Regione Umbria - Assemblea legislativa


STATUTO UMBRIA: “INSERIRE IL PRINCIPIO DELL’ACQUA ‘BENE COMUNE’. GARANTIRE UN DIRITTO FONDAMENTALE IMPEDENDO PROFITTI PRIVATI” – GORACCI (PRC-FDS) SULLA PROPOSTA DI LEGGE DEL PROPRIO GRUPPO

In sintesi

Il consigliere regionale Orfeo Goracci (Prc-Fds) interviene nel merito della proposta di legge statutaria presentata dal proprio gruppo, mirante ad inserire nello Statuto regionale il principio dell’acqua “bene pubblico, comune e un diritto universale” che non può essere gestito a fini di profitti privati . Goracci spiega che l’obiettivo è di “rilanciare concretamente l'idea di ‘bene comune’, pubblico, da cui può ripartire una nuova consapevolezza e coscienza di cittadinanza; interrompendo la coazione che costringe gli enti locali a subire logiche mercantili a danno dei cittadini governati.

(Acs) Perugia, 9 luglio 2011 - “La Regione tutela le risorse naturali, con particolare attenzione a quelle idriche. Considera l'acqua un bene pubblico, comune e un diritto universale ed informa la propria azione alla sua più ampia fruibilità, impedendo che da tale bene comune soggetti privati possano trarne profitto”. Il consigliere regionale Orfeo Goracci(Prc-Fds) cita il contenuto della proposta di modifica dello Statuto regionale umbro presentata dal proprio gruppo consiliare, ora all'esame della Commissione Statuto e che dovrebbe essere licenziata nella prossima seduta. E per raggiungere questo obiettivo, Goracci spiega che ciò che si richiede all'intero Consiglio regionale con questa iniziativa legislativa è “di introdurre una modifica che non sia soltanto un'astratta affermazione di principio ma che impegni, vincolandola, l'azione di governo a dare contenuto e concretezza alla definizione di “bene comune”.


 

L’esponente di Prc-Fds spiega che in una prima formulazione della proposta di legge si affermava la necessità che l'acqua venisse sottratta al ‘mare magnum’ di ciò che nella logica liberista viene definito avente rilevanza economica, cioè tutto. La lettura tecnica, doverosa e necessaria, fornita dagli uffici – aggiunge - non consente di introdurre l'affermazione della non rilevanza economica dell'acqua in quanto in contrasto con le normative europee e nazionali. Ma è altrettanto vero – sottolinea - che noi sentiamo la necessità di affermare che su ciò che è di tutti e che deve essere nella accessibilità di tutti, in quanto diritto universale, non è possibile prevedere, dandogli priorità e garanzia, l'interesse particolare, il profitto privato. Un principio questo che da sempre guida le forze politiche di sinistra e che dopo l'esito del referendum del 12 e 13 giugno è diventato un impegno vincolante per tutte le forze democratiche del nostro paese”.


 

Riferendosi ancora al voto referendario Goracci ritiene che “la cogenza di quel risultato straordinario, anche per le dimensioni dell'espressione popolare, ci impone di introdurre elementi concreti e stringenti nella pur importante, dal punto di vista storico e culturale, affermazione di principio statutario. I cittadini attendono che quanto affermato attraverso il referendum abbia un seguito sostanziale. Perché le regole della democrazia – afferma - chiedono ad ognuno di noi di dare risposte concrete alla volontà popolare, la stessa che spesso, in questi ultimi anni, è stata invocata per salvaguardare indifendibili postazioni personali”.


 

La Regione Umbria – sostiene l’esponente di Prc-Fds - può e deve affermare nel proprio Statuto che nella sua azione di tutela delle risorse naturali, considera l'acqua un bene pubblico, comune e, di conseguenza, impedisce che i privati possano trarne profitto. Certo, rimane aperta tutta la partita delle concessioni di sfruttamento per l'imbottigliamento dell'acqua da parte di aziende private che vede la nostra regione ai vertici delle classifiche nazionali delle acque minerali. E' annoso il dibattito ed il confronto su questa delicata questione – spiega Goracci -, così come in altri campi riferibili sempre alle risorse naturali quali, ad esempio, le attività estrattive, sia di cava che di miniera. E' un campo sterminato – aggiunge -, il risultato di una costante e continua sottrazione dalla disponibilità comune dei beni naturali, per definizione di tutti, protrattasi nei secoli e giunta alle esasperazioni della logica massimamente speculativa dell'economia finaziaria-liberista”.


 

Il potere economico, che ha modellato da sempre nella propria utilità gli ordinamenti politici e legislativi – ricorda Goracci -, nelle società avanzate ha cominciato a precludere spazi alle comunità, impedendo alle persone di fornirsi di legna o di selvaggina, risorse esistenti in natura, così come di utilizzare pascoli o vie d'acqua, su cui venivano stabiliti dei diritti proprietari non derivanti da interventi ed investimenti di coloro che ne erano entrati in possesso. E la storia si ripete fino ai nostri giorni e si espande fino a toccare tutto ciò che ci circonda. L'acqua è un bene di primaria importanza – sottolinea Goracci - e l'accesso a questo elemento deve essere riconosciuto come diritto universale; pensare che questo diritto è negato ancora ad una grande parte della popolazione mondiale e che per mancanza d'acqua potabile muoiono milioni di esseri umani ogni anno, fa venire i brividi. Alle nostre latitudini, nel mondo progredito, questo diritto passa attraverso il filtro del profitto: sulle acque imbottigliate, a cui i cittadini sono spinti a fare ricorso spesso anche da pubblicità ingannevoli, c'è l'ampia disponibilità della politica a concederne lo sfruttamento sostanzialmente non oneroso per i privati. Sull'acqua pubblica, quella che una volta era ‘l'acqua del Sindaco’ – aggiunge l’esponente Prc-Fds -, le direttive europee, in questo caso tempestivamente recepite dai governi italiani tanto di centro-destra che di centro-sinistra, hanno affermato il concetto della rilevanza economica sottoponendola alle logiche del mercato liberista, che fa ricche, molto ricche, poche persone ed impoverisce la moltitudine dei cittadini”.


 

Secondo Goracci “si tratta ora di iniziare ad introdurre elementi utili a spezzare questa logica, ad interrompere la coazione che costringe gli enti locali a subire logiche mercantili a danno dei cittadini governati. La nostra proposta di modifica dello Statuto Regionale – spiega - va in questa direzione, senza forzature ideologiche di stampo statalista, ma rilanciando concretamente l'idea di ‘bene comune’, pubblico, da cui può ripartire una nuova consapevolezza e coscienza di cittadinanza. L'auspicio – conclude - è che il Consiglio regionale, la Giunta e le forze politiche regionali sappiano dare insieme un segnale che va incontro ad una esigenza diffusa e largamente prevalente tra la popolazione umbra”. RED/


Source URL: http://consiglio.regione.umbria.it/informazione/notizie/comunicati/statuto-umbria-inserire-il-principio-dellacqua-bene-comune

List of links present in page