QUESTION TIME (3) - CRISI MERLONI: “PREZZO DI VENDITA E CONDIZIONI DI LAVORO NEGLI STABILIMENTI” - ROSI (PDL) INTERROGA L'ASSESSORE RIOMMI CHE RISPONDE: “LA REGIONE LAVORA PER SALVARE IL MAGGIOR NUMERO DI POSTI DI LAVORO”
(Acs) Perugia, 28 maggio 2013 – Il consigliere regionale Maria Rosi (Pdl) ha illustrato oggi nell'Aula di Palazzo Cesaroni la sua interrogazione a risposta immediata presentata per “fare chiarezza sul futuro produttivo e occupazionale della ex Merloni, sull'equità del prezzo pagato per l'acquisto degli stabilimenti, sulla presenza nel sito di amianto e di materiali pericolosi e sulla mancata attivazione da parte dell'Inail dei soggetti istituzionali competenti a svolgere verifiche in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Ha risposto all'interrogazione l'assessore alle attività produttive Vincenzo Riommi: “L’Antonio Merloni spa è stata oggetto di procedura di una legge, che è quella della gestione delle crisi irreversibili delle grandi imprese, che prevede una procedura commissariale e procedure di evidenza pubbliche. Circa due anni fa, l’Antonio Merloni aveva società in Umbria, nelle Marche, in Emilia Romagna, in Romania, in Ucraina, in Svezia, in Polonia, in Russia, si è conclusa la procedura. La procedura prevede che la migliore offerta in quel caso per vari segmenti, alla fine l’ultimo segmento era il ramo umbro marchigiano che comprende gli stabilimenti di Gaifana come quelli di Santa Maria e di Fabriano, nelle Marche, che è stato assegnato a un’impresa che ha presentato la migliore offerta, che si impegna a riattivare l’azienda e a riassumere un determinato numero di persone. In ordine al prezzo è il commissario, anzi, i commissari e l’Assemblea dei creditori, previo parere dei sindacati che hanno definito il nullaosta, questo è oggetto di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, all’epoca Silvio Berlusconi. La procedura è stata quindi gestita dal Governo. C'è stato un ricorso al Tar del Lazio e alcuni istituti di credito hanno invece attivato la procedura per chiedere la dichiarazione di fallimento. Noi abbiamo la piena convinzione che l’iter complesso sia stato corretto. Ci interessa che il progetto di ripartenza dell’Antonio Merloni abbia il massimo del risultato. Dovemmo capire per che cosa facciamo il tifo: la Regione lavora perché di quei 1.500 posti di lavoro che c’erano ce ne possono essere nel futuro il più possibile. Tra l’altro ricordo che il ricorso al Tar produrrebbero la decadenza della procedura, la non riassunzione delle 600 persone e la perdita degli ammortizzatori per tutti gli altri 900, io penso che le Istituzioni si debbano preoccupare soprattutto di questo. Trovo strana la denuncia all'Inail, che non è il soggetto di controllo, semmai gestisce le pensioni di invalidità. È evidente che avendo fatto una denuncia la nostra cura potrà essere quella di dire, non so a chi, dare corso alle verifiche che vi competono da questo punto di vista”. MP/