Regione Umbria - Assemblea legislativa


CONSIGLIO REGIONALE (1): CONCLUSO IL DIBATTITO SULLA RIELEZIONE DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA

(Acs) Perugia, 22 febbraio 2012 – Il Consiglio regionale dell'Umbria ha concluso dopo tre ore e mezza il dibattito sulla rielezione dell’Ufficio di Presidenza. La votazione è prevista per le 15.30. Hanno dichiarato di non partecipare al voto Monacelli (Udc), Cirignoni, (Lega Nord), Dottorini e Brutti (Idv).

Durante il dibattito sono intervenuti 15 componenti dell'Assemblea regionale, compresa la presidente Marini, mettendo in evidenza che “le mancate dimissioni del presidente Brega rappresentano un grave problema politico” (Cirignoni, Lega) mentre “il problema politico vero è che in Umbria è emerso un sistema di potere che si è sovrapposto al sistema di governo e di amministrazione della Regione” (Monacelli, Udc). Per Nevi (capogruppo Pdl) la presidente Marini sceglie di “non aprire una stagione nuova e si chiude invece all’interno delle sempre più anguste mura di questa coalizione” mentre per Dottorini (capogruppo Idv) “esiste un enorme problema di trasparenza che getta un’ombra pesante sul sistema democratico regionale”. Stufara (capogruppo Prc) ha chiesto di “non dare l'impressione di schivare il problema, perché quelli emersi sono temi da affrontare al più presto” e da Zaffini (Fare Italia) è partito l'auspicio “ad una forte compattezza delle opposizioni, che devono dimostrare agli umbri di essere pronti all'alternanza”. Per Buconi (capogruppo Psi) “il senso di incertezza, precarietà e divisione ci allontana dalle soluzioni che intendiamo invece raggiungere”. Carpinelli (Marini per l'Umbria) ha insistito sulla necessità di “ripristinare la piena efficienza del Consiglio regionale e aprire un dibattito sul ruolo della politica”; De Sio (Pdl) ha richiamato la necessità che la politica “superi l'impotenza e affronti le grandi scelte” e Bottini (PD) sprona a rilanciare “la nostra credibilità, recuperando produttività nell’azione politico-istituzionale e superando lentezze”. Secondo Brutti (Idv) “il problema va affrontato subito: chi è toccato da un sospetto e ricopre un altissimo incarico lo deve lasciare”; Chiacchieroni (PD) sottolinea: “se vogliamo essere credibili dobbiamo ridurre consiglieri e assessori, abolendo il listino”, e Smacchi (PD) sollecita la messa in campo di “energie e sinergie vere”. Modena (Per l’Umbria) sollecita il centrosinistra a “battere un colpo. Con le dimissioni dei nostri rappresentanti per favorire il dibattito abbiamo fatto più del dovuto”. Marini (presidente della Regione) rileva infine che “l’opinione pubblica vuole che dedichiamo molto più tempo all’azione di governo, tenendo la testa fuori dal palazzo. Anche con una maggioranza più ampia sui temi delle riforme, ma senza un consociativismo opaco”.

GLI INTERVENTI. GIANLUCA CIRIGNONI (capogruppo Lega Nord): “DIMISSIONI DI BREGA OPPURE LA LEGA NON PARTECIPERA’ AL VOTO - Così come giudico un buon segnale per gli Umbri le dimissioni dall’Ufficio di presidenza dei colleghi di centrodestra, auspico le dimissioni anche del presidente del Consiglio regionale, perché sfiduciato dai due membri dimissionari e perché le inchieste giudiziarie, non solo quella che ha portato all’arresto del vicepresidente Goracci ma anche ‘Sanitopoli’, costituiscono un grave problema politico. Quindi, o si dimette anche Brega o la Lega non parteciperà al voto”. SANDRA MONACELLI (capogruppo Udc): “NON PARTECIPERO’ ALLA VOTAZIONE PERCHE’ E’ INUTILE. IL PROBLEMA VERO E’ IL SISTEMA DI POTERE CHE E’ EMERSO IN UMBRIA - Non parteciperò alla votazione per eleggere un nuovo Ufficio di presidenza perché sarebbe inutile. In quest’Aula è mancato il confronto vero, siamo solo ad un ricambio di poltrone, mentre il problema politico vero è che in Umbria è emerso un sistema di potere che si è sovrapposto al sistema di governo e di amministrazione della Regione. E’ un enorme problema di scarsa rappresentatività e scarsa credibilità istituzionale, anche se qui si vuole convincere all’esterno che non è accaduto nulla. Ma non basta una rielezione per i cittadini, di fronte a fatti di una gravità inaudita, con i carabinieri che sono entrati nel palazzo. E soprattutto con il problema, insoluto, della grave crisi economica che impedisce a tante famiglie di arrivare a fine mese”. RAFFAELE NEVI (capogruppo PDL): “MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE AVREBBERO POTUTO CONDIVIDERE UNA NUOVA STAGIONE DI RIFORME, MA LA PRESIDENTE RESTA FEDELE AL PARTITO DELLA CONSERVAZIONE - L’arresto del vicepresidente Goracci non è un fulmine a ciel sereno ma l’ultimo esempio di un sistema di gestione che, come dimostra anche l’inchiesta conosciuta come ‘Sanitopoli’, coinvolge tutti i territori e tutti i partiti di maggioranza. I due esponenti del centrodestra che si sono dimessi dall’Ufficio di presidenza (Lignani e De Sio) lo hanno fatto perché si aprisse un dibattito sul problema politico aperto, altrimenti avremmo avuto una poltrona ancora migliore, con l’unico vicepresidente ancora in carica. La presidente Marini, che ha tentato di scaricare le colpe sul passato e che pensavamo volesse aprire una stagione nuova, si chiude invece all’interno delle sempre più anguste mura di questa coalizione, dove i problemi non potranno che aumentare. Invece noi pensiamo che maggioranza e opposizione avrebbero potuto condividere una nuova stagione di riforme, ma la presidente resta fedele al partito della conservazione, che consuma i suoi riti nelle segrete stanze, sempre più lontano dall’opinione pubblica che converge su quanto andiamo da tempo dicendo. Ad ogni modo, visto che la presidente sostiene che l’opposizione non ha fatto proposte, le consegniamo le nostre proposte di legge e una proposta organica contenente le cose che lei dice non abbiamo mai detto”.

OLIVIERO DOTTORINI, capogruppo Idv: “NON PARTECIPEREMO AL VOTO. DAL CONSIGLIO DEVE GIUNGERE UN INVITO ESPLICITO ALLA RESPONSABILITÀ - E' grave no aver prevenuto questa situazione a tutela della istituzione. Riteniamo ancor più grave non capire quanto è avvenuto e quanto potrebbe avvenire. Consideriamo sbagliata l'idea di rinnovare l'ufficio di presidenza e allo stesso tempo ignorare che chi lo presiede risulta essere tuttora indagato. Sarebbe una scelta debole che trasmette un messaggio incomprensibile alla comunità regionale. Per questo un semplice avvicendamento nell'ufficio di presidenza, come ci viene proposta, ci appare minimalista e insufficiente a restituire serenità, indipendentemente dai nomi che pare vengano proposti su cui ovviamente non abbiamo alcuna riserva di carattere personale. La Regione deve costituirsi parte civile negli eventuali giudizi che dovessero scaturire da questa come da altre vicende per tutelare un'immagine che già oggi risulta fortemente compromessa. Riteniamo anche che la presidente Marini debba difendersi innanzitutto da chi vorrebbe irretirla su posizioni di conservazione, mettendo in discussione l'azione riformatrice del suo programma. In conseguenza di ciò, come e Idv non parteciperemo perché riteniamo che dal Consiglio regionale debba giungere un invito esplicito alla responsabilità, a fare della questione morale un pilastro del nostro agire politico. Anche qualora risultasse che in questa, come in altre vicende non ci siano aspetti di rilevanza penale o comunque reati di tipo amministrativo, quello che emerge, e che sembra ormai chiaro, è che esiste un enorme problema di trasparenza che getta un’ombra pesante sul sistema democratico regionale”. DAMIANO STUFARA (capogruppo di Prc-Fds): “AVREMMO PREFERITO SUBITO IL DIBATTITO SULLA QUESTIONE MORALE, MA ACCETTIAMO IL PERCORSO INDICATO SULLE RIFORME - Chi vi parla è rimasto stupito più di altri, e questo non ci ha impedito di dire da subito alcune cose anche rispetto dell'operato della magistratura. Non possiamo però non vedere che a Gubbio, come in altri contesti emergono atteggiamenti di malcostume, di gestioni autoreferenziali del potere, troppo legate al consenso elettorale che forse ci ha insegnato il berlusconismo. Abbiamo posto da subito l'esigenza di salvaguardare le istituzioni. Il 5 novembre, dopo aver saputo degli avvisi di garanzia a Gubbio, abbiamo imposto a Goracci di abbandonare la sua carica di vicepresidente di quest'aula e contro di lui, fatto unico nel nostro Paese, ci costituiremo parte civile: lo ricordo alla collega Monacelli, il cui partito ricandidò Cuffaro in Sicilia. Sulla vicenda abbiamo chiesto una risposta politica forte a tutto il centrosinistra. Bisogna ridarci una linea, pronti ad affrontare la sfida delle riforme, nel rispetto del risultato elettorale. Ci è stato proposto di affrontare prima il voto sul Dap e sulle riforme, ma ricordo che a luglio la stessa presidente Marini disse che non avrebbe esitato a fare un passo indietro se fosse stata raggiunta da un avviso di garanzia, e noi quel discorso lo apprezzammo. Oggi dunque non possiamo dare l'impressione di schivare il problema, perché quelli emersi sono temi da affrontare al più presto. Non ci sottraiamo al percorso indicato e rispetto alla vicepresidenza non abbiamo nulla da eccepire e da rivendicare. Ma subito dopo va affrontata una discussione alta ed altra: quella destata dalle dimissioni dei due colleghi della maggioranza. Ce la chiedono i cittadini e non possiamo permetterci di far passare inutilmente questo ultimo treno".

FRANCO ZAFFINI (Fare italia): “UNA FORTE COMPATTEZZA DELLE OPPOSIZIONI PER ESSERE PRONTI ALL'ALTERNANZA - Quello che conta, alla fine di ogni discussione è il gesto. È ciò che fa la differenza, e non solo in politica. Quello fatto da Lignani e De Sio è stato un gesto importante (dimissioni dall'ufficio di presidenza) perché ha determinato questo dibattito. Rilevante è stato anche il gesto di Stufara che non chiede di sostituire direttamente Goracci. È sterile invece il gesto di Dottorini che strepita in contrapposizione alla maggioranza, ma poi continua a coprire il ruolo di presidente di Commissione. Quello di Monacelli che non parteciperà al voto è un comportamento di fuga non condivisibile. Questa maggioranza è arrivata ormai al capolinea e i comportamenti attuati colpiscono ulteriormente l'incomprensione tra cittadini, istituzioni e potere. La presidente Marini ha dichiarato ufficialmente che a seguito di un avviso di garanzia si sarebbe dimessa, allora sia coerente e pretenda da chi l'avviso di garanzia l'ha ricevuto le conseguenti dimissioni. La maggioranza deve governare, decidere e dimostrare coerenza. La presidente Marini dovrebbe avere atteggiamenti concludenti, operare con senso di responsabilità e coraggio senza farsi fermare da veti incrociati. Il dato politico che abbiamo di fronte è che, comunque, siete condannati a governare, nonostante tutto quello che fate o non fate. E quello che accade qui è quello che è accaduto nella 'Repubblica Popolare' di Gubbio. Il senso della perpetuazione nelle istituzioni è malefico. La presidente Marini deve avere oggi lo stesso coraggio dimostrato dal sindaco di Gubbio, Guerrini che, appena insediatosi ha provveduto a descrivere la situazione fino alla sostituzione di alcuni dirigenti, dicendo anche no su alcuni nomi per ruoli amministrativi. Oggi la Regione Umbria ha bisogno di mettere in atto alcune importanti riforme, a partire da quella sanitaria, coinvolgendo, come lo stesso deputato del PD Bocci ha auspicato, l'opposizione consiliare. Di fronte a questa 'sbrindellata' maggioranza, è necessaria una forte compattezza delle opposizioni. Dobbiamo dimostrare agli umbri di essere pronti all'alternanza”. MASSIMO BUCONI (Psi): “UN AVVISO DI GARANZIA NON PUÒ SIGNIFICARE AUTOMATICAMENTE 'DIMISSIONI' - Innanzitutto, solidarietà alle vittime o presunti tali della vicenda eugubina e solidarietà umana a tutti i soggetti coinvolti. Fiducia nel lavoro della magistratura, nella certezza che le questioni potranno essere accertate in tempi rapidi. Pensavo che il capogruppo del PdL, Nevi, nel suo intervento, si fosse posto il problema del come affrontare, dal punto di vista istituzionale, la questione e come rispondere alla problematica. Invece continua a fare il gioco delle parti. É tuttavia fuori discussione che stiamo discutendo di fatti esterni all'attività dell'Amministrazione regionale e a questa legislatura. Noi intendiamo tutelare il buon governo della Regione che, grazie alla sua azione, ha raggiunto importantissimi risultati economici e sociali. Governare deve significare sempre di più, come ci chiedono gli stessi imprenditori, fare comunque scelte: scegliere modelli di sviluppo realizzabili, parlare alle nuove generazioni. Tornando sulla discussione di oggi, noi sosteniamo che un avviso di garanzia non può significare automaticamente 'dimissioni' per chi lo ha ricevuto. Ci facciamo sicuramente carico della situazione politica che pervade la società umbra, ma vogliamo lavorare in modo serio e costruttivo per trovare adeguate soluzioni. Esprimiamo condivisione sulle riflessioni che stanno emergendo all'interno del Partito Democratico. Avvertiamo invece disagio per alcune posizioni espresse da chi fa comunque parte di questa maggioranza. Il senso di incertezza, precarietà e divisione ci allontana dalle soluzioni che intendiamo invece raggiungere, a partire dalla messa a punto di alcune importanti e non più procrastinabili riforme”.

ROBERTO CARPINELLI (MARINI PER L'UMBRIA): “RIPRISTINARE LA PIENA EFFICIENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE E APRIRE UN DIBATTITO SU QUELLO CHE DOVRÀ ESSERE LA POLITICA - Sono sempre stato garantisca e in virtù di questo non ho chiesto le dimissioni di nessuno: c'è una differenza sostanziale tra l'avviso di garanzia, il rinvio a giudizio e le condanne passate in giudicato. Esprimo piena fiducia nell'operato della magistratura, che sta facendo un lavoro serio. Esprimo però anche solidarietà umana e politica a coloro che in questi momenti sono indagati. Credo di essere stato l'unico consigliere di maggioranza che ha votato no a Goracci come vicepresidente del Consiglio regionale, spiegandone i motivi politici. Sarebbe facile dunque prenderne le distanze, mentre invece sono qui a esprimere solidarietà a chi è sottoposto ad indagini ma non ha subito alcuna condanna. Ha ragione Sandra Monacelli, se oggi sostituissimo semplicemente Goracci con un altro vicepresidente faremmo un grave errore e regaleremmo immense praterie all'antipolitica, che è pericolosa e non porta da nessuna parte. La politica deve riappropriarsi del proprio ruolo, assumendosi responsabilità e governando i processi. Ma oggi infatti non facciamo solo questo ma ripristiniamo l'Ufficio di presidenza assicurando che il lavoro del Consiglio regionale non si interrompa, garantendo il percorso di importanti riforme e non bloccando l'attività dell'Assemblea. Da oggi partirà inoltre una discussione seria e rigorosa sul futuro, cercando di gettare le basi affinché certe cose non si ripetano. Secondo Zaffini noi siamo condannati a governare. Ma sono i cittadini ad averci scelto e non certo per l'esistenza di un sistema oscuro che li costringe. Questo significherebbe che i cittadini di Assisi sono più liberi nel voto rispetto a quelli di Città di Castello. La tesi quindi non è sostenibile. Inoltre quanto avvenuto oggi a Gubbio ieri è successo ad Assisi con la mattonata e gli eventi del Giubileo, eppure allora non si parlo di teoremi”. ALFREDO DE SIO (PDL): “LA POLITICA SUPERI L'IMPOTENZA E AFFRONTI LE GRANDI SCELTE ALTRIMENTI QUESTE SARANNO DETERMINATE ALL'ESTERNO DI QUESTO PALAZZO - Ci troviamo ad affrontare un momento brutto per la politica, che getta un'ombra sulla credibilità delle istituzioni. Questo Consiglio dibatte ciclicamente su vicende di carattere giudiziario, esprimendo valutazioni sugli effetti degli avvisi di garanzia e dei rinvii a giudizio. La riflessione necessaria riguarda non solo la paralisi dell'attività riformatrice della maggioranza a causa delle vicende giudiziarie. La situazione di stallo è reale ma è generata soprattutto dai contrasti interni alla maggioranza. Abbiamo voluto enfatizzare l'attuale situazione con un dibattito che punta a stilare un'agenda politica e di governo che non sia determinata dalle Procure e dall'esterno di questo palazzo. Il sistema denunciato esiste: questa non è un'altra pagina del malcostume che vale in ogni parte d'Italia. Questa pagina non può essere voltata perché è l'ultima del libro. Le istituzioni devono tentare di tornare autorevoli. II nostro senso di responsabilità si è espresso mettendo il consiglio nelle condizioni di discutere di questa vicenda che altrimenti sarebbe stata derubricata. Il Pdl non è interessato a cambi di maggioranza: vogliamo arrivare ad una idea condivisa di questa regione, uno scenario comune del futuro su cui confrontarsi, ridando centralità alla politica e al Consiglio regionale. Viviamo una fase grave, acuita dalle spaccature interne alla maggioranza e da una crisi legata ad aspetti giudiziari e al sistema che pervade tutto in questa regione. C'è stata e c'è una sovrapposizione tra partito e regione, sulla quale ha proliferato un certo tipo di potere e di arroganza. La maggioranza deve chiarire se vuole compiere il necessario scatto in avanti oppure limitarsi alla gestione del presente. Vogliamo capire se c'è la consapevolezza della fase straordinaria che stiamo vivendo e la disponibilità di aprire un confronto reale con tutti i soggetti politici, economici e sociali. Gli umbri ci chiedono di avere la possibilità di uscire da una fase di ombra in cui è stata relegata la politica. Non possiamo permettere il commissariamento della politica: purtroppo non credo che chi ha dimostrato di voler continuare a galleggiare sui risultati elettorali del passato saprà dimostrare il coraggio necessario”.

LAMBERTO BOTTINI (PD): “RILANCIARE LA NOSTRA CREDIBILITÀ RECUPERANDO PRODUTTIVITÀ NELL’AZIONE POLITICO-ISITUZIONALE, SUPERANDO LENTEZZE PERCHÉ C’È UN’UMBRIA CHE PULSA DI PROBLEMI ECONOMICI E SOCIALI a cui dare risposte. Affrontare quindi la questione della legalità, senza rete, aldilà dei confini delle coalizioni guardando all’interesse generale: decoro delle istituzioni; prestigio della politica ed esigenza di restituirle il peso che merita. Sulle vicende giudiziarie attueremo un costante monitoraggio per verificare che queste non pesino nell’azione isituzionale. Questi anni hanno creato problemi alla politica che occorre quindi rilanciare per spezzare gli interessi particolari e rilanciare quelli generali, guardando soprattutto alle fasce sociali più deboli. La vicenda di Gubbio nasce, da un punto di vista politico nel 2001, con una anomalia anche nella dinamica del consenso, da cui si avviò quell’esperienza quasi monocolore che ha prodotto chiusure, e anche cortocircuiti, senso d’onnipotenza, e altri aspetti sarà la magistratura a determinarli, verificarli e appurarli. Nei confronti della città di Gubbio dobbiamo esprimere solidarietà e attenzione, politica e istituzionale. Il governo della regione è fuori dalle vicende giudiziarie in atto e sta operando bene, in una situazione di estrema difficoltà. Occorre quindi riprendere uno slancio e di dare ai cittadini un messaggio che possono avere fiducia in quello che si fa, nelle loro Istituzioni, nella politica e nei loro rappresentanti. Abbiamo di fronte la stagione delle riforme, alcune sono state fatte e altre importanti da fare, che richiedono un grande impegno: questa è la grande scommessa del centrosinistra. Il confronto ampio è utile e auspicabile su questi temi, ma non sono utili scorciatoie sul modello nazionale; qualcosa di diverso sarebbe poco trasparente, pur cogliendo le modalità di un confronto utile per l’Umbria. L’obiettivo è quello dell’Umbria che cerca sviluppo, trasparenza, comprensibilità e la pretende dalla politica. Su questo ci sentiamo in questo profondamente impegnati”. PAOLO BRUTTI (Idv) “IL PROBLEMA VA AFFRONTATO SUBITO: CHI È TOCCATO DA UN SOSPETTO E RICOPRE UN ALTISSIMO INCARICO LO DEVE LASCIARE” - Se fossi nei panni della presidente Marini non accetterei di discutere di riforme, perché è stato arrestato il vicepresidente. Non si può discutere prima il Dap e poi delle cose da fare e di come fare le riforme. Se c'è una questione morale in Umbria il tema va discusso adesso, subito. Il problema infatti è se resisteremo al 'pillotto' di altri possibili avvisi di garanzia, senza fissare una regola chiara di comportamento, magari per eliminare le mele marce. Qui si tratta di assumere l'atteggiamento molto diffuso nel senso comune, fra i cittadini: chi è toccato da un sospetto e ricopre un altissimo incarico deve lasciarlo. Non a caso l'arresto di Goracci, forse, si giustifica con gli atti fatti oggi nel Comune di Gubbio, magari da qualche scranno. Quindi chi sta sugli scranni deve dimettersi. Se posso fare un rimprovero alla Presidente Marini, forse per inesperienza, è la porta girevole utilizzata per gli assessori regionali. Quindi il problema va affrontato subito e non fra un mese. In tal senso non mi convince l'atteggiamento della minoranza di chiedere, invece, il voto subito per rieleggere l'Ufficio di presidenza.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (PD): “SE VOGLIAMO ESSERE CREDIBILI DOBBIAMO RIDURRE CONSIGLIERI E ASSESSORI, ABOLENDO IL LISTINO - Se non teniamo conto del cambio del quadro politico nazionale facciamo un dibattito sull'archeologia politica. La crisi del Paese ci chiede di ridurre la spesa pubblica e di affrontare la crisi. Non possiamo venir meno al mandato elettorale che ci è stato dato e dobbiamo governare cercando di sostenere gli interessi generali della nostra comunità regionale. L'Umbria rischia anche la propria sopravvivenza. In questo quadro dobbiamo accelerare la fase delle riforme, a cui tutti siamo chiamati per la nostra parte. Noi siamo il risultato di una sfasatura tra l'Umbria e quello che rappresentiamo. La fase attuale è nuova e diversa. Servono scelte chiare per porre un limite alla politica, alla spesa e sostenere lo sviluppo. Se vogliamo essere credibili dobbiamo ridurre consiglieri e assessori, abolendo il listino regionale. Oggi la gente rifiuta queste cose e le ritiene più urgenti delle questioni giudiziarie. Facciamo subito la riforma istituzionale, passando dalle chiacchiere ad un segnale chiaro dell'intenzione di modificare il rapporto tra politica ed eletti. Dobbiamo riconquistare la centralità del Consiglio discutendo delle riforme più urgenti rafforzando il rapporto con la società civile e superando rendite di posizione che non possiamo più permetterci. Dobbiamo raccogliere la sfida della società civile, la maggioranza non deve temere nulla e saper affrontare una discussione aperta. Dobbiamo ridare dignità al nostro ruolo lasciando da parte il teatrino”. ANDREA SMACCHI (PD): “METTERE IN CAMPO ENERGIE E SINERGIE VERE - Le elezioni amministrative di Gubbio, nel 2001, sono state particolari e sicuramente avverse al Partito Democratico, che hanno visto invece prendere forma una coalizione che, appena dopo lo spoglio, ha inserito in Giunta un assessore direttamente riconducibile all'ex partito di Forza Italia. Qui si è creato il famoso consociativismo che il Partito Democratico per dieci anni ha cercato di evidenziare. E oggi non è possibile riversare nel PD le colpe. Al contrario, il Partito Democratico ha sempre cercato di tenere alta la dignità delle istituzioni eugubine. Quindi grazie, oggi, al sindaco Guerrini, al gruppo dirigente del PD che ha avuto la forza e il coraggio di andare alle 'Primarie' con un suo candidato, a vincerle e dando vita a riforme anticipando i tempi con coraggio. Dopo le parole pronunciate dal consigliere Brutti, nel suo intervento, penso che questa coalizione abbia bisogno di manutenzione. Quando egli invita il centrodestra a tenere una determinata posizione rispetto alla ricomposizione dell'Ufficio di presidenza, credo che qualcosa sia da rivedere. Il Partito da cui proviene Brutti è un partito con ruoli importanti, ricopre la vice presidenza della Giunta e due presidenze di Commissione. Quindi, i rappresentanti di questo Partito devono scegliere dove stare. Basta riversare nel PD i problemi, e con l'occasione ricordo e sottolineo che il PD è composto da 13 consiglieri, uniti nell'azione politica. È sulle riforme vere che questa coalizione si dovrà confrontare mettendo in campo energie e sinergie vere. Chi mette in discussione il governo di questa regione lo fa in malafede ed in maniera strumentale. Sono invece d'accordo con il consigliere Chiacchieroni: quando ci troviamo davanti atti fondamentali per il futuro dell'Umbria non bisogna guradare se alla fine c'è un voto o due in più, anzi, bisogna esserne orgogliosi. Se altri consiglieri condividono un provvedimento non significa trovarsi di fronte a quel 'consociativismo' che caratterizzò nel 2001 la campagna elettorale per il Comune di Gubbio. Noi, questa maggioranza è chiamata oggi a mettere in campo una grande forza per rispondere in modo adeguato e risolutivo ai cittadini. Ma il consigliere Brutti ha citato la parola 'sospetto'. Se continuiamo ad evidenziare la cultura del sospetto, credo sia opportuno fermarci e riflettere su ciò che si sta facendo e capire realmente cosa ne pensano gli umbri che chiedono invece azioni importanti e una rinnovata forza amministrativa, concetto caratterizzante del nostro programma amministrativo”.

FIAMMETTA MODENA (portavoce PDL-Lega Nord): “IL CENTROSINISTRA BATTA UN COLPO. CON LE DIMISSIONI DEI NOSTRI RAPPRESENTANTI PER FAVORIRE IL DIBATTITO ABBIAMO FATTO PIU’ DEL DOVUTO - Questa maggioranza doveva battere un colpo, farsi sentire e cogliere un’occasione importante come questa per ripartire su basi diverse, ma non è accaduto, nonostante il centrodestra abbia fatto il massimo per favorire una situazione diversa, con le dimissioni di due membri dell’Ufficio di presidenza, cosa mai accaduta prima. Volevamo in questo modo favorire una discussione approfondita, perché siamo davanti a una situazione che per l’Umbria non è più sostenibile. Ma non possiamo certo risolvere i problemi interni alla maggioranza che, scegliendo di non cambiare e di tirare avanti, si presenta come sempre più debole, legata a precari equilibri interni e condizionata dall’evidenza di un sistema di potere che sta implodendo. Perché il caso Gubbio non è diverso dagli altri: è solo l’espressione del come le ‘Bassanini’ vengono applicate in Umbria, con una degenerazione complessiva che crea gente scontenta che finisce per far implodere il sistema. In questa situazione Presidenza del Consiglio e Ufficio di presidenza sono indeboliti al punto che manca un minimo di autorevolezza, e assistiamo alla paralisi dell’azione riformatrice. Non possiamo occuparci di ciò che è ormai straordinaria amministrazione perché alle prese con precari equilibri politici. Ma sono problemi vostri. Noi diciamo basta. Abbiamo fatto anche più del dovuto con le dimissioni dei nostri rappresentanti. Adesso il centro sinistra batta un colpo”. CATIUSCIA MARINI (presidente della Giunta regionale): “L’OPINIONE PUBBLICA VUOLE CHE DEDICHIAMO PIÙ TEMPO ALL’AZIONE DI GOVERNO, CON LA TESTA FUORI DAL PALAZZO. ANCHE CON UNA MAGGIORANZA PIU’ AMPIA SUI TEMI DELLE RIFORME, MA SENZA UN CONSOCIATIVISMO OPACO - Non sono mai appartenuta alla cultura di coloro che pensano che la magistratura, nelle sue attività e indagini, svolga una funzione politica. Non ce l’ho avuta in passaggi fondamentali della storia d’Italia, non ce l’ho oggi che questo investe alleati di governo e membri di questa Istituzione. Ho sempre pensato che la forza di un paese democratico e l’Italia in modo particolare, grazie alla sua Costituzione, permetta a quel bilanciamento di poteri di garantire ai cittadini il corretto funzionamento delle Istituzioni e la loro trasparenza. Colpisce politicamente e simbolicamente il modo in cui sono entrati in questo palazzo i carabinieri e voglio raccogliere quel gesto simbolico, quasi a richiamare all’ordine questa istituzione. Lo dico con molta chiarezza: l’opinione pubblica, i cittadini, i nostri elettori, la società civile vogliono che noi dedichiamo molto più tempo essenzialmente all’azione di governo, tenendo la testa anche fuori da questo palazzo. E penso che sia il Consiglio regionale il luogo possibile per un confronto, per gli apporti, le scelte, come peraltro è avvenuto anche con alcuni provvedimenti del recente passato. Penso anche che mi spetti un compito in più: quello dell’autonomia anche delle Istituzioni, dell’autonomia della politica anche su una maggioranza diversa e più ampia, disponibile a confrontarsi sui temi delle riforme, ma scegliendo luoghi e modalità che sono trasparenti di un leale confronto e dibattito, che delineano gli interessi che si intendono rappresentare e salvaguardare e gli obiettivi che si vogliono far raggiungere nell’interesse dell’Umbria. Dico con molta chiarezza che non mi appartiene essere parte di un consociativismo opaco ma invece di una dialettica franca e diretta, con la forza che deriva dal tenere molto anche la testa fuori dal palazzo. Questo è quanto ci chiedono i cittadini dell’Umbria e sono sicura che sono anche quei cittadini che in maniera determinante hanno voluto questo Governo, questa maggioranza che governa l’Umbria e l’indirizzo che stiamo seguendo”. /PG/MP/AS/GC/TB


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