PARCO DI MONTECUCCO: “LE COMUNITÀ DEVONO POTER VIVERE I LUOGHI DI CUI SONO CUSTODI E FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA AL SERVIZIO DEL PARCO” - LE RAGIONI DI SMACCHI (PD) PER LA SOPPRESSIONE DELLE AREE CONTIGUE
Andrea Smacchi, consigliere regionale del Pd ha presentato una proposta di legge per abolire l'area contigua al Parco regionale di Montecucco. A suo giudizio l'abolizione è richiesta da tutti i comuni che fanno capo al parco, per l'eccesso di vincoli e normative che si concentrano nei terreni a ridosso dell'area protetta che, per sua natura, spiega Smacchi non può avere un carattere esclusivamente vincolistico come il parco.
(Acs) Perugia 9 Giugno 2012 – Gli amministratori ed i cittadini che vivono nei territori dei comuni del Parco di Montecucco (Scheggia, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vico) sono i veri custodi di questi luoghi, e come tali chiedono a gran voce un intervento della Regione per la soppressione delle aree contigue.
Così Andrea Smacchi, consigliere regionale del Pd, spiega le ragioni che lo hanno spinto a presentare una sua proposta di legge regionale per rivedere i vincoli all'interno di queste aree che fanno da cuscinetto rispetto al parco vero e proprio.
Dopo aver chiarito che la proposta presentata “è frutto di un lungo percorso di concertazione con i quattro comuni del Parco del Monte Cucco”, Smacchi aggiunge, “le aree contigue sono una novità introdotta dalla legge-quadro sulle zone protette all’inizio degli anni '90; allo scopo prevalente di permettere l’attività venatoria alle popolazioni locali.
Come caratteristica propria dell'area contigua, nel senso di adiacente, è il suo non essere area protetta. Sarebbe un errore ed un equivoco normativo intendere la regolamentazione dell'area contigua quale riproposizione in termini meno rigidi della normativa vincolistica applicata nell'adiacente area protetta”.
Per Smacchi negli ultimi anni, queste aree “hanno perso la funzione per cui erano nate (caccia), e sono diventate un insieme di vincoli e normative, perdendo il rapporto con le comunità che rischiano di non poter più vivere questi luoghi e di svolgere funzioni e servizi.
Nella sostanza si tratta di aree cuscinetto che rappresentano sicuramente una congiunzione funzionale tra il parco ed i territori antropizzati, senza avere per legge un carattere esclusivamente protettivo”.
Noi tutti sappiamo, continua Smacchi, che l’abbandono dei territori montani e del parco, in un momento in cui le risorse pubbliche sono in grande riduzione, significa perdere la manutenzione dei boschi, delle strade, la pulizia dei versanti e il controllo e sicurezza idrogeologica.
Obiettivo della legge è invece di permettere alle comunità di poter vivere i luoghi; di far ripartire un’economia locale al servizio del parco e di mantenere il patrimonio architettonico edilizio ed infrastrutturale; poter sviluppare un sistema turistico e la trasformazione dei prodotti locali per una filiera corta promuovendo l’uso e la produzione delle energie rinnovabili”.
Dopo aver chiarito che la proposta rappresenta in primis una forma di tutela e garanzia dei legittimi interessi delle popolazioni residenti nei Comuni del parco, perché una montagna disabitata non servirebbe a nessuno, Smacchi così conclude: “Nessuno pensa di indebolire il parco o di fare politiche contro la tutela ambientale, ma di muoversi nell’ottica della protezione dell'ambiente, fondata sullo sviluppo sostenibile e sulla valorizzazione di risorse endogene rinnovabili, allo scopo di contribuire alla messa a punto di sistemi economico-ambientali per le comunità del parco nel terzo millennio”. GC/gc