DEPOSITO CAUZIONALE CHIESTO DA UMBRA ACQUE: “LA SOCIETÀ CONTINUA A VESSARE I CITTADINI UTENTI E AD ASSICURARSI L'UTILE CANCELLATO DAL REFERENDUM ” - GORACCI (PRC-FDS) FA APPELLO A SINDACI, ATI E REGIONE
Orfeo Goracci, vice presidente della Assemblea di Palazzo Cesaroni e consigliere regionale di Prc-Fds, ripropone il tema del deposito cauzionale che la società Umbra Acque, nella quale i comuni sono maggioranza, continua a chiedere ai cittadini utenti, nonostante i dubbi di legittimità e la promozione di una class action contro il provvedimento ritenuto vessatorio. Il vice presidente ritiene indispensabile l'intervento di sindaci e assemblee degli Ambiti territoriali, anche sul tema dell'utile del sette per cento che la società continua ad avere assicurato, nonostante la cancellazione del diritto sancita dal referendum popolare di giugno.
(Acs) Perugia, 11 agosto 2011 – “La Società Umbra Acque la cui maggioranza delle azioni è in mano ai comuni umbri continua, imperterrita, a pretendere dai cittadini clienti il versamento del deposito cauzionale, a garanzia del credito per quanti pagano con bollettino postale; allo stesso tempo continua a vedersi riconosciuto quell'utile del sette per cento che gli stessi cittadini gli hanno negato con il Referendum popolare del giugno scorso”.
A sollevare il duplice problema è Orfeo Goracci, vice presidente della Assemblea di Palazzo Cesaroni e consigliere regionale di Prc-Feds, che ritiene indispensabile l'intervento di sindaci e assemblee degli Ambiti territoriali perché vengano adottate al più presto scelte e provvedimenti atti a salvaguardare dal deposito cauzionale almeno le fasce sociali più deboli, anche in ragione del fatto che su questa pretesa di Umbra Acque, di dubbia legittimità e che sta peggiorando il rapporto fiduciario coni cittadini, è stata promossa da tempo una class action in attesa di pronunciamento.
Goracci invita poi la politica umbra, la Regione e gli enti territoriali “a dare seguito concreto al risultato dei referendum del giugno scorso, iniziando da divieto di riconoscere un utile fisso ai gestori del servizio idrico, in nome del concetto di acqua inteso come bisogno primario e bene comune, sul quale non si possono fare profitti.
Nel ricostruire le vicende del deposito cauzionale, Goracci afferma: “è sconfortante rilevare come la Società Umbra Acque abbia intrapreso una vera e propria battaglia contro i cittadini-utenti-clienti che non hanno alternative per avere l'acqua in casa.
Tale ostinazione può essere fatta risalire solo alla volontà della società a maggioranza pubblica di far cassa, introitare qualche milione di euro freschi per costituire un accantonamento che servirà a fare bilancio e non potrà essere utilizzato per quegli investimenti, di cui i territori e le comunità avrebbero urgente bisogno. La manovra di aumento della cauzione che appare vessatoria sia al sottoscritto che ai cittadini - aggiunge Goracci - porterà nelle casse della Società una quota superiore a quella derivante dal semplice gettito delle nuove entrate”. GC/gc