Regione Umbria - Assemblea legislativa


AGRICOLTURA: “RISORSA TARTUFO: UN BENE DA TUTELARE” - CONVEGNO DI BUCONI (PSI) A NORCIA SULL'AZIONE DI TUTELA DEL PREZIOSO TUBERO. GLI INTERVENTI DEGLI ASSESSORI REGIONALI ROMETTI E CECCHINI

 

(Acs) Perugia, 7 dicembre 2011 - “Tutelare il tartufo sempre più esposto a danni da parte dei cavatori scorretti, ma che possono essere smascherati attraverso controlli nelle ditte acquirenti smascherando, in questo modo, l’uso dell’acquisto di tartufi immaturi”. È questo, in sostanza, l'obiettivo del capogruppo regionale del Psi, Massimo Buconi sul quale, dopo aver presentato una precisa e articolata proposta di legge regionale, ha voluto dibattere la questione in un apposito convegno a Norcia al quale hanno preso parte, tra gli altri, gli assessori regionali Silvano Rometti(Ambiente) e Fernanda Cecchini (Agricoltura).

 

Buconi ha tenuto subito ad evidenziare come “le tartufaie spariscono se l’opera dell’uomo o azioni ad essa collegate, ad esempio l’esercizio del pascolo caprino, non assicurano le giuste condizioni ambientali. In passato – ha detto - le produzioni di tartufo erano notevoli: da un carteggio del Prof. Francolini (docente universitario) emerge come nel mercato di Spoleto sono stati venduti 30 mila kg di tartufi. Questo – ha precisato - alla fine del ‘800. Nella prima decade del ‘900 la produzione già rallentava a quota 25mila. Oggi, le produzioni, sono di gran lunga inferiori: decremento del 60 per cento delle tartufaie nella dorsale appenninica Spoleto-Trevi e del 70 per cento nella media e alta Valnerina. In base a questo quadro – ha osservato il capogruppo socialista - serve una stagione di tutela perché il tartufo rappresenta la grande ricchezza, sotto forma anche di turismo enogastronomico, dell’Umbria e in particolare dei piccoli e medi comuni montani. Un ruolo importante per la ricostruzione e rinascita di tartufaie – ha infine spiegato - viene svolto proprio dal pascolo allo stato brado o semi-brado che permette di far circolare in più territori le spore del tubero nero”.

Rometti, dopo aver definito l'incontro odierno “una sorta di Stati Generali sul Tartufo”, ha rimarcato che “il tartufo e la sua tutela meritano rispetto e attenzione da parte della Regione che ne conosce il potenziale sotto molti settori. La proposta di legge del capogruppo Buconi – ha aggiunto - parte dalla produzione del passato per arrivare a quella di oggi: non si tratta solo di calo più o meno fisiologico, ma di un campanello d’allarme che ci indica di intervenire subito per salvare e dare un futuro all’economia che gira intorno al tartufo”.

L’assessore all’Agricoltura, Fernanda Cecchini ha spiegato come il tartufo, pur presente in quasi tutta l’Umbria, “quello più pregiato si trova nell’Appennino, in Alta Umbria e in Valnerina. Fa parte della nostra vetrina in fatto di turismo, gastronomia e cultura – ha tenuto a sottolineare - ed è per questo che stiamo lavorando per far sì che l’Umbria abbia il marchio di qualità per il tartufo bianco e nero, limitando così l’utilizzo di tartufo proveniente dalla Cina, di qualità inferiore rispetto al nostro”.

 

La professoressa Rossella Pampaninidel Dipartimento di Scienze Economico-estimative e degli alimenti ha presentato i risultati di una ricerca, condotta in collaborazione con i colleghi Marchini e Diotallevi, sul contributo delle regioni italiane alla produzione e al commercio di tartufi freschi (dati dell'Agenzia delle Dogane). “Rilevante per le regioni di produzione l’importanza economica di questo mercato di ‘nicchia questo mercato. Queste le caratteristiche del mercato dei tartufi freschi:domanda finale rigida, tipica dei beni di lusso; offerta estremamente frammentata; recente espansione in aree diverse da quelle tradizionali dell’Europa mediterranea (Oregon, Israele, ex Iugoslavia); elevata fluttuazione dei prezzi; importanza del settore della trasformazione, cui confluisce il 70-80% della produzione; importanza del canale ristorativo; predominanza quantitativa delle specie mediamente pregiate (t. aestivum e uncinatum) ma importanti per l’industria conserviera (75%) e una minore diffusione (20%) delle specie più pregiate (t. magnatum e melanosporum) a fronte di un 5% delle altre specie; flessione produttiva delle tartufaie naturali (5% della produzione totale); stasi o tendenziale declino produttivo cui sono esposte le tartufaie migliorate (55% della produzione); crescente contributo delle tartufaie coltivate alla produzione (45%)”.


 

SCHEDA PROPOSTA DI LEGGE

L'iniziativa legislativa del capogruppo regionale del Psi, Massimo Buconi punta sugli incentivi alle aziende di giovani che intendono avviare attività di allevamento di bestiame allo stato semibrado nelle aree a vocazione tartuficola e revisione della disciplina di pascolo caprino nelle aree sempre vocate. Altre forme incentivanti adeguate sono previste per impiantare tartuficoli razionali nelle aree ad alta vocazione e per le specie di tartufo sperimentate con esito soddisfacente. Prevista un’azione di contenimento della popolazione di alcuni selvatici, in particolare del cinghiale attraverso un meccanismo venatorio più appropriato e controllato; la semplificazione delle procedure per il riconoscimento e la coltivazione delle tartufaie; la redazione di una specifica normativa di tutela e valorizzazione del tartufo nero e nero pregiato nel solo areale storico ( Monti Martani, Spoletino e Valnerina); l'incentivazione per la gestione associata dei terreni tartuficoli da parte delle associazioni dei tartufai e tartuficoltori.


 

DATI SU PRODUZIONE DI TARTUFO IN ITALIA E IN UMBRIA

La produzione italiana di tartufi è stata nel biennio 200-08 pari ad 81,4 tonnellate di prodotto fresco, rappresentate per oltre 4/5 da tartufi neri e per meno di 1/5 t da tartufi bianchi. Nel panorama italiano, l’Umbria e l’Abruzzo, con produzioni annuali stimate in circa 25,2 e 21,6 t di tartufi, sono le Regioni produttrici più importanti, rappresentando complessivamente il 57% della produzione italiana. Rispetto al totale nazionale, le aree appenniniche del centro (Marche, Lazio, Umbria,Toscana) rappresentano il 53%”.

 

L’Umbria ha il primato nazionale delle esportazioni (45% in valore e 28% in quantità), mentre alle Marche spetta il primato per le esportazioni in quantità (25,6% in valore e 30% in quantità). Seguono, ma distanziate come importanza, il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Toscana e il Lazio. L’Umbria è anche la prima regione importatrice (86% in valore e 44% in quantità). Per ciò che riguarda i livelli qualitativi, il prezzo medio di esportazione dell’Umbria è superiore del 63% rispetto alla media nazionale (415 contro 249 €/kg) mentre quello medio di importazione è il doppio di quello nazionale (244 contro 124 €). AS/TB


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