Regione Umbria - Assemblea legislativa


ASSUNZIONI ALLA GESENU: “FANNO PENSARE AD UNA DIFFUSA PRATICA DI NEPOTISMO CHE NEGA IL MERITO, E DANNEGGIA L'INTERESSE PUBBLICO”- RICHIAMO DI MONNI (PDL) ALLA “CORRETTEZZA AMMINISTRATIVA”

In sintesi

 

A giudizio del consigliere regionale Massimo Monni del Pdl alcune assunzioni fatte dalla società Gesenu a capitale pubblico-privato e dalle sue controllate, fanno pensare “ad una diffusa pratica di nepotismo”. Monni che cita il recente caso dell'assunzione, in un'azienda partecipata del figlio di un dirigente, già collocato in pensione, ritiene che nonostante l'assenza di rilievi penali, questa deprecabile modalità di assunzione, finisca per penalizzare i più capaci e per ledere gli interessi dei cittadini utenti.

 

 

(Acs) Perugia 28 febbraio 2012 – Nella società per azioni a capitale misto pubblico-privato Gesenu e sue controllate, persistono casi di assunzione che fanno pensare ad una diffusa pratica di nepotismo, come il recente caso dell'assunzione, in un'azienda partecipata del figlio di un dirigente, già collocato in pensione e attualmente consulente della società stessa.

Ad affermarlo è il consigliere del Pdl Massimo Monni che giudica questa pratica, “disdicevole, anche se il fatto in sé non necessariamente presenta risvolti di rilievo penale, ma certamente configura una gestione proprietaria e antieconomica delle aziende della città”.

Nel merito Monni segnala due profili di inopportunità: “assumendo persone per discendenza o parentela si nega ogni forma di merito e di rinnovamento; si penalizzano giovani brillanti che potrebbero fare meglio gli interessi della città e che invece spesso sono costretti a rimanere a casa senza lavoro”.

Per Monni questo comportamento “appartiene ad un sistema vecchio e costoso, quello degli ‘stipendiati della parapolitica’ che quasi sempre usufruiscono di forti tutele da parte dei loro sponsor, fino al punto da interferire con le esigenze organizzative e funzionali delle stesse aziende. Non a caso - prosegue Monni - la gran parte dei cosiddetti figli d'arte vengono assunti negli uffici amministrativi centrali, e raramente con precisi ruoli operativi. Un atteggiamento ingiustificabile anche perché compito delle aziende partecipate dovrebbe essere quello di gestire i servizi al minor costo possibile per i cittadini, non di fornire ricchi appannaggi per parenti e congiunti di manager e politici”.

“E' indispensabile - conclude il consigliere di minoranza - il richiamo ad una pratica di correttezza amministrativa che garantisca misure di maggior rigore a tutela dell'interesse pubblico, nonché a tutela dei possibili danni derivanti dalla dispersione di risorse ed inefficienze imputabili alle modalità di assunzione all'assunzione di personale mediante forme di reclutamento semplificate”. GC/gc

 


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