Regione Umbria - Assemblea legislativa


ASSOCIAZIONE EX CONSIGLIERI REGIONALI: "L'UMBRIA E L'ISTITUZIONE DELLA REGIONE. MUTAMENTI SOCIALI ED ECONOMICI: VALUTAZIONI E PROSPETTIVE” - INCONTRO-DIBATTITO A PALAZZO CESARONI

(Acs) Perugia, 15 marzo 2013 – “Le Regioni vivono una fase inedita quanto drammatica per la grave crisi economica e per il numero dei disoccupati, ma c'è anche un ridimensionamento complessivo delle politiche pubbliche in cui gli enti territoriali erano protagonisti. Negli ultimi tre anni le Regioni si trovano ad essere enti che si occupano di sanità e fondi strutturali europei, ma abbiamo bisogno di recuperare la Regione in qualità di ente territoriale di governo delle politiche di sviluppo”. Lo ha detto la presidente Catiuscia Marini nel convegno “L'Umbria e l'istituzione della Regione. Mutamenti sociali ed economici: valutazioni e prospettive”, organizzato dalla associazione degli ex consiglieri regionali, nel quale sono intervenuti gli ex presidenti di Giunta, Bruno Bracalente e Germano Marri, l'ex capo dell'opposizione Pino Sbrenna, capogruppo della Democrazia Cristiana e, in qualità di coordinatore, il presidente dell'associazione Pierluigi Castellani.

Un excursus storico sul regionalismo è stato curato dal professor Bracalente, che ha ricordato come si è passati da una fase iniziale, negli anni Settanta, in cui “lo sviluppo delle piccole e medie imprese è avvenuto in maniera spontanea, nel senso che le politiche pubbliche lo hanno soltanto accompagnato e sostenuto. Negli anni Ottanta ha iniziato a costituirsi quella forma di economia della cultura che poi è stata la base di quello che chiamiamo il secondo motore dello sviluppo, quello delle risorse naturali, della cultura e dei centri storici, che ha messo in moto anche il meccanismo del turismo culturale. In quella fase la Regione giocò un ruolo fondamentale, ad esempio con le politiche di valorizzazione ambientale, con il recupero dei teatri minori, dei musei locali. Eravamo all'avanguardia livello nazionale. Oggi abbiamo bisogno di ispirarci a quell'esperienza, alla voglia di primeggiare ancora”.

 

INTERVENTI

 

BRUNO BRACALENTE (ex presidente della Regione Umbria): “C'è bisogno di riavviare un meccanismo di sviluppo e per farlo dobbiamo ispirarci anche alle migliori esperienze del regionalismo umbro e quindi delle politiche pubbliche sviluppate nei decenni passati. Mentre negli anni Settanta lo sviluppo delle piccole e medie imprese è avvenuto in maniera spontanea, nel senso che le politiche pubbliche lo avevano soltanto accompagnato e sostenuto, soprattutto con le politiche sociali e quindi con la costruzione del welfare, oggi lo sviluppo non avverrà più in modo spontaneo. C'è una differenza notevole con i distretti industriali, i distretti culturali e quelli tecnologici che costituiranno il futuro delle città e delle regioni: saranno frutto di una visione, di una progettazione in cui la politica dovrà avere un ruolo fondamentale. E' importante richiamare quanto avvenuto a partire dagli anni Ottanta, quando ha iniziato a costituirsi quella forma di economia della cultura che poi è stata la base di quello che chiamiamo il secondo motore dello sviluppo, quello delle risorse naturali, della cultura e dei centri storici, che ha messo in moto anche il meccanismo del turismo culturale. In quella fase la Regione giocò un ruolo fondamentale, ad esempio con le politiche di valorizzazione ambientale, con il recupero dei teatri minori, dei musei locali. Eravamo all'avanguardia livello nazionale. Oggi abbiamo bisogno di ispirarci a quell'esperienza, alla voglia di primeggiare ancora a livello nazionale, e naturalmente anche per quanto riguarda le politiche da seguire.

Le città saranno sempre più importanti, sarà un'economia dei servizi, della cultura, della conoscenza, che si sviluppa soprattutto nelle città. Il futuro sarà competitivo se saranno competitive le città. Quindi chi le amministra dovrà avere uno sguardo lungo, per costituire le condizioni per il cambiamento.

Rafforzamento del sistema industriale regionale: si sono susseguite diverse impostazioni programmatiche, la Regione è stata contestata per il dirigismo, con la politica dei servizi alle imprese, poi sono intervenute le politiche dell'Unione Europea, con i fondi strutturali. Per la prima volta è stato messo al centro dell'attenzione degli amministratori il sistema delle piccole e medie imprese, quindi si è introdotto il partenariato, cioè la concertazione con i soggetti economi e sociali, quindi un maggiore protagonismo del privato nella definizione degli obiettivi di interesse generale. Nella seconda metà degli anni Novanta sono state sperimentate anche forme più innovative di programmazione negoziata, patti territoriali, contratti d'area, dove il ruolo delle imprese era ancora più rilevante mentre la Regione ha dovuto più che altro accompagnare piuttosto che guidare le forze economico-sociali. Una fase dopo la quale siamo tornati ad una impostazione più classica del ruolo delle regioni. Un altro aspetto che incide è quello del peso del settore pubblico: la crescita dell'occupazione nella Pubblica amministrazione, un fenomeno in parte spiegabile perché Regione e Comuni costruivano lo stato sociale, solo che a un certo punto si è passato il segno e si è dovuto pensare a forme di ridimensionamento, come da noi con la 'Regione leggera', per rendere il sistema umbro più sostenibile”.

 

CATIUSCIA MARINI (presidente Regione Umbria): “Le Regioni di oggi vivono una fase inedita quanto drammatica per la grave crisi economica e per il numero dei disoccupati, ma c'è anche un ridimensionamento complessivo delle politiche pubbliche in cui gli enti territoriali erano protagonisti. Negli ultimi tre anni le Regioni si trovano ad essere enti che si occupano di sanità e fondi strutturali europei, ma abbiamo bisogno di recuperare la Regione in qualità di ente territoriale di governo delle politiche di sviluppo. C'è bisogno di una nuova alleanza tra le Regioni ed il nuovo Governo che ci metta in grado di fronteggiare la crisi e anche di indirizzare nuove politiche di crescita e di sviluppo. Il lavoro, l'occupazione e la crescita del Pil sono le grandi sfide del Paese. Le Regioni dovranno riassumere un ruolo centrale, sennò resteranno in prima linea sulle gravi crisi economiche, sulla gestione delle cassa integrazione, sulle aziende che chiudono ma con sempre meno strumenti attivi, concreti, per contrastare il disagio diffuso. Paradossalmente oggi le Regioni devono tornare ad avere un ruolo forte nelle politiche di sviluppo. Per anni la politica è stata caratterizzata dalla centralità dei Comuni e dal protagonismo delle città, ma oggi serve più unità che policentrismo, occorre mettere insieme le forze del territorio e affrontare l'emergenza attuale con coraggio ed apertura, penso anche alle regioni limitrofe”.


 
 

GERMANO MARRI (ex presidente della Regione): “L'appuntamento di oggi nasce dalle forti preoccupazioni sulla situazione umbra all'interno della grave crisi nazionale che stiamo vivendo. L'Umbria in questi anni, grazie anche al grande impegno delle forze politiche e istituzionali è riuscita ad uscire dall'anonimato, facendosi conoscere con iniziative di qualità in ambito sociale e culturale. Però sono grandi rischi di di un ritorno indietro. C'è bisogno di prendere coscienza che il quadro è profondamente mutato e che stiamo facendo i conti con una situazione profondamente diversa sul piano, sociale, economico e culturale. E' quindi necessario mettere in campo una capacità di proposta e una mobilitazione nuova. Il senso della nostra iniziativa è di sollecitare un impegno rinnovato per andare avanti e recuperare un ruolo più incisivo e il tempo, forse, perduto in tutta una serie di situazioni sule quali la Regione avrebbe dovuto operare in maniera più incisiva. Priorità fra le priorità è il lavoro: un grande impegno per nuovi investimenti, per i quali sono necessarie delle politiche nazionali ed europee diverse. Occorre uscire da quella chiusura operata dall'Europa sulla spesa pubblica: ci sono risorse che le Regioni, i Comuni e altre istituzioni hanno a disposizione, ma che non possono attivare a causa di questa stretta sulla spesa pubblica. Ho visto con piacere che recentemente il Parlamento europeo ha bocciato un bilancio comunitario perché le risorse venivano ancora più compresse e represse. Si è quindi capito che occorre uscire da quella stretta imposta soprattutto dalla Germania per recuperare quella capacità di spesa che è fondamentale per riattivare l'economia e l'occupazione”.


 

PINO SBRENNA (ex consigliere regionale DC): “Questa iniziativa sui 40 anni e oltre di storia della nostra regione è molto opportuna, stante le difficoltà generali che questa grave crisi strutturale ci rappresenta. Per verificare se si riescono a trovare stimoli per uscire da una fase di grande difficoltà che riguarda il Pianeta, l'italia e anche la nostra Umbria. La Regione ha rappresentato un passaggio identitario forte in questi 40 anni, è riuscita a cogliere grandi opportunità, e sicuramente altre avrebbe potuto segnarne al suo attivo se non si fosse un po' persa con andazzi e comportamenti che hanno caratterizzato in partela vita istituzionale di tutte le regioni e il loro andamento in Italia. Si è prodotto un eccesso di costi per mantenere in piedi la propria ragion d'essere, e una non sempre adeguata capacità di sprigionare tutte le potenzialità. Per questo si è anche segnato il passo, e per questo occorre un nuovo slancio vitale che però risulta ora ancora più difficile in una congiuntura in cui la politica è in una fase di evidente sbandamento. E trovare ragioni forti per uscire da una situazione di grande difficoltà non è oggettivamente facile. Vediamo quindi di fare quanto è nelle nostre possibilità per dare risposte a problemi e bisogni che certamente esistono e che vanno affrontati con decisione”. PG/TB

foto ACS http://goo.gl/FsAuc


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