NON AUTOSUFFICIENZA: COMPARTECIPAZIONE FAMIGLIE SU RICOVERI IN RESIDENZE PROTETTE, “SOLO VOLONTARIA E LEGATA AI PIANI DI ASSISTENZA PERSONALIZZATA” - L'ASSESSORE CASCIARI IN III COMMISSIONE
Prosegue in Terza Commissione il confronto con l’assessore regionale alle politiche sociali, Carla Casciari, sulla proposta di regolamentoper la gestione della quota sociale del Fondo regionale per la non autosufficienza elaborata dalla Giunta. Nel documento è escluso l’obbligo delle famiglie dei pazienti alla compartecipazione della spesa che potrà essere volontaria al momento della stesura del Piano di assistenza personalizzata (Pap). Chiarito anche che i redditi non soggetti ad Irpef come l'assegno di accompagnamento siano utilizzati per la copertura economica solo per i ricoveri in strutture residenziali che di fatto prendono definitivamente in carico i pazienti.
(Acs) Perugia, 5 ottobre 2011 – “Il regolamento per la gestione della quota sociale del Fondo regionale per la non autosufficienza elaborata dalla Giunta ed all'esame della terza Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni, esclude che i Comuni umbri, o direttamente le strutture di ricovero, possano chiedere alle famiglie dei pazienti quote di compartecipazione obbligatorie ai costi”.
Lo ha ribadito in terza Commissione l'assessore regionale ai servizi sociali Carla Casciari precisando che, le famiglie (in forma volontaria e non coercitiva) possono contribuire ai costi del ricovero al momento della stesura del Piano di assistenza personalizzata (Pap). .
Altra precisazione relativamente ad alcuni rilievi di natura giuridica, formulati dall'ufficio legislativo del Consiglio, alla proposta di regolamento che la Commissione prenderà in esame la prossima settimana, indica che accanto al calcolo dell'Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) del solo titolare della prestazione, e solo per i ricoveri in residenze protette, siano utilizzati per la copertura economica anche redditi non soggetti ad Irpef come l'assegno di accompagnamento: un ulteriore criterio di selezione dei beneficiari (come previsto dall’articolo 3 del decreto legislativo “109/’98”). Una scelta, ha chiarito l'assessore, fatta in ragione del principio che il ricovero con la presa in carico del paziente da parte della struttura residenziale nell'arco delle 24 ore, assorbe tutte le altre funzioni di assistenza e cura a carico della famiglia.
Nel dibattito successivo alle precisazioni fornite dall'assessore sono stati espressi alcuni rilevi, sopratutto sulla “tenuta” del sistema. Orfeo Goracci (Prc-Feds) si è chiesto se i Comuni, a fronte dei tagli alla spesa pubblica, saranno in grado di farsi carico del differenziale fra il costo di ricovero nelle strutture protette che oggi ammonta a 45 euro al dì per un importo annuo complessivo di 15.900 euro, e quello pagato dai singoli non esenti.
Stessa preoccupazione è stata espressa da Sandra Monacelli (Udc) che ha sottolineato come, “nella realtà la compartecipazione delle famiglie è ovunque richiesta oggi stesso: un motivo in più per fare chiarezza fin dall'inizio sul chi deve farsi carico della quota non coperta dal pubblico”. Per Rocco Valentino (Pdl) che ha evidenziato la diversità di pareri fra Giunta e ufficio legislativo del Consiglio sull'utilizzo dei redditi non soggetti ad irpef, sarebbe più logico e meno oneroso potenziare l'assistenza delle persone non autosufficienti in ambito familiare, con incentivi finanziari da parte della Regione, fino al tetto massimo di 1.000 euro mensili a paziente: “E' una mia idea non nuova che avrebbe il vantaggio non secondario far risparmiare creando redditi aggiuntivi in tempi di crisi occupazionale”.
A giudizio dell'assessore Carla Casciari i Comuni più che modificare il regolamento costruito anche ascoltando l'Anci, chiedono di spostare i servizi verso l'assistenza in ambito familiare e verso la meno costosa semiresidenzialità. GC/gc