Regione Umbria - Assemblea legislativa


CONSIGLIO REGIONALE (6) LAVORO ED ECONOMIA: APPROVATI A MAGGIORANZA IL PIANO TRIENNALE PER IL LAVORO E IL DOCUMENTO DI INDIRIZZO PER SVILUPPO, INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA PRODUTTIVO

(Acs) Perugia, 5 luglio 2011 – Con votazioni separate, ma al termine di un dibattito unificato, l'Aula di Palazzo Cesaroni ha approvato due atti strettamente collegati fra di loro: il Piano triennale 2011 -13 per le politiche del lavoro e il Documento di indirizzo pluriennale per lo stesso triennio in tema di “Norme in materia di innovazione e competitività del sistema produttivo regionale”.

Il Piano triennale 2011-13 per le politiche del lavoro è stato approvato con 18 voti favorevoli, 7 contrari (Pdl, Lega nord) e 1 astenuto (Monacelli, Udc). Il Documento di indirizzo pluriennale per lo stesso triennio in tema di “innovazione e competitività del sistema produttivo regionale” è stato approvato con 18 sì, 7 no (Pdl, Lega nord) e 1 astenuto (Udc). Gli atti sono stati illustrati nell'ordine, il primo da Massimo Buconi, relatore unico e presidente della Terza Commissione; il secondo da Luca Barberini (Pd) relatore di maggioranza e da Raffaele Nevi (Pdl) relatore di minoranza.

Relativamente al Documento su innovazione e competitività, l'Aula ha approvato (14 sì, 12 astensioni di Pdl, Lega, Udc, Idv, Prc) l'ordine del giorno presentato da Gianfranco Chiacchieroni e Luca Barberini (Pd) e mirato a “Completare i programmi a sostegno delle imprese; migliorare e integrare le misure per incentivare la ricerca e l’innovazione; ampliare ed estendere le graduatorie del bando ‘Resta’ per la realizzazione di reti di impresa. Maggior supporto a istituti di garanzia, soprattutto Gepafin. Reperire fondi straordinari per lo sviluppo”.

Bocciati invece (18 no, 6 sì) i tre ordini del giorni firmati dal capogruppo Pdl Raffaele Nevi, mirati a: “Elaborare un piano strategico per reperire risorse per lo sviluppo imprenditoriale eliminando spese improduttive del bilancio regionale, coinvolgendo soggetti pubblici e privati, secondo la logica della sussidiarietà”; “Elaborare una proposta organica di di riforma del sistema delle agenzie. Evitare accentramento competenze su Sviluppumbria, rivedendo le competenze di questo strumento. La proposta dovrà rispondere a criteri di efficacia, economicità e specializzazione dell’attività, coinvolgendo il privato”; “Procedere ad una riduzione graduale dell’Irap nel periodo 2011-2013 per le imprese che reinvestono i propri utili; per quelle condotte da giovani sotto i 40 anni e da donne; sulle imprese che assumono personale qualificato e per quelle che si insediano in aree dismesse. Riduzione dell’Irap anche per imprese che utilizzano i prodotti dell’agroindustria umbra”.

In sede di dichiarazioni di voto Damiano Stufara, capogruppo di Prc-FdS, ha detto: “Votiamo a favore dei due atti per i contenuti strategici in particolare su occupazione giovanile e femminile; ma lo facciamo con un certo disagio politico. Avremmo voluto un più chiaro impegno in tema di contrasto alle delocalizzazioni. Otto mesi fa questa maggioranza invitava la Giunta a normare su questi aspetti come hanno già fato Marche e Lombardia. Chiediamo da approvare una legge che di buon senso che neghi l'erogazione di fondi ed incentivi alle imprese che delocalizzano le produzioni, riducendo di fatto posti di lavoro nel nostro territorio”. Subito dopo Raffale Nevi capogruppo del Pdl ha motivato il voto contrario del suo gruppo evidenziando l'atteggiamento di Rifondazione comunista che “ancora una volta ripropone la giostra di un voto a favore, ma sul quale si dichiara subito di non essere d'accordo”. Per noi, ha aggiunto “è comunque importante che sull'atto non si faccia riferimento alle delocalizzazioni da contrastare. Ci asterremo sull'emendamento Barberini. Ci dispiace comunque che la Giunta abbia rifiutato la nostra proposta di aprire un tavolo regionale con Fondazioni bancarie che operano in Umbria”.


 

IL DIBATTITO

FRANCO ZAFFINI (Fli) “MANCA UN'ANALISI SUI RISULTATI CONSEGUITI; BENE IL RIFINANZIAMENTO DELLA LEGGE 12 SULLE IMPRESE GIOVANILI” - Il piano triennale sul lavoro offre tanti numeri, ma nessuna analisi oggettiva sugli effetti delle politiche fin qui seguite, che invece sarebbero utilissime per impostare nuovi strumenti e correzioni eventuali. Ci si limita ad enunciazioni mantra senza proposte operative. Anche le risorse finali sono solo enunciate, ma non ripartite in interventi chiari. C'è un quadro preoccupante sulla occupazione femminile, ma ci si limita a prevedere qualche riserva. Anche sull'apprendistato non ci si spinge oltre enunciazioni generiche. Tecnicamente migliore il Documento di indirizzo pluriennale su innovazione e competitività, Del Piano condivido il rifinanziamento della legge 12 che è comunque una buona legge per creare auto-impresa ed occupazione giovanile. Anche qui dobbiamo snellire. Ad un giovane non si può chiedere una onerosa fidejussione bancaria. C'è comunque un problema di fondo: innovare gli strumenti operativi come Sviluppumbria che è rimasta quella degli anni '70 e quello del credito. Siamo in una regione sconta il rituro dal territorio delle casse di risparmio, mentre le banche nazionali si muovono solo con logiche di rientro immediato.

ROCCO VALENTINO (Pdl) – “MERITO DEL GOVERNO BERLUSCONI AVER AFFRONTATO LA CRISI UMBRA CON GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI” - C'è un significativo peggioramento dei dati sulla occupazione in Umbria. Questo conferma come la crisi ha inciso sul mondo del lavoro fin dal 2008. Questo ha evidenziato crescita della disoccupazione e della cassa integrazione. Va dato atto al Governo Berlusconi di aver affrontato con gli ammortizzatori sociali strumenti adatti questa crisi. All'Umbria sono stati riconosciuti due milioni di euro di cassa integrazione dei quali hanno beneficiato decine di migliaia di addetti. A fronte di ciò la Regione mette a disposizione del lavoro e dello sviluppo solo pannicelli caldi e tutti da definire. La Regione paga anche una eccessiva spartizione di poltrone. Per un giovane no c'è possibilità di creare un'attività autonoma. Quasi sempre vengono beneficiati gli amici degli amici, spesso con consulenze. Occorre tagliare proprio su questo per invertire la rotta.

VINCENZO RIOMMI (Pd) “I DATI OCCUPAZIONALI, ECONOMICI E SOCIALI DELL'UMBRIA SONO TUTTI SOPRA LA MEDIA NAZIONALE; CARENTE È IL SISTEMA PRODUTTIVO” - L'Umbria è impegnata da tempo nel raggiungimento degli obiettivi di Lisbona ed i numeri iniziali ci dicono che sino già a metà del percorso nella politica del 20,20,20. Si guardi il posizionamento dell'Umbria rispetto a quello dell'Italia e si vedrà che l'Umbria è sempre più avanti nel tasso di occupazione medio totale, quello di occupazione femminile, quello di scolarizzazione, come quello di abbandono scolastico, di adulti che partecipano all'aggiornamento permanente. In pratica l'Umbria non è mai sotto e nessun parametro ai dati nazionali e siamo a metà percorso degli obiettivi di Lisbona. Questo vuol dire che nella strategia della competitività i nostri dati ci pongono in condizioni di partenza più che ottimali. Il vero problema è la carenza del sistema produttivo regionale che richiede pochi profili di quelli già disponibili. In Italia manca da dieci anni una politica di sviluppo. A proposito di lavoratori extracomunitari, è giusto formarli perché pagano già ora il 20 per cento delle contribuzioni. Oggi con la manovra nazionale il governo innalza l'Irap, fin oltre il cinque per cento per le assicurazioni: molti colleghi che protestarono per uno 0,2 in più di qualche anno fa, ci dovrebbero dire ora cosa ne pensano”.

SANDRA MONACELLI (UDC): “TENERE CONTO DELLA NECESSITÀ DI RIDARE SLANCIO ALLA PRODUZIONE, ECCESSIVA BUROCRAZIA NEI BANDI - Un piano serio che tiene conto delle difficoltà del triennio, sia sotto il profilo occupazionale che della ripresa economica. Condivido la scelta di voler dare centralità alle politiche del lavoro anche se il documento pecca di genericità e non dettaglia abbastanza il particolare e le emergenze da affrontare. Apprezzabile l'attenzione verso l'industria, con particolare riferimenti a pezzi di territorio che soffrono in modo particolare. Non può esserci una ripresa economica che non tenga conto della necessità di ridare slancio alla produzione. C'è la necessità di ripensare il modello di crescita dell'Umbria e il tentativo di recuperare il divario di produttività che obbliga a investire più e meglio nell'innovazione e nella ricerca, contando sulle imprese di eccellenza.

La disoccupazione giovanile scolarizzata è un problema che richiede un approccio nuovo: la legge 12 è importante ma non può essere l'unico strumento a disposizione. Troppi giovani purtroppo sono costretti a guardare oltre i confini regionali o addirittura nazionali per avere una speranza di modulare le proprie aspettative di vita secondo gli studi compiuti. Va però rilevato il doppiopesismo tra lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti: una disparità rilevata anche dalla Confcommercio.

I bandi scontano una burocrazia eccessivamente pesante, servono strumenti più agevoli per il supporto all'imprenditoria. Le ombre del Piano sono rappresentate dalla nebulosità degli interventi, che sembrano poco chiari e concreti. Sulla questione immigrati si ha la sensazione di generare una guerra fra poveri, in cui ci sono fasce protette e più tutelate rispetto alle altre”.

PAOLO BRUTTI (IDV): “MANCA UNA CHIARA DEFINIZIONE DELL'ALLOCAZIONE DELLE RISORSE, NECESSARIO MONITORARE ANCHE I FONDI EUROPEI - Nell'eccesso di analiticità si rischia di non capire la tendenza. Sulle questioni del lavoro si sta accendendo un duro scontro politico e una reazione sociale forte, sia dentro che fuori dal Parlamento. Qui dentro invece di questa drammaticità non colgo traccia. Se guardiamo l'Umbria sotto il profilo degli stock (occupazione e ricchezza) siamo in una parte forte dell'Italia e del mondo. Se invece guardiamo cosa succede di questi stock allora dobbiamo preoccuparci: aree a noi vicine, hanno una dinamica maggiore e migliore della nostra e questo porterà ad aprire un divario. Potremmo finire a trovarci non più nell'area forte o nell'area media. Sarebbe necessario che nei due documenti venisse dipinta con tratti più veri e drammatici la situazione che sta attraversando la nostra regione. È da questa drammaticità che nasce lo spunto a fare. Nei documenti mancano elementi descrittivi delle dinamiche che sono invece importanti. Secondo uno studio della Banca d'Italia tra il 2008 e il 2010 il tasso di occupazione tra i 15 e i 34 anni è sceso di 6 punti percentuali. Scomponendo la dinamiche della popolazione in Umbria si scopre che questa fascia ha fornito un contributo costantemente negativo. Su questo elemento ha inciso il ricorso agli ammortizzatori sociali, con quasi 20 milioni di cassa integrazione autorizzati in Umbria. Non si potrà continuare a lungo a mantenere l'occupazione con la cassa integrazione: il meccanismo di sviluppo non si sta riavviando, l'attività rivolta all'esportazione si sta riavviando ma l'economia umbra non è orientata all'export (e va sempre tenuto conto del ruolo svolto dal settore metallurgico). Rischiamo di avere un Piano non vincolante e puramente descrittiva, il cui contenuto è peraltro condivisibile. Manca però una chiara definizione dell'allocazione delle risorse e i 103milioni di euro stanziati (e non del tutto certi) sembrano pochi. Serviranno poi dei sistemi di monitoraggio per valutare gli effetti degli investimenti e delle scelte effettuate. Le politiche europee sfuggono completamente alla valutazione del Consiglio regionale: io ho chiesto all'assessore Rossi che questo possa avvenire e ora auspico che ci sia una struttura del Consiglio addetta a vigilare su quella partita, per sapere cosa succede con i bandi e se le imprese che li vincono poi li rispettano”.

ORFEO GORACCI (PRC – FDS): “INTERVENIRE IN MANIERA DECISA SULLA QUESTIONE DELLE DELOCALIZZAZIONI - Tra i due atti mi convince di più il primo perché denota la storia di una regione che pur nelle difficoltà ha saputo dare risposte importanti e che, parametrata con il resto del Paese, non fanno certo una brutta figura. In entrambi gli atti ci sono degli elementi importanti: il richiamo alla green economy è un riferimento costante su entrambi i documenti, è certamente un elemento che vale ovunque, ma a maggior ragione nel “Cuore verde d’Italia”. C’è poi l’elemento della filiera turismo-ambiente-cultura che per una regione come la nostra è un qualche cosa su cui investire e crederci un po’ più. La cifra complessiva di 103 milioni sui tre anni è sicuramente poco, però a volte bisogna fare i conti, la coperta è quella, e vedere come riesci a utilizzarla per sentire meno freddo possibile. A differenza del collega Nevi, io credo che in questa Regione c’è un’imprenditoria dinamica e innovativa, con alcune punte di eccellenza però c’è anche una bella parte di imprenditoria che ama abbastanza lo stato assistenziale un po’ pianificato, purché ad accedere a quello che c’è o a quello che rimane della mucca pubblica ci possa arrivare lui. E allora da questo punto di vista io credo che avere elementi veramente dinamici e innovativi rimette un po’ tutto in discussione. Sull’aspetto delle delocalizzazioni la nota di Umbro Bernardini di Confindustria ci conferma che quello che dicevamo aveva un suo senso profondo. Il soggetto è lo stesso che ogni tre settimane ci ricorda, a proposito di tematiche ambientali, che i cementifici sono pronti per chiudere il ciclo dei rifiuti, ed è di quella parte sociale che definisce l'emendamento di Nevi, non quello che volevo fare io, demagogico e anacronistico. C’è una parte di imprenditoria che ha l’idea dei padroni delle ferriere e se passa la logica che l’imprenditore, per raggiungere determinati obiettivi può fare quello che vuole la marchionnizzazione del Paese diventa un elemento che passa ovunque. Per quanto riguarda la legge sulle delocalizzazioni, quel testo non è assolutamente intangibile, ma ricordiamo che nei documenti di programmazione approvati a dicembre se ne faceva riferimento. Rimane la necessità di intervenire su questo campo: su questi aspetti un Governo progressista di sinistra come il nostro può e deve dire qualche cosa di più”.

GIANFRANCO CHIACCHIERONI (presidente II Commissione – PD): “SIAMO TUTTI CHIAMATI A FARE LA NOSTRA PARTE PER IL SOSTEGNO ALLO SVILUPPO - Con il consigliere Barberini abbiamo presentato una proposta di risoluzione recuperando le questioni dibattute nella seconda Commissione: inserire ulteriori risorse e quindi aumentare la disponibilità su quei profili del Piano triennale che di più interessano le aziende, che sono la legge regionale ‘598/’94’ su ricerca e innovazione; bandi per imprese e sostenere maggiormente l’attività di Gepafin, che è appunto stato un supporto importante per oltre mille imprese che si è realizzata nella nostra regione. Questi sono elementi che abbiamo a più riprese sottolineato nel dibattito della seconda Commissione. E in Commissione siamo partiti con la parola d’ordine e il nuovo strumento indicato dal programma della presidente Marini: l’Alleanza per lo sviluppo. Abbiamo fatto tantissime audizioni e siamo arrivati a un Consiglio regionale del mese di ottobre, nel quale, appunto, abbiamo indicato come il Piano triennale del lavoro e dello sviluppo delle imprese siano gli strumenti più efficaci per costruire queste politiche. Abbiamo poi aggiunto e condiviso con l’assessore Rossi, ma anche con gli assessori Rometti e Cecchini, tutta la partita che riguarda il lavoro sulla riforma della legge quadro sull’artigianato, come pure abbiamo preso spunto dalla proposta di legge sul cachemire per inserire le varie iniziative che vengono avanti. Contestualmente, stiamo cercando di mettere a punto tutte le normative che regolano la green economy, un ambito che può diventare di eccellenza per la nostra regione. In questi temi dello sviluppo e del lavoro c’è la vera riforma dell’Umbria: togliere risorse al complesso della spesa pubblica e corrente risorse e impiegarle per lo sviluppo e il sostegno all’impresa, attuando anche un processo di liberalizzazione. Tutte queste azioni occorre attivare, presto e bene perché da parte del Governo centrale ci si appresta a varare una manovra triennale di quaranta miliardi di euro. Allora noi siamo chiamati a fare la nostra parte per il sostegno allo sviluppo perché questa manovra governativa non produrrà sviluppo. Noi dobbiamo quindi anticipare e stare dentro a questo contesto di sostegno allo sviluppo e cercare di enucleare tante più risorse possibili per quei filoni che abbiamo detto prima. Il nostro banco di prova è la questione dello sviluppo, non c’è altro. In questa Istituzione, sento un impegno complessivo di tutte le forze, più di tanto tempo fa, e ciò è un’ulteriore dimostrazione di fiducia che i cittadini ci offrono e le categorie produttive ci offrono”.


 GIANLUCA ROSSI (assessore sviluppo economico) “La discussione scaturita da questi due atti troverà un punto di caduta operativo nel Piano per la crescita e l'occupazione che avrà il valore di un Piano annuale. Stiamo valutando un provvedimento della Giunta regionale che possa mettere a disposizione degli indicatori, dei veri e propri markers di monitoraggio sull’efficacia e gli effetti delle politiche che noi intendiamo promuovere con questi atti.

La programmazione triennale coincide con l’ultima fase della programmazione comunitaria, perché il 2013 è un limite legato appunto alla sua conclusione e ci sembrato è giusto scegliere la strada di proporre al Consiglio regionale dei riferimenti programmatici e strategici sia sul versante delle cosiddette 'politiche industriali', ovvero sul versante delle politiche per la competitività, l’innovazione e la crescita del sistema produttivo umbro e, al tempo stesso, sul versante delle politiche formative e delle politiche del lavoro. Il tutto si concluderà, nelle prossime settimane, in un unico atto, che è un Piano per la crescita e l’occupazione che la Giunta regionale invierà, prima della pausa estiva, alle due Commissioni competenti (seconda e terza) per le valutazioni che riterranno comunque opportuno fare. In realtà non si tratterà di un Piano annuale tradizionalmente inteso, ma di un piano operativo che, a fronte delle risorse e delle scelte contenute nei due piani triennali, dispiegherà nei prossimi dodici mesi all’incirca cento milioni di euro per le politiche per la crescita e l’occupazione, che innescano meccanismi rotativi e di ingegneria finanziaria che possono mettere a disposizione delle imprese e del sistema produttivo regionale ben più di quello che è il loro valore.

Abbiamo operato sia sul versante delle politiche di sviluppo che sul versante delle politiche attive del lavoro e formative, come sono anche i nodi strutturali e di debolezza strutturale del sistema produttivo dell’economia regionale, che in parte la crisi ha accentuato, ma che in parte sono assolutamente indipendenti dalla crisi.

Il riferimento è alla bassa produttività dell’Umbria, alla bassa redditività del lavoro, al dimensionamento delle imprese, agli scarsissimi investimenti privati in ricerca e innovazione, alla scarsa propensione all’export, indipendentemente dagli effetti sul mercato di grandi multinazionali, soprattutto come quelle della siderurgia, che da sole fanno il saldo attivo dell’Umbria.

Gli assi strategici dei due piani sono basati anche sulla messa a sistema dei punti di criticità, evidenti nella società regionale, perché se è vero che nel 2010, quindi in mezzo agli effetti acuti della crisi, il tasso di occupazione umbro ha registrato comunque un 62,8 per cento, cioè nettamente superiore a quello della media nazionale, 56,9 e nettamente superiore a quello anche del centro Italia e solamente a 2 punti dal tasso di occupazione del nord Italia, dentro a quella dinamica rispetto al 2009, abbiamo avuto un aumento dell’occupazione autonoma da 92 a 96 mila unità.

La rotta punta sul rafforzamento del dimensionamento delle nostre imprese, attraverso misure e strumenti che consentano alle reti d’impresa, alle aggregazioni di impresa e quindi ai poli di innovazione di poter dare quelle risposte in termini anche di competitività, capacità a internazionalizzare, capacità anche a investire in innovazione e ricerca. L’Umbria vuole cercare di dedicare il massimo delle risorse possibili a investimenti nel settore energia, csul versante del risparmio e dell’efficienza energetica, attraverso investimenti per l’ecoinnovazione, il sostegno alle piccole e medie imprese per lo sviluppo tecnologico e di tecnologie innovative nel settore dell’energia. Questo può avere un riflesso sul versante occupazionale del mercato del lavoro e sul sistema formativo umbro.

Puntiamo anche al consolidamento e la qualificazione produttiva, tecnologica del cosiddetto 'digital divide', della piccola e media impresa. Importanza primaria per il versante della creazione di impresa, sia essa imprenditoria femminile che giovanile, e da qui una scelta strategica. Il tema dell’occupazione giovanile e femminile sono elementi importanti contenuti in misure sia in termini di politiche industriali che di sostegno alle imprese. La politica del mercato del lavoro che metteremo in atto da qui ai prossimi tre anni.

Altro importantissimo tema è quello relativo al sostegno alle imprese soprattutto in termini di accesso al credito e di rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese. La strada giusta è quella di una governance regionale originale nel panorama nazionale, cioè di una governance tra il sistema pubblico, il sistema delle banche e confidi.

Per quanto riguarda l’artigianato, con la finanziaria 2011, la Giunta regionale ha destinato il doppio delle risorse previste rispetto agli anni precedenti. Un altro passo importantissimo sarà il nuovo Testo Unico dell’artigianato. È stata fissata la soglia di sette anni come limite all’interno del quale coloro che accedono a risorse pubbliche non possono delocalizzare le proprie attività produttive.

Ribadiamo la strategicità del percorso istruzione-formazione-lavoro lungo tutto l’arco della vita.

Sull’IRAP permettetemi una sottolineatura: noi vorremmo vedere come va a finire la questione dell’IRAP introdotta in finanziaria 2011. Tra l’altro, è notizia di questi giorni che la Regione Piemonte si appresta a ripresentare la medesima misura presentata nel 2010, cui ci siamo ispirati, anche per il 2011. Ci auguriamo, ovviamente che questa scelta del Governo, a cui noi ci opporremo davanti alla Corte Costituzionale, non sia una scelta di natura politica, perché il fatto che il Piemonte la ripresenta per il 2011, di fatto, disvela le ragioni per cui il Governo ha impugnato la misura contenuta in finanziaria regionale relativa alla riduzione selettiva dell’IRAP. Siccome anche quella quota ha quelle caratteristiche cui mi sono ispirato, ovvero selettiva per giovani e per donne, noi pensiamo e auspichiamo che la Corte Costituzionale voglia in questo senso confermare le scelte fatte dalla Regione Umbria. Ma ovviamente ci atterremo alle scelte della Corte”. AS/GC/MP/TB


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