Regione Umbria - Assemblea legislativa


CARCERI UMBRE: “VISITE PERIODICHE DA PARTE DEI CONSIGLIERI REGIONALI COME SEGNALE DI ATTENZIONE ISTITUZIONALE ED UMANA” - GORACCI (COMUNISTA UMBRO) PRESENTA UNA MOZIONE

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) ha presentato una mozione, da discutere in Consiglio regionale, sulle condizioni di vita nelle carceri umbre. Nel sottolineare “finalmente” l'approvazione da parte dell'Ufficio di presidenza di Palazzo Cesaroni  dello schema di avviso pubblico per la selezione del Garante dei detenuti (Legge regionale '13/2006'), Goracci propone che i consiglieri regionali visitino le carceri umbre (Perugia, Terni, Spoleto, Orvieto) non in occasioni sporadiche o in situazioni particolari, ma con programmazione annuale. “Un modo per capire a cosa si riduce la vita all'interno di un carcere, sia per chi deve scontare la sua pena, sia per chi vi lavora all'interno e che, a causa dei tagli finanziari, raggiunge un numero del tutto insufficiente  per rispondere persino alle continue emergenze”.

(Acs) Perugia, 21 novembre 2012 - “I consiglieri regionali visitino le carceri umbre  (Perugia, Terni, Spoleto, Orvieto) non in occasioni sporadiche o in situazioni particolari, ma con programmazione annuale. Un modo per capire così, per quanto in minima parte, a cosa si riduce la vita all'interno di un carcere sia per chi deve scontare la sua pena, sia per chi vi lavora all'interno e che, a causa dei tagli finanziari, raggiunge un numero del tutto insufficiente  per rispondere persino alle continue emergenze”. Lo chiede, attraverso una mozione da discutere in Aula, il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) per il quale “un'iniziativa di tale genere rappresenterebbe un forte segnale di attenzione istituzionale e amministrativa nonché una grande operazione umana capace di far sentire meno sole le migliaia di detenuti che vivono e sopravvivono anche negli istituti di pena umbri. Per un paese civile – scrive Goracci nel suo atto di indirizzo -, le carceri non possono e non devono essere solo non-luoghi di dolore e 'discariche sociali', bensì luoghi di valore e dignità istituzionale con al centro il recupero e non l'abbandono della persona a se stessa”.
Nella sua mozione, Goracci rimarca “seppure con molto ritardo” l'approvazione della Legge regionale '13/2006' che istituisce la figura del 'Garante delle persone sottoposte a misure restrittive o limitative della libertà personale'. Nel sottolineare “finalmente” l'approvazione da parte dell'Ufficio di presidenza di Palazzo Cesaroni  dello schema di avviso pubblico per la selezione delle candidature, giudica tutto ciò “un passo avanti importante”.

“Cosa siano le carceri italiane è noto a tutti – rimarca Goracci -: tra le istituzioni pubbliche si tratta forse di una tra le più anticostituzionali poiché niente del principio di fondo su cui si basa, ovvero il recupero e la reintegrazione nella società di chi ha sbagliato commettendo reati, viene praticato. Lo dimostra, in modo incontrovertibile, il fatto che, quando un uomo esce dal carcere, dopo esservi entrato con caratteristiche riconducibili alla normalità, finisce per essere ridotto ad una persona fisicamente e psicologicamente distrutta, umanamente devastata. Dirò di più – aggiunge -: se prima non era avvezzo a delinquere, sicuramente in carcere  apprende a farlo. Un detenuto, per non parlare di quelli a cui tocca l'isolamento, trascorre dalle 20 alle 22 ore tutti i 'santi' giorni in una cella di 8-9 mq da condividere con una o addirittura più persone, con pochi e rari momenti da passare in luoghi di socializzazione che, sportivi, culturali o lavorativi che siano, risultano davvero poco funzionanti. Se si pensa, poi, a chi finisce 'dentro' senza avere né famiglia né avvocati, allora non si può neanche immaginare quanto sia rovinoso il suo precipitare nella perdita assoluta della pur minima dignità, poiché, ad esempio, risulta quasi impossibile persino poter avere un pigiama o un ricambio di biancheria”.

Goracci denuncia quindi come “l'Italia, unico caso in Europa, non solo prova la pesante vergogna di un sovraffollamento disumano (sfiora il 50 per cento in più dei posti disponibili), ma si trova addirittura nell'assurda situazione per cui il 35-40 per cento dei detenuti è in attesa di giudizio (quanto a questo, spesso, ci sono persone, soprattutto giovani e immigrati accusati di reati di rilevanza minore, che potrebbero essere dirottate su altre forme di intervento sociale e di recupero piuttosto che sulla carcerazione negli istituti di pena). Vero è che – conclude Goracci -, come vuole l'adagio, il primo elemento essenziale alla comprensione della realtà è conoscerla”. RED/as


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