DAP 2012/14: PRESENTATO IN AULA IL DOCUMENTO ANNUALE DI PROGRAMMAZIONE – LE RELAZIONI DI MAGGIORANZA (STUFARA) E MINORANZA (LIGNANI MARCHESANI), LA SCHEDA
(Acs) Perugia, 24 febbraio 2012 – L'Assemblea regionale ha avviato l'analisi dei contenuti del Documento annuale di programmazione 2012/2014 predisposto dalla Giunta regionale ed articolato su quattro linee principali: la definizione di una complessiva riforma istituzionale; il contributo delle politiche regionali alla competitività del sistema economico regionale (sostegno a industria, turismo, commercio, agricoltura, all’innovazione e alla green economy, all’istruzione, formazione e politiche per il lavoro ma anche semplificazione amministrativa, sostenibilità dello sviluppo, difesa dell’ambiente, infrastrutture e sistema dei trasporti); la riforma e il riassetto del sistema della sanità e del welfare regionale, con riferimento alle politiche per la salute e quelle per il sociale, all’interno del quale si inseriscono le politiche per l’abitazione e quelle per l’immigrazione; la preparazione alla nuova fase della programmazione dei fondi comunitari per il periodo 2014 – 2020 per rilanciare, secondo la “strategia Europa 2020”, il sistema economico e promuovere una “crescita intelligente”, sostenibile e solidale.
Il documento è stato illustrato in Aula dal relatore di maggioranza, Damiano Stufara (Prc – Fds): “PORTARE L’UMBRIA FUORI DALLA CRISI È POSSIBILE SOLO SE ALLE POLITICHE DI RISANAMENTO SAPRANNO CONIUGARSI POLITICHE DI EQUITÀ E DI SVILUPPO, LA CUI EFFICACIA DIPENDERÀ ANCHE DALL’AUTOREVOLEZZA DELLA COALIZIONE DI GOVERNO REGIONALE - Un quadro denso di incertezze delinea per l’Umbria un sentiero molto stretto lungo cui muoversi nel tentativo di coniugare la quadratura del bilancio regionale, duramente colpito dai tagli delle manovre dei governi nazionali, con l’equità e la tenuta della coesione sociale oltre che con le necessarie prospettive di crescita e di uscita dalla crisi economica. Un quadro in cui è indispensabile, ed è questo che nel Dap si cerca di delineare, continuare a dare risposte ai cittadini ed alle imprese, pur nella consapevolezza dei limiti delle competenze dell’amministrazione regionale, e delle risorse a disposizione. Una positiva innovazione nella struttura del Documento sta nell'introduzione di un preambolo politico-programmatico, che riassume e sistematizza le principali priorità che si intendono affrontare nell'azione di governo nel nostro territorio; un'innovazione che consentirà di verificare in modo puntuale e trasparente la capacità del governo regionale di dare risposte alla nostra comunità, specie in una fase di grandi difficoltà come quella attuale. La Regione Umbria è consapevole che i tempi sono difficili, che le sfide a cui saremo chiamati nei prossimi anni sono straordinarie Per questo chiama a raccolta le energie migliori del territorio: dalle imprese ai sindacati, dal mondo della scuola e in particolare dell’università a quello dei servizi e delle professioni. Una sfida che impone anche di andare “oltre i confini” dell’Umbria, costruendo intese e collaborazioni istituzionali ampie tra le diverse amministrazioni delle regioni dell'Italia Mediana, perché solo mettendo a rete eccellenze, professionalità, competenze, strutture, esperienze, e usufruendo in comune delle opportunità offerte dai fondi europei si può salvaguardare la qualità dei servizi e delle prestazioni che caratterizzano questo pezzo d’Italia. Portare l’Umbria fuori dalla crisi è possibile solo se alle politiche di risanamento sapranno coniugarsi politiche di equità e di sviluppo, la cui efficacia dipenderà anche dall’autorevolezza della coalizione di governo regionale e dunque dalla qualità delle condotte dei suoi componenti. Non ci sfugge che questo difficile percorso passa per decisioni quanto mai urgenti che devono essere prese a livello nazionale ed europeo, come ricordato all’inizio. Tuttavia sta anche alla nostra capacità di programmazione saper gettare un ponte verso un futuro necessariamente diverso non solo rispetto alla stagione politica che abbiamo conosciuto come seconda repubblica, ma rispetto a tutta l’esperienza del regionalismo in Italia; un’esperienza dal grande valore democratico che può perpetuarsi nella sua funzione fondamentale, quella dell’autogoverno delle comunità locali, tornando a guardare direttamente ai bisogni ed alle aspettative della nostra cittadinanza in un clima di ritrovata fiducia. In questa capacità di rigenerare l’economia e la società regionale rigenerando la politica sta il fulcro delle tante e difficili sfide che avremo l’onere di affrontare, e che dovranno vedere tanto il livello di Governo che il Consiglio regionale, nel rispetto dei ruoli che i cittadini ci hanno assegnato nello scegliere maggioranza ed opposizioni, come i principali protagonisti della cura e della tutela dell'interesse dell'Umbria”. [Stufara è poi entrato nel merito dei provvedimenti previsti e dei contenuti del Dap, che vengono sintetizzati nella scheda in coda al pezzo].
Il relatore di minoranza, Andrea Lignani Marchesani (Pdl) ha parlato di “UNA RELAZIONE MARCATAMENTE POLITICA CHE DIMOSTRA QUANTO SI SIA SPOSTATO L'ASSE DI QUESTA REGIONE. DEFINITIVO TRAMONTO DELLO STRUMENTO DELL’ALLEANZA - Quello di quest’anno rappresenta un Documento di svolta, a nostro parere negativo, per la contingenza internazionale, nazionale e soprattutto regionale in cui si inserisce. Abbiamo di fronte un atto datato, privo di progettualità e quasi tirato via, con una sintesi e una brevità rispetto agli anni passati che appare come una dichiarazione di impotenza. Le numerose manovre economiche nazionali non giustificano una presentazione dell’atto stesso addirittura a fine gennaio proprio perché in alcune parti si evincono ritardi e contraddizioni. Alcune crisi aziendali esplose violentemente nell’ultimo periodo non sono nemmeno citate perché non ci si è presi nemmeno la cura di aggiornare la bozza originaria, segno evidente che le crisi interne alla maggioranza stanno facendo perdere di vista il dovere di amministrare come da mandato elettorale ricevuto. Il Documento dedica ben poche pagine alle politiche europee, alle dinamiche da porre in essere per lo sviluppo al confronto con gli altri livelli istituzionali per uno sviluppo infrastrutturale si sostenibile ma prioritariamente competitivo. Traspare poi una continua ed evidente linea di vittimismo autoassolutorio tendente a scaricare nei confronti del passato Governo Berlusconi e alle attuali dinamiche poste in essere dal Governo Monti tutte le responsabilità delle attuali criticità umbre. Basterebbe questo per bocciare senza appello il Documento ma è necessario approfondire almeno tre linee di indirizzo per focalizzare una situazione da cui l’Umbria deve provare ad uscire. In gioco c’è il destino e la qualità della vita delle nostre Comunità che stanno piombando in un pericoloso sentimento frammisto di rassegnazione e disperazione che è il preludio esplosivo di enormi tensioni sociali. Il primo parametro da analizzare è il definitivo tramonto dello strumento dell’Alleanza per l’Umbria, miseramente naufragata in meri momenti di presentazione di alcune politiche, con concertazioni che evidenziano sempre più gli interessi corporativi delle singole categorie spinte dalla disperazione della contingenza economica ad un egoismo non condivisibile ma non giustificato, con l’inesistenza e la mancata convocazione di tavoli territoriali e momenti tematici che evidenziano in maniera impietosa l’incapacità della Giunta ad essere elemento di raccordo ed equilibrio politico tra le parti. Le RIFORME DI FATTO IMPANTANATE IN UNA GIUNGLA NORMATIVA e in un labirinto di veti incrociati. Il bilancio dei primi due anni di Legislatura è in questo frangente assolutamente fallimentare. Dalla “riformina” degli Ater nel 2010 si è passati alla Legge sulla semplificazione, alla soppressione delle Comunità Montane e dell’Arusia con la creazione dell’Agenzia Forestale, alla creazione ancora da definire delle Unioni speciali dei Comuni in sostituzione dei vecchi Ati. E alla ridefinizione dei Consorzi di Bonifica. In teoria un grande lavoro, di fatto una sorta di normativa quadro, molto spesso priva di coraggio, che rimanda a successive norme o regolamenti. Le norme sulla semplificazione, su cui l’opposizione ha dato un contributo comprendendo la necessità di dare risposte concrete a cittadini ed imprese, sono ancora lontane dall’essere attuate e pensiamo sia necessario imporre tempi certi ad Uffici ed Enti interessati con una competitiva politica di premi e sanzioni. L’abolizione delle Comunità montane e dell’Arusia, di per sé positive, danno eccessivi tempi di fasi transitorie, con le prime scadenze non rispettate ed eccessivamente protratte nel tempo. L’Agenzia Forestale si sostanzia in un ingiustificato carrozzone teso a preservare rendite di posizione politiche ed elettorali. Per non parlare delle Unioni speciali dei Comuni che oltre a sovrapporsi alla nuova normativa nazionale creando confusione e sovrapposizione, con conseguente lievitazione dei costi pubblici, risente dell’antico vizio degli Ati (anche questi ultimi con ingiustificati tempi lunghi di dismissione): si vuole in sostanza creare dei corpi intermedi vincolati nei confini da un centralismo regionale ingiustificato teso a isolare i Comuni non politicamente omogenei svuotandone le competenze e impedendone l’aggregazione tra loro nei servizi anche se geograficamente omogenei. La governance della sanità che non può ridursi a una riedizione delle lotte tra campanili da un lato, e alla preservazione con artifici al limite della legge di poltrone clientelari nonostante il riassetto giocoforza ne elimini alcune. Il terzo elemento è quello della CAPACITÀ DI SPESA E DI INDEBITAMENTO DA PARTE DELLA REGIONE. La mancata possibilità di poter ricorrere al mercato nei prossimi anni deve essere la virtuosa occasione per avviare una seria politica di spending review che deve sostanziarsi in una seria politica di eliminazione di sprechi clientelari, di doppioni e di ingiustificata spesa elettoralistica. Molti dei macroparametri economici e sociali dell’Umbria, sia nel recente passato che nelle previsioni future, evidenziano un trend preoccupante. Se da un lato le curve cartesiane di riferimento per quanto concerne Pil per abitante, produttività del lavoro ed apertura verso l’estero risentono del dato nazionale, dall’altro è ammissione del Documento stesso che la curva di potenziale ripresa è più bassa rispetto al dato nazionale evidenziando la perdita di contatto della nostra Regione rispetto alle aree più dinamiche della Nazione. Lo stesso dicasi per altri parametri economico-sociali, primo fra tutti il tasso di occupazione. Auspichiamo, alla luce della prossima manovra di bilancio, una rivisitazione del Documento viste anche le critiche espresse in maniera sempre meno velata rispetto agli anni scorsi dalle categorie intervenute all’audizione del Consiglio regionale. Un nuovo Dap che nasca anche dal coinvolgimento più stringente dell’Assemblea legislativa che possa, visto lo stato di emergenza in cui si trova l’Umbria, fare propri parametri virtuosi e di ottimizzazione anche del maggior carico fiscale determinato dall’aumento dell’addizionale regionale. Infine c'è la questione morale, che è diventata una vera e propria emergenza per la nostra Regione. Quanto sta accadendo sta determinando una forte crisi di sfiducia nei confronti delle Istituzioni e che troppo è il tempo che si dedica ad assetti futuri e a nuovi equilibri mentre la casa sta bruciando. Tutte le energie devono essere dedicate alla salvezza e al futuro della nostra Regione sgombrando il campo da ombre e da gap di credibilità che nessuno si può permettere in questa stagione. Crediamo che l’emergenza esiga un confronto serio con tutto il Consiglio regionale che non preveda maggioranze diverse da quelle stabilite dagli elettori ma che metta in Agenda una discussione franca e serena sull’opportunità, presidente Marini,di rimettere il suo mandato o, in alternativa, se emergesse che l’Umbria non si può permettere una stagione elettorale, l’apertura di una stagione di riforme strutturali condivise su cui non mancheremo di dare un contributo costruttivo nonostante il vostro assurdo atteggiamento che nella giornata di mercoledì ha calpestato in maniera immotivata le Istituzioni regionali”.
SCHEDA DAP 2012-2014 Le strategie e gli indirizzi definiti dal Dap (che prevede invarianza fiscale e azioni di recupero dei livelli di elusione ed evasione fiscale nei tributi di competenza regionale) si caratterizzano per quattro linee principali: la definizione di una complessiva RIFORMA ISTITUZIONALE; il contributo delle politiche regionali alla COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA ECONOMICO REGIONALE (sostegno a industria, turismo, commercio, agricoltura, all’innovazione e alla green economy, all’istruzione, formazione e politiche per il lavoro ma anche semplificazione amministrativa, sostenibilità dello sviluppo, difesa dell’ambiente, infrastrutture e sistema dei trasporti); la RIFORMA E IL RIASSETTO DEL SISTEMA DELLA SANITÀ E DEL WELFARE regionale, con riferimento alle politiche per la salute e quelle per il sociale, all’interno del quale si inseriscono le politiche per l’abitazione e quelle per l’immigrazione; la preparazione alla nuova fase della PROGRAMMAZIONE DEI FONDI COMUNITARI per il periodo 2014 – 2020 per rilanciare, secondo la “Strategia Europa 2020”, il sistema economico e promuovere una “crescita intelligente”, sostenibile e solidale. Il capitolo INFRASTRUTTURE verrà affrontato sia per quanto riguarda quelle immateriali (superamento del digital divide e facilitazione dell'accesso alle tecnologie dell'informazione) che quelle viarie (strade, ferrovie, aeroporto e trasporti pubblici). Mentre per quanto riguarda l'AMBIENTE verrà definita la 'Strategia energetico ambientale regionale 2020', incentrata su: produzione da fonti rinnovabili, efficienza energetica, green economy. Sarà anche redatto il PIANO DELLA QUALITÀ DELL'ARIA ma il fulcro dell'azione su questo versante saranno acqua e rifiuti: nel settore idrico verrà predisposto il regolamento in materia di scarichi, sarà elaborata la proposta di regolamento sull’utilizzazione agronomica dei reflui zootecnici e verranno messi in campo gli interventi per la definizione del deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua. L’obiettivo previsto dal PIANO REGIONALE DEI RIFIUTI, il raggiungimento del 65 per cento di raccolta differenziata entro il 2012, non sarà conseguibile nei tempi previsti, anche se la riorganizzazione dei servizi di raccolta per il passaggio dalla raccolta stradale al sistema domiciliare del 'porta a porta' sta portando risultati molto apprezzabili. I Comuni dovranno provvedere, entro il 2013, alla riorganizzazione in senso domiciliare dei servizi di raccolta dando priorità alle zone più densamente abitate in maniera da raggiungere quote di raccolta differenziata quanto più prossime agli obiettivi stabiliti dal Piano regionale. Nel corso del 2012 verrà poi data attuazione alle disposizioni in materia di premi e sanzioni per i Comuni che raggiungono o non raggiungono gli obiettivi fissati in termini di raccolta differenziata.
È previsto l’aggiornamento dell’attuale PIANO REGIONALE DEI TRASPORTI che scadrà alla fine del 2013. Si potrà poi procedere all’affidamento dei servizi di trasporto regionale attraverso una specifica gara, tenendo conto che il territorio regionale costituirà un bacino di riferimento unico e che dunque sarà più facile evitare sovrapposizione di servizi, tratte, orari, e assicurare un controllo più puntuale ed efficace della qualità dei servizi erogati. A ciò si dovrà accompagnare una nuova politica delle tariffe, con l’introduzione di un unico titolo di viaggio, valido per l’intero territorio regionale, e di una tariffa unica che tenga conto di aree servite e chilometri offerti. “Nel 2012 si faranno sentire gli effetti delle manovre finanziarie del Governo nazionale, che impongono tagli profondi alle risorse disponibili delle Regioni e degli Enti locali, riducendo le risorse previste per la sanità regionale, inasprendo le regole del patto di stabilità interno e tagliando i trasferimenti statali, che comportano e comporteranno complessivamente per la Regione Umbria minori risorse pari a 243 milioni per il 2011, 305 milioni per il 2012, 330 milioni per il 2013 e 375 milioni per il 2014. La risposta della Regione si concretizza nella scelta di aprire una grande stagione di riforme istituzionali. Si tratta quindi di ridefinire le competenze, avvicinarle ai territori e ai cittadini con l’obiettivo di costruire percorsi di relazione con la pubblica amministrazione più snelli, meno burocratici e meno onerosi. Sul welfare e le prestazioni sanitarie i dati ufficiali mettono in evidenza l’elevata qualità dei servizi assicurati ai cittadini e la contestuale situazione di equilibrio finanziario di questi settori. Dovrà essere individuato, già dal 2012, un nuovo modello della sanità regionale basato sull’appropriatezza organizzativa, per ridurre i costi e rendere massimo il numero di cittadini che accedono a prestazioni efficaci. Verrà dato seguito alle LINEE DI INDIRIZZO PER IL RIORDINO DEL SISTEMA SANITARIO predisposte dalla Giunta regionale nel settembre 2011: maggiore interconnessione tra le due Aziende ospedaliere di Perugia e Terni; revisione degli attuali ambiti delle Aziende Usl, con il passaggio da quattro a due Usl territoriali”. I NUMERI DEL DAP: La spesa regionale per il personale passerà dai 71,27 milioni di euro del 2010 ai 66,96 previsti per il 2012. Le spese di funzionamento dell’istituzione e quelle per il Consiglio regionale scenderanno rispettivamente da 12,96milioni (15,79 nel 2010) a 11,64 e da 20,99 (22,28 nel 2010) a 20,98 nel 2012. L’unico aumento di imposizione fiscale deciso dalla Regione (4 centesimi per litro di benzina per autotrazione) riguarda la ricostruzione delle zone del comune di Marsciano colpite dal terremoto del dicembre 2009. La riflessione e la preparazione della nuova stagione comunitaria, che si avvierà nel 2014, saranno anticipate già a partire dal 2012, al fine di affrontare nel modo più efficace i nuovi compiti e obiettivi contenuti a livello europeo nel programma cosiddetto Lisbona 2020, conservando quello che è uno dei vanti “europei” dell’Umbria, cioè la pratica di aver sempre rispettato i tempi di spesa dettati dalla Unione europea per evitare la perdita dei fondi.
INDICATORI SITUAZIONE ECONOMICA L’Umbria, è scritto nel Dap, “ha pagato un prezzo elevato nella negativa fase congiunturale, registrando una perdita di prodotto superiore alla media italiana. Dopo una “timida” ripresa nel 2010 i principali indicatori della situazione economica tendono a peggiorare (primi nove mesi del 2011). Si prefigura un “brusco raffreddamento congiunturale, a partire dal 2011, cui seguirebbe un 2012 negativo”. (raffronto primi nove mesi 2010-2011) Produzione. Stock di imprese: crescono le cessazioni di attività (+579), anche se il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni rimane positivo, si riduce da 1090 a 323 unità. Export. Dopo un 2010 con “buona” ripresa (anche se inferiore al dato nazionale) si rileva un “deciso” rafforzamento con un incremento del +14,9 (superiore al dato nazionale al 13,5%) in cui il settore “metalli” incide per il 2,1%. Andamento export: 2010-19,0%; 2011-10,8; 2012-4,7; 2013-6,6; 2014-7,4. Immatricolazioni autovetture. Calano del 17, 9% (media nazionale -13,1%) Occupazione. Il secondo trimestre 2011, rispetto al periodo precedente fa registrare un incremento degli occupati (+3.600) frutto di un forte incremento degli occupati dipendenti, soprattutto uomini, e di una riduzione di circa 4 mila unità degli occupati indipendenti, soprattutto donne (-5.139 unità). Un valore, quest’ultimo, che l’aumento di circa 2 mila occupate dipendenti non riesce a compensare e che fa ridurre per il secondo trimestre consecutivo l’occupazione femminile in Umbria. Tasso di disoccupazione. Andamento: 2010, 6.6%; 2011, 5.9; 2012-6.3; 2013, 6.3; 2014, 5.9. Tasso di occupazione. Andamento: 2010, 40.9%; 2011, 41.00; 2012, 40.8; 2013, 40.7; 2014, 40.7. Credito. Rallentamento del sistema creditizio; difficoltà per famiglie e imprese. In forte riduzione la raccolta delle famiglie (-5,7%, contro il -1,8% nazionale); aumento dei prestiti “in sofferenza ” delle imprese umbre (+43,1%, contro il 42,4% nazionale). Spesa pubblica: si riducono fino ad annullarsi “i gradi di libertà dei governi regionali e delle autonomie locali, in quanto la scure dei tagli non solo mette a repentaglio la (comunque modesta) capacità di ‘dare una mano’ al sistema economico in chiave anticiclica; difficoltà di impostare un’azione di stimolo dei “driver” di crescita e di sviluppo di medio lungo periodo. Aree di crisi industriale. Nocera (ex Merloni) e Terni, con lo scorporo dell’inox da parte di ThyssenKrupp, “unitamente al restringersi della spesa pubblica per trasferimenti sociali (che tanto conta nella formazione del reddito disponibile degli umbri), rappresentano fattori di preoccupazione particolare”. Pil. Andamento: 2010, 1.3%; 2011, 0,6; 2012, -0.3; 2013, 0.6; 2014, 0.9. Consumi finali famiglie. Andamento: 2010, 1..4%; 201, 0.9; 2012, 0.0; 2013, 0.7; 2014, 0.9. Investimenti fissi lordi. Andamento: 2010, 2.5%; 2011, 1.0; 2012, -0.8; 2013, 1.0; 2014,1.9. Valore aggiunto. Andamento: 2010, 1.5%; 2011, 0.7; 2012, -0.3; 2013, 0.7; 2014,0.9. Il livello del Pil umbro, non tornerebbe al disopra del massimo “storico” del 2007 prima del 2016 degli strumenti disponibili a livello regionale”. MP/TB