Regione Umbria - Assemblea legislativa


POLITICA: “IL RITORNO DAL PDL A FORZA ITALIA NON POTRÀ MAI AVERE NÉ IL MIO CONSENSO N'È TANTOMENO LA MIA ADESIONE” - PER DE SIO (PDL): “NON È SOLO UNA QUESTIONE DI NOME”

In sintesi

Il consigliere regionale del PdL Alfredo De Sio punta il dito sulla “dichiarazione di Silvio Berlusconi di voler intraprendere la strada del ritorno dal PdL a Forza Italia” e, in una nota, sottolinea come questo eventuale passaggio “non potrà mai avere né il mio consenso n'è tantomeno la mia adesione” e che “ non è solo una questione di nome”. Per il consigliere regionale del PdL “interrogarsi oggi, anche con un approccio autocritico, su quali obiettivi abbiamo raggiunto in questi anni è l'unico modo per riavvicinare i nostri elettori e dare prospettive salde al centrodestra”.

(Acs) Perugia, 16 luglio 2012 - “Non è solo una questione di nome. La dichiarazione di Silvio Berlusconi di voler intraprendere la strada del ritorno dal PdL a Forza Italia non potrà mai avere né il mio consenso n'è tantomeno la mia adesione”. Così Alfredo De Sio(PdL) in una nota, dove ricorda che “il Popolo della Libertà nacque come progetto di grandi prospettive teso ad unire le diverse esperienze politiche e culturali che trovavano un minimo comune denominatore nei principi di libertà, socialità, meritocrazia, identità nazionale, moralità, modernizzazione dello Stato. Un percorso – scrive De Sio - che era teso non ad annullare ma ad esaltare le diverse specificità dei soggetti fondatori, per offrire agli elettori un progetto ed una proposta dinamica in grado di cambiare l'Italia e governare le sfide del cambiamento”.


Per il consigliere regionale del PdL “interrogarsi oggi, anche con un approccio autocritico, su quali obiettivi abbiamo raggiunto in questi anni è l'unico modo per riavvicinare i nostri elettori e dare prospettive salde al centrodestra. La nascita del PdL – commenta - ha costituito un'evoluzione nella quale i partiti e tutte le componenti politiche hanno sacrificato i propri egoismi per il raggiungimento di un obiettivo più grande: rendere cioè il bipolarismo permanente e tendere sempre più ad un sistema bipartitico che avvicinasse l'Italia alle altre democrazie europee. Tutto questo purtroppo non si è realizzato per una concatenazione di fattori, la crisi globale dell'economia, lo sfaldarsi della nostra maggioranza parlamentare, gli scandali e l'ondata di antipolitica. Il passaggio di testimone tra Berlusconi ed Alfano, la strutturazione del PdL in un partito vero, la convocazione dei congressi, l'introduzione del meccanismo delle primarie per la scelta del leader – rimarca De Sio - rappresentavano il percorso virtuoso di un movimento che affrontava la sfida dell'evoluzione in un soggetto adulto pronto anche a correre i rischi insiti nei momenti di cambiamento pur di mantenere la barra ferma sui concetti di bipolarismo e di alternanza. Un nuovo inizio che, come tale, porta con se rischi e speranze. Tutto ciò invece, oggi, sembra essere tramontato nella convinzione di molti, troppi nel PdL, a causa di pulsioni di vario genere che oscillano tra le dichiarazioni di fondamentalisti alla Galan, alle strategie di improbabili consiglieri dell'ultim'ora preoccupati solo ed esclusivamente delle loro sorti personali. L'abbandono di tutto ciò, che con Alfano si era tentato di creare in questo anno, azzerando il tutto solo perché Berlusconi ha deciso di ricandidarsi, rappresenta il suicidio politico dell'esperienza per cui si era dato vita al PdL. Ecco perché – spiega - se le ipotesi di un ritorno a Forza Italia, con la pretesa di annessione di tutte le altre anime fondatrici del PdL é inaccettabile, lo sarebbe comunque un percorso dove, anche con altro nome, si cancellassero nella sostanza i principi ispiratori con i quali abbiamo deciso di intraprendere insieme questa avventura”.


Secondo De Sio, “inseguire, ad esempio, come si sta facendo, al di la dell'ufficialità, la prospettiva di una legge elettorale dove nessuna delle forze o coalizioni sia in grado di vincere e governare, significa azzerare tutto il percorso degli ultimi vent'anni. Nel PdL – ribadisce - ci sono troppi soggetti che non concepiscono la possibilità che si possano difendere valori e principi rischiando anche di perdere le elezioni, preferendo invece inseguire ipotesi di governi consociativi o peggio di continuare a galleggiare controcorrente abdicando al ruolo politico per creare una marmellata indigeribile”.

 

De Sio definisce quella in corso, anche in Umbria, “una discussione aperta con diverse prospettive finali dove la classe dirigente non è minorenne, né figlia di un dio minore come ha dimostrato in tanti anni di duro confronto dentro e fuori le istituzioni. L' auspicio – conclude - è perciò che il buonsenso prevalga e non si abbandoni la strada faticosamente intrapresa dove, anche a costo di lacerazioni profonde, gli uomini e le donne che nel PdL rappresentano la continuità storica e culturale della destra politica italiana, hanno continuato a lavorare con capacità e soprattutto con lealtà. Una parola che nulla ha a che vedere con adulazione e servilismo”. RED/as


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