THYSSEN–OUTOKUMPU: SALVAGUARDARE ECCELLENZA, PRODUTTIVITÀ E FUTURO DEL SITO SIDERURGICO TRA I PIÙ AVANZATI D'EUROPA – DE SIO (PDL) SULLE RIPERCUSSIONI DELLE VICENDE ILVA E AST SUL MERCATO DELL'ACCIAIO
Il consigliere regionale del Pdl Alfredo De Sio, prendendo spunto dalla vicenda che coinvolge l'Ilva di Taranto, commenta “l’aggravarsi della crisi della siderurgia, la mancanza di politiche industriali nazionali ed europee e l’incapacità da parte del Governo di agire per la difesa delle proprie produzioni”. Per De Sio “la vicenda dell'Ilva di Taranto presenta un filo rosso che la lega in modo evidente alle vicende della fusione Inoxum-Outokumpu, in una valutazione suicida delle politiche europee di concorrenza contrarie agli interessi complessivi del vecchio continente”.
(Acs) Perugia, 28 novembre 2012 - “La vicenda dell'Ilva di Taranto presenta un filo rosso che la lega in modo evidente alle vicende della fusione Inoxum-Outokumpu, in una valutazione suicida delle politiche europee di concorrenza contrarie agli interessi complessivi del vecchio continente”. Così il consigliere regionale del Pdl AlfredoDeSio commenta “l’aggravarsi della crisi della siderurgia con la mancanza di politiche industriali nazionali ed europee e l’incapacità da parte del Governo di agire per la difesa delle proprie produzioni”.
“Qualcuno potrebbe leggere queste valutazioni nell’ottica di approfittare delle disgrazie altrui per rilanciare rispetto ai propri problemi. Ma così non è - sottolinea De Sio - tutti abbiamo a cuore il dramma della città di Taranto sia sotto il profilo ambientale che economico e sociale, tuttavia la consapevolezza che quella realtà non potrà per vari ragioni essere in grado di mantenere i propri volumi produttivi per il presente e per il futuro, dovrebbe aprire una profonda riflessione in merito alle prospettive di produzione delle acciaierie di Terni. Secondo stime attendibili la sospensione delle produzioni presso l'Ilva di Taranto produrrà un ammanco di circa 5,5 milioni di tonnellate di acciaio in un quadro che vede già oggi l’Italia importare circa 10 milioni di tonnellate. Le ripercussioni a livello europeo sono talmente evidenti -prosegue l'esponente del Pdl - che fa sorridere il nanismo burocratico di norme antitrust ,come quelle che hanno colpito Terni, che inseguono ipotetici standard concorrenziali da applicare alle produzioni europee quando il vecchio continente è attraversato dalle dinamiche invasive dei produttori asiatici”.
Secondo Alfredo De Sio “la produzione europea di acciaio è sempre più in ginocchio e noi facciamo i conticini per valutare invece se sia troppo alta la concentrazione dell’originario progetto di fusione Inoxum-Outokumpu mentre appunto gli asiatici, Cina in testa, si avvicinano al controllo di quasi due terzi della produzione mondiale. Una follia - prosegue De Sio- che deve vedere una reiterata azione da parte del Governo per spingere nei confronti dell’Unione europea ad un cambio immediato delle decisioni riguardanti le produzioni di Terni, le cui incertezze sul futuro produrranno un ulteriore decremento degli ordinativi e quindi delle produzione e conseguentemente dei livelli di occupazione. I presupposti che stanno alla base delle decisioni della Commissione europea non possono essere accettati supinamente, perché in palese contrasto con la realtà dei fatti per una Europa che voglia competere con il resto del mondo. Non correre ai ripari depauperando l'eccellenza, la produttività ed il futuro strategico del sito probabilmente più avanzato in un momento così delicato per la siderurgia nazionale ed europea - conclude Alfredo De Sio- significa obbedire ad interessi diversi che nulla hanno anche fare con la difesa delle produzioni continentali e neppure con la libera collaborazione tra stati membri”. RED/mp