Regione Umbria - Assemblea legislativa


SENTENZA G8 GENOVA: “SOLO UN GOVERNO REAZIONARIO E UN'OPPOSIZIONE DEBOLE E COMPLICE IMPEDIRONO DI DIRE SUBITO LA TRAGICA VERITÀ” - GORACCI (COMUNISTA UMBRO): “UNO SPRAZZO DI LUCE SU UNA VICENDA OSCURA"

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) definisce la sentenza della Corte di Cassazione, relativa al G8 di Genova del 2001, “uno sprazzo di luce su una vicenda oscura, per alcuni aspetti da regime sudamericano, ma le sua effettiva efficacia amareggia”. Goracci, nel ricordare la sua partecipazione come sindaco di Gubbio alla manifestazione (“al fianco dei giovani, dei movimenti, del social forum e contro lo strapotere di Stati e, soprattutto, delle banche contro i popoli”), stigmatizza “il comportamento dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro (ora sottosegretario del Governo Monti). Mentre l'attuale capo Antonio Manganelli – commenta - chiede scusa con immenso ritardo, lui non fa nemmeno questo. Sarebbe molto più saggio e onorevole che lasciasse l'incarico attualmente ricoperto”.

(Acs) Perugia, 9 luglio 2012 - “Quanto successo nel corso del G8 di Genova era chiaro fin da allora, solo un governo reazionario e un'opposizione debole e complice impedirono di dire subito la tragica verità: centinaia di inermi e pacifici manifestanti, che alla Diaz, ma anche a Bolzaneto e altrove furono massacrati, aggrediti con odio e ferocia. Non a caso si è parlato di "'macelleria messicana'”. Così il consigliere regionale Orfeo Goracci (Comunista umbro) interviene sulla sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato le condanne per falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali dei no-global alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001.

Goracci ricorda che il 21 luglio 2001 partecipò alla manifestazione con la fascia tricolore, “certamente unico sindaco di città sopra i 30mila abitanti. Ricordo ed evidenzio questo perché, anche nelle vesti istituzionali occorrono la forza, il coraggio, il convincimento e la coerenza di schierarsi. Il sindaco e gli amministratori di Gubbio – aggiunge - (che erano stati eletti 50 giorni prima) non ebbero dubbi nel decidere con chi stare: con i giovani, i movimenti, il social forum e contro lo strapotere di stati e, soprattutto, delle banche contro i popoli. Avemmo la fortuna di non subire violenze, ma percepimmo e vivemmo chiaramente il clima di aggressione che c'era nei confronti dei partecipanti. Successivamente e con coerenza – va avanti -, mentre imperava il Governo Berlusconi, cercammo di impedire (e ci riuscimmo) che l'albero di Natale più grande del mondo fosse acceso dall'allora ministro Scaiola, che era agli Interni all'epoca dei tragici fatti avvenuti a Genova nella notte tra il 21 e il 22 luglio”.

“Dopo 11 anni – commenta Goracci - arriva una sentenza che fa luce su come andarono i fatti, ma tra prescrizioni, tra legge' Cirielli' e via dicendo, nessuno dei massimi responsabili farà un giorno di galera, al massimo riceveranno una 'sospensione' dal proprio incarico (ma poi per quanto?). E parliamo di pestaggi e torture (ricostruiti e diffusi anche in un film) che hanno coinvolto centinaia di giovani italiani e provenienti da diverse parti d'Europa e del mondo. Non va dimenticata anche la tragica morte di Carlo Giuliani di sabato 20 luglio. La sentenza della Cassazione – rimarca Goracci - è uno sprazzo di luce su una vicenda oscura, per alcuni aspetti da regime sudamericano, ma le sua effettiva efficacia amareggia. Si possono rompere le teste senza prendere nessuna condanna (per le scelte politiche ed istituzionali, con leggi approvate dopo i fatti). Certo non può non essere stigmatizzato il comportamento di Gianni De Gennaro (ora sottosegretario del Governo Monti) che era allora il capo della polizia e mentre Manganelli chiede scusa con immenso ritardo, lui non fa nemmeno questo. Non sarebbe molto più saggio e onorevole lasciare l'incarico attualmente ricoperto? Certo - va avanti il consigliere regionale -, i fatti di Genova fanno ancora più riflettere chi ha avuto ed ha a che fare con vicende giudiziarie e non sarà mai facile spiegare e far capire perché nello stesso paese chi è stato responsabile di massacri e torture se la cava con una 'sospensione' dal lavoro (se ci sarà), mentre ci sono persone che si sono fatte due mesi di galera (custodia cautelare) solo in base a deposizioni in riferimento a scelte politiche e amministrative, senza che nessun tribunale si sia espresso con sentenze. Nel sistema giudiziario di questo paese - conclude Goracci - c'é sicuramente qualcosa da rivedere”. RED/as


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