, falsando la media) mentre i Comuni potranno 'aggirare' i limiti del patto di stabilità che crea il paradosso di bilanci chiusi in avanzo mentre non si possono pagare i fornitori.
Servono interventi che liberino i flussi di credito alle imprese dalla diversione operata dal settore pubblico e che contribuiscano a ridurre l’attivo improduttivo delle banche. Si dovrebbe promuovere l’uso d’incentivi fiscali che sono costosi di fatto per il bilancio pubblico ma essenziali per la riattivazione del circuito del credito.
La competitività delle Pmi è la priorità fondamentale su cui si dovranno concentrare i futuri finanziamenti della politica di coesione anche alla luce degli indirizzi sulla 'specializzazione intelligente'. Le misure di sostegno dovranno ancor più rispetto al passato combinare un sostegno finanziario diretto, in forma di sovvenzioni e di strumenti finanziari rotativi, con strumenti di garanzia e in stretta correlazione servizi di consulenza e di sostegno, soprattutto verso le piccole imprese compensando almeno parzialmente le criticità esistenti sul mercato del credito bancario.
L'Umbria sta attuando le indicazioni della Commissione europea sull’indirizzo delle risorse disponibili a favore delle imprese, delle piccole e medie imprese in particolare. Stiamo utilizzando gli strumenti di ingegneria finanziaria già attivati (come il fondo da 22 milioni di euro finalizzato all’attivazione di garanzie e di interventi sul capitale di rischio) e lavorando a nuovi strumenti (fondi rotativi per la concessione di prestiti finalizzati a progetti di sviluppo ed internazionalizzazione). La dimensione della programmazione, soprattutto per quanto riguarda i fondi europei, non è quella della singola, magari piccola, impresa. Bisogna puntare sui cluster che in Umbria riguardano la chimica verde e l'agrifood.
Nell’ultimo anno la Regione è intervenuta in favore delle imprese, con un complesso di politiche, iniziative e strumenti mirati a strutturare un intervento pubblico che vuole avere carattere anticiclico, con: l’attivazione di strumenti per il rafforzamento patrimoniale dei confidi con risorse regionali e delle camere di commercio (6milioni 750mila euro), l'assegnazione dei risorse già rendicontate degli strumenti di ingegneria finanziaria a Confidi e a Gepafin (8 milioni), lo start up del fondo rotativo per le imprese cooperative (2,5 milioni), l’attivazione di uno strumento regionale per il microcredito (1 milione). Ci sono poi le modifiche alla legge sull’imprenditoria giovanile per rendere più semplice l’accesso al fondo rotativo e agli strumenti regionali di garanzia esistenti che potranno beneficiare anche dell’integrazione con l’infrastruttura nazionale del Fondo Centrale di garanzia e dell’innalzamento fino all’80 per cento della garanzia rilasciabile a favore delle Pmi”. AS/PG/MP
Foto del convegno: http://www.flickr.com/photos/acsonline/