Regione Umbria - Assemblea legislativa


LAVORO: “TRIENNIO 2010-12: NEI NOVE COMUNI DELLA FASCIA APPENNINICA OLTRE 14.000 PERSONE NON HANNO LAVORO O LO HANNO PERSO” - SMACCHI (PD) “PROGRAMMAZIONE UE 2014-2020: REINDUSTRIALIZZAZIONE DELLE AREE PIÙ DEPRESSE”

In sintesi

 Il consigliere regionale del PD Andrea Smacchi, fornisce un quadro preoccupante della situazione economico-occupazionale dei comuni della fascia appenninica. Dai dati forniti  evidenzia che sono 711 le aziende che hanno fatto richiesta di ammortizzatori sociali in deroga per un totale di lavoratori coinvolti pari a 2749. Sono inoltre più di 14.000 le persone che non hanno un lavoro o sono in regime di ammortizzatori sociali, pari al 21 per cento della popolazione. Gli iscritti ai centri per l'impiego sono 8433, con il comune di Gubbio che si attesta al primo posto con 4009 iscritti. Smacchi ritiene che occorre mettere mano ad un nuovo modello industriale cogliendo l'occasione della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014 -2020 per programmare una serie di interventi miranti alla reindustrializzazione delle aree più depresse.

(Acs) Perugia, 6 giugno 2013 - “Il bollettino di informazione statistica  sul mercato del lavoro della Regione Umbria, conferma in maniera impietosa i numeri della pesante crisi che sta attraversando la nostra regione. In particolare per ciò che concerne gli ammortizzatori sociali in deroga, i dati del triennio 2010–2012 evidenziano un aumento esponenziale delle richieste soprattutto nei comuni della fascia appenninica”.  Il consigliere regionale Andrea Smacchi (PD) focalizza l'attenzione su quella parte dei dati forniti dagli uffici regionali riguardanti i nove comuni della fascia appenninica  del territorio umbro (Gubbio, Sigillo, Costacciaro, Fossato di Vico, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Valtopina, Scheggia, Valfabbrica) che risentono in maniera particolare della crisi economico-occupazionale. 

Smacchi spiega che in quel territorio nell'ultimo triennio sono “ben 711 le aziende che hanno fatto richiesta di ammortizzatori sociali in deroga per un totale di lavoratori coinvolti pari a 2749. I settori più colpiti sono l'edilizia (145 aziende, 428 lavoratori), il commercio (129 aziende, 490 lavoratori ), la logistica ed i servizi (58 aziende, 553 lavoratori), seguono a ruota il tessile e la metalmeccanica. Altro dato significativo – aggiunge l'esponente del PD - è quello relativo al numero degli iscritti disponibili nei centri per l'impiego ai sensi del decreto legislativo '181/2000',  pari a 8433 unità, con il comune di Gubbio che si attesta al primo posto con 4009 iscritti. A questi numeri  va aggiunto poi il dato dei lavoratori posti in cassa integrazione guadagni che nei nove comuni supera le 3000 unità.
 
Secondo il consigliere  del PD, il “mix esplosivo che esce dal combinato disposto di questi dati del triennio,  ci parla di più di 14.000 persone che non hanno un lavoro o sono in regime di ammortizzatori sociali, un numero che se rapportato ai 67.000 abitanti rappresenta il 21 per cento della popolazione. Se questo è il contesto – sottolinea Smacchi - occorre fare una riflessione profonda per individuare un'adeguata terapia, i rapidi cambiamenti pretendono innanzitutto risposte tempestive ed adattabili alla realtà, e non estenuanti procedure burocratiche”.
 
Smacchi entra quindi in quelle che definisce “questioni sostanziali”: “L'accordo di programma della ex Merloni ad esempio – spiega - mette a disposizione risorse in larga parte attraverso la legge '181/'89' che, in 24 anni, è stata largamente inefficiente, visto che è destinata a piccole e medie imprese con livelli di investimento da grande impresa, con richieste di garanzie improponibili e soprattutto, con procedure complesse e lunghissime.
Invece di continuare ad inseguire il sogno di un agro alimentare o un turismo (peraltro in calo ) come forma compensativa del manifatturiero – suggerisce - , occorre mettere mano ad un nuovo modello industriale che può attecchire anche in un territorio molto provato come la fascia appenninica, attraverso aiuti concreti alla valorizzazione ed alla promozione dei prodotti di qualità. Sono ancora attive nel territorio aziende della ceramica, della metalmeccanica, delle costruzioni e di  altri settori che vanno valorizzate, messe a rete ed incentivate”.  
 
A giudizio di Smacchi “pensare di poter fare a meno del manifatturiero è un'idea fuori dal mondo. In questo contesto va colta l'occasione della nuova programmazione dei fondi strutturali 2014-2020 per programmare una serie di interventi concreti. In questo senso – conclude -  le risorse che arriveranno anche in Umbria dovranno essere impegnate in via prioritaria per la reindustrializzazione delle aree più depresse, e per il sostegno a progettualità innovative che anche nella fascia appenninica esistono ed hanno grandi potenzialità”. RED/tb

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