PIANO REGIONALE ZOOTECNIA: “NON È UNO STRUMENTO PER MODIFICARE L'ATTUALE NORMATIVA, MA PUÒ SUGGERIRE MODIFICHE DA APPORTARE” - GLI ASSESSORI CECCHINI E ROMETTI IN II COMMISSIONE HANNO ILLUSTRATO LE LINEE DEL DOCUMENTO
Audizione, in seconda Commisione, degli assessori Fernanda Cecchini (Agricoltura) e Silvano Rometti (Urbanistica-Ambiente) per l'illustrazione delle linee guida del Piano regionale per la zootecnia, attualmente nella fase del processo di valutazione ambientale la cui conclusione è prevista per il prossimo mese di novembre. Il lavoro principale si basa sulla verifica dell'insieme delle norme ambientali che gli allevamenti devono rispettare, verificare la loro efficacia per apportare significativi miglioramenti. Nell'evidenziare che quello della zootecnia è un settore che, solo dal lato della produzione agricola, rappresenta circa il 45 per cento del prodotto, la Commissione ha chiesto il rafforzamento del servizio della zootecnia presso la struttura dell'assessorato dove, attualmente, operano soltanto due addetti. E mentre per Mantovani (PdL) il Documento, ad oggi, rappresenta “una semplice ricognizione”, per il presidente Chiacchieroni (Pd), “il Piano individua forti criticità sulle quali è comunque possibile intervenire con atti mirati ed immediati attraverso una apposita governance”.
(Acs) Perugia, 7 luglio 2011 – Il Piano zootecnico regionale dovrà definire le azioni necessarie a contrastare l'esodo dalle aree agricole, l'invecchiamento della popolazione attiva e il mancato ricambio generazionale nel settore zootecnico. È partita da qui l'illustrazione delle linee guida del Documento che sta predisponendo la Giunta regionale su mandato, nel novembre scorso, dell'Aula di Palazzo Cesaroni, che ha avuto luogo stamani in seconda Commissione presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, alla presenza degli assessori Fernanda Cecchini (Agricoltura) e Silvano Rometti (Urbanistica-Ambiente).
L'obiettivo, come hanno sottolineato i due membri dell'Esecutivo, è quello di mantenere un presidio attivo sul territorio, in particolare nelle aree marginali, quale unico strumento di protezione dell'ambiente. Altro punto particolarmente evidenziato riguarda la verifica dell'insieme delle norme ambientali che gli allevamenti devono rispettare, al fine di verificare la loro efficacia e dove possono essere apportati miglioramenti oggettivi. “Il Piano – ha rimarcato Cecchini – non è uno strumento con il quale modificare norme esistenti, ma può suggerire le modifiche da apportare”.
Quello della zootecnia è un settore che solo dal lato della produzione agricola rappresenta circa il 45 per cento del prodotto agricolo. Per quanto concerne l'aspetto urbanistico del Piano, come ha rimarcato Rometti, verranno individuate le zone dove non sarà possibile insediare strutture per gli allevamenti. Questo avverrà anche e soprattutto in sintonia con i Comuni e quindi con le amministrazioni locali.
La richiesta unanime della Commissione, all'Esecutivo, riguarda il rafforzamento del servizio della zootecnia presso la struttura dell'assessorato dove, attualmente, operano soltanto due addetti. Insufficienti nel numero – è stato ribadito – vista l'alta percentuale di fatturato che il comparto zootecnico produce all'interno del settore relativo all'agricoltura.
Negli interventi che si sono succeduti nel corso della riunione, Raffaele Nevi (PdL), oltre a raccomandare la massima celerità nella stesura del Piano, ha ricordato anche l'indicazione, da parte dell'Aula, di uno stralcio per il settore della suinicoltura. Orfeo Goracci (Prc-Fed.sin.) dopo aver ricordato le differenze di orientamento, in Aula, all'interno della stessa maggioranza, ha invitato l'Esecutivo “al massimo approfondimento” della situazione. È necessaria la massima attenzione ambientale”. Anche per Paolo Brutti (Idv) sono necessari ulteriori approfondimenti e una analisi dettagliata delle linee che verranno utilizzate per la compilazione del Piano. “L'Umbria – ha detto – ha bisogno di una zootecnia e una suinicoltura sostenibile e compatibile con il suo territorio e con il suo sistema ambientale”. Uno “sforzo sui tempi” l'ha chiesto invece Vincenzo Riommi (PD) che ha sottolineato lo stato di crisi in cui versa il settore invitando l'Esecutivo, se necessario, a mettere in atto gli interventi necessari “per rispondere, prima che sia troppo tardi, alle esigenze degli interessati”.
A margine dei lavori, Massimo Mantovani (PdL) pur definendo il documento “interessante” ha osservato, però, che “si tratta di una semplice ricognizione. Non c'è stata una dichiarazione chiara della strategia adottata dalla Giunta su questa delicata materia. Ci saremmo aspettati uno stato dei lavori più avanzato. Da quanto emerso stamani – ha sottolineato - risulta chiaro che anche su questo tema, come in molti altri, la condivisione sul modello di sviluppo dell'Umbria non appartiene alla maggioranza. È questo il vero problema per cui quella che, già un anno fa, fu definita un'emergenza, si trova ad avere ancora tempi incerti a fronte di un settore che nel frattempo è andato ulteriormente in crisi. È giunto quindi il momento che la Regione dica cosa si può o non si può fare, assumendosi ogni responsabilità sulle proprie decisioni”.
Per il presidente Chiacchieroni dai dati contenuti nell'ultimo censimento si evince “il crollo delle produzioni zootecniche in Umbria”. “Il Piano – spiega il presidente della seconda Commissione - individua forti criticità sulle quali è comunque possibile intervenire con atti mirati ed immediati attraverso una apposita governance per alcuni tipi di allevamenti, per il funzionamento dei digestori e per il rapporto degli stessi allevatori con gli enti pubblici in merito alle risposte che essi chiedono. Il Piano – ha aggiunto - è un atto complesso che necessita di particolari approfondimenti per cui è stato necessario il tempo impiegato. Il settore tuttavia vive in una forte emergenza e chiede risposte urgenti e chiare perché trascina il suo stato di crisi da oltre due anni. Auspichiamo infine che, attraverso gli strumenti della Regione, si possano offrire sponde agli allevatori sotto il profilo di garanzie finanziarie e di credito a questo settore particolarmente in crisi, che non ha la possibilità di utilizzare nessun ammortizzatore sociale. È necessario, - ha concluso Chiacchieroni - lavorare su un marchio Dop per le produzioni zootecniche, soprattutto suinicole, dell'Umbria”. RED/as