Regione Umbria - Assemblea legislativa


CONSIGLIO REGIONALE (4): APPROVATA LA RISOLUZIONE DEL CENTROSINISTRA A SOSTEGNO DELLA PRESIDENTE MARINI – RESPINTI I DOCUMENTI DI FLI, UDC, PDL E LEGA NORD - PDL

(Acs) Perugia, 5 luglio 2011 – Dopo un lungo dibattito, l'Aula di Palazzo Cesaroni ha votato le proposte di risoluzione presentate dai diversi gruppi consiliari. Approvato con 19 sì (PD, Idv, Prc-Fds, Socialisti, Marini per l’Umbria), e 11 no (Pdl, Lega, Udc, Fli) il documento del centrosinistra che condivide e approva le comunicazioni della presidente Marini, manifestando fiducia e invitando la presidente della Giunta a continuare, “con immutato impegno e serenità, l'azione di governo per rispondere alle importanti ed urgenti questioni che interessano la collettività regionale”. Bocciate invece le risoluzioni presentate da Zaffini (Fli): 22 no, 6 astenuti e 2 sì (Fli, Lega); gruppo Pdl, 20 no, 9 sì, 1 astenuto (Fli); gruppo Udc, 13 no (Pdl, Lega, Prc-Fds, Idv), 16 astenuti, 1 sì; Cirignoni, Nevi, Modena, 20 no, 9 sì, 1 astenuto (Fli). La seduta del Consiglio regionale riprenderà alle ore 15.

IL DIBATTITO: OLIVIERO DOTTORINI (Idv) “Prendiamo atto della estraneità della presidente Catiuscia Marini alla vicenda giudiziaria ed apprezziamo la sua scelta di rappresentare in Aula la sua posizione. Al più dovremmo chiederci perché tanta sensibilità, contrariamente ad altri casi con indagini in corso e per i quali ci si comporta diversamente. A fronte di sanitopoli, eventi valentiniani, caso Enac, non possiamo parlare di malaffare in Umbria, ma sommando fra di loro i tre episodi non possiamo ignorare l'esistenza di un sistema di relazioni pericolose: mi riferisco in particolare alle intercettazioni su sanitopoli. Evidentemente alcuni aspetti di questo sistema sono ormai penetrati profondamente nella nostra società, ad esempio nella assegnazione di posti di lavoro. Il Pd sbaglierebbe se si limitasse a nascondere la polvere sotto il tappeto. Per questo già qualche giorno fa, come Idv sollecitavamo una chiara presa di posizione del partito di maggioranza. Se non lo facesse proietterebbe ombre sull'operato di tutta la coalizione, e per il Pd sarebbe un errore perseguire soluzioni auto-assolutorie. Nelle prossime settimane valuteremo segnali di novità sulla legge per le nomine dei direttori sanitari e in questa logica continueremo a chiedere il massimo del rigore e della fermezza”.

ALFREDO DE SIO
(PdL): “La discussione di oggi riguarda il sistema politico e le degenerazioni del governo umbro. Pur senza avvisi di garanzia, è giusto valutare quanto sta avvenendo in Umbria ormai da diversi anni. Ci troviamo di fronte ad una questione morale, seppure, al momento, non giudiziaria, a condotte politiche che hanno caratterizzato i governi della sinistra da oltre venti anni. Ed è proprio quest'Aula il luogo dove riaffermare i concetti di etica pubblica, ma va anche sottolineato che non esiste superiorità morale da parte di nessuno. Non abbiamo la certezza, a differenza di quanto affermato dalla presidente Marini, che il consenso in questa regione non derivi dall'adozione di un certo sistema. Le inchieste in corso hanno fatto emergere un modo di concepire la Pubblica amministrazione da parte di questa maggioranza che noi non accettiamo. Non a processi sommari, ma non pensiamo certo che l’Umbria sia al centro di una congiura. In questa Regione ci sono stati da parte di questa maggioranza politica atteggiamenti pur legittimi e penalmente non perseguibili, ma politicamente e eticamente inopportuni e per certi aspetti politicamente immorali. Mi riferisco anche a nomine riconfermate in questi giorni o alcune mancate rimozioni legate a comportamenti eticamente e politicamente immorali. Questa maggioranza deve fare un approfondito esame di coscienza”.

DAMIANO STUFARA (Prc-Fed.sin.): “Il gruppo di Rifondazione Comunista ringrazia la presidente Marini per avere voluto portare la questione nel luogo deputato a affrontarla politicamente. La presidente Marini, in questo modo, intende salvaguardale non la sua persona, che pure è un diritto, ma l’alta funzione di governo alla quale i cittadini dell’Umbria l’hanno chiamata. La vicenda dalla quale è scaturito questo dibattito è poco chiara, legata a tentativi di delegittimazione e a personaggi oscuri che si agitano all’interno della nostra regione. Il signor Paganelli non è un personaggio ignoto a questa regione. Due anni fa, nella città di Terni, attraverso la sua società ha costruito un accordo con Casa pound, un’organizzazione neo fascista che fa dell’odio razziale la sua ragione d’essere. Quando il confronto politico, come accaduto in questi ultimi anni, si imbarbarisce, rappresenta l’anticamera a sbocchi autoritari e a tentativi di sospendere la democrazia nel nostro paese. Occorre rispondere con la politica alta, recuperando l’insegnamento di Enrico Berlinguer che, in tempi non sospetti, parlava della questione morale come la principale delle priorità nella politica italiana. Quando la presidente Marini denuncia divisioni interne ai partiti, e credo che si riferissca ai due più grandi partiti del quadro politico italiano (PD e PDL) è la testimonianza di come si corra il rischio che anche nella nostra regione le istituzioni diventino il terreno dove regolare i conti. Questo è inaccettabile, bisogna impedire che anche nella nostra regione conflittualità interne possano minare i partiti di governo. L’Umbria deve essere governata e lei ha l’autorevolezza per farlo. La maggioranza e i partiti che compongono la maggioranza di centro sinistra hanno ottenuto il consenso per sostenere e accompagnare l’azione di governo. Non spetta a noi emettere assoluzioni o sancire condanne, ma affrontare politicamente il degrado di quella questione morale presente in Italia e da cui crediamo che l’Umbria non sia immune”.

ROBERTO CARPINELLI (MARINI PER L'UMBRIA): “Ringrazio la presidente Marini per aver deciso di venire in Aula per riferire delle vicende di questi giorni. Quella in corso è una montatura mediatica, con titoloni e seguenti smentite, il tutto costruito sul nulla. Ha ragione Sandra Monacelli, oggi stiamo ragionando sul nulla con un dibattito surreale. Le ultime agenzie ci dicono che gli indagati hanno già smentito ogni contatto con i politici umbri. Dobbiamo riflettere su cosa siano diventati oggi i processi mediatici. Nelle risoluzioni del centrodestra si dice che qui non si devono fare processi o dare patenti di legittimità ma poi concludono chiedendo le dimissioni della presidente. Non funziona così. Bisogna solo attendere che la magistratura faccia il proprio lavoro e poi trarne delle conclusioni. Se poi il problema è quello della mancata alternanza, con un sistema di potere che condizionerebbe il voto, si tratta di un dibattito sterile che non conduce a nulla. Le elezioni, le stesse che hanno portato ad eleggere sindaci di centrodestra, in Umbria sono libere e quindi l'alternanza la fa il popolo e non la si fa per legge. La presidente è legittimata da un voto popolare a da una maggioranza compatta che respinge la strumentalizzazione e l'attacco mediatico”.

ROCCO VALENTINO (PDL): “Se non ci fosse stata la stampa nazionale a portare alla ribalta queste vicende giudiziarie che i media locali avrebbero passato sottogamba. Siamo garantisti a Roma come a Perugia. Io non ho stima dei nostri magistrati che essendo uomini possono sempre sbagliare. I processi mediatici sono uno strumento apprezzato dal centrosinistra, che ora invece se ne lamenta. Quanto sta avvenendo in questa regione è la conseguenza degli ultimi 10 anni di potere: se ne devono rendere conto il segretario del Pd, il capogruppo Locchi e gli altri che difendono la presidente. Stufara e Dottorini continuano a difendere la Marini ma non è chiaro se siano ancora in maggioranza oppure no. La questione morale esiste: in Umbria c'è un sistema che parte dalla cooperative e si allarga. Un sistema che non c'entra con Paganelli e Casa Pound. La magistratura deve fare il suo corso nel più breve tempo possibile senza lasciare le persone nel limbo per anni”.

ANDREA LIGNANI MARCHESANI
(PDL): “Qui abbiamo sentito elogiare Togliatti e insultare una associazione politica di cui ho ricevuto il consenso politico. La presidente ha fatto bene a venire in Aula ma avrebbe fatto ancora meglio a seguire un basso profilo invece di attaccare. Utilizzare i social network e la rete come dimostrazione della correttezza propria condotta è abbastanza inopportuna: facile è manipolare internet ed oggi in quest'Aula non vedo alcun sostenitore della presidente. Troppo facile citare il primato morale del centrosinistra: anche Orwell, nella Fattoria degli animali, stigmatizzava quelli più uguali degli altri. Abbiamo fiducia in quello che lei ha detto ma speriamo che non arrivi un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio: in ogni caso bisogna avere fiducia nella magistratura e aspettare il responso dei tribunali, evitando il garantismo e senso alternato” .

MASSIMO BUCONI (PSI): “Esprimo fiducia e apprezzamento per la presidente Marini, di cui apprezzo la scelta di venire in Aula per delle comunicazioni che le forze di maggioranza non hanno neppure sollecitato. Apprezzo il profilo della comunicazione e delle interviste rilasciate dalla presidente, non mi è sembrata una sfida ma l'espressione di concetti e valutazioni fermi, chiari e forti. Finora in questo dibattito non è comparsa la parola complotto a dimostrazione della fiducia verso la magistratura e del nostro senso delle istituzioni. Non avere il senso delle cose e non percepire le esigenze della società, per chi fa politica, è un difetto gravissimo. Penso che se con l'esplosione di questo tipo di inchiesta la percezione che i cittadini hanno del governo regionale fosse stata negativa avremmo percepito un forte fermento popolare, che invece non c'è stato. Ho apprezzato la misura con cui si rispetta il lavoro della magistratura. Se siamo convinti che vanno rispettati i ruoli e l'autonomia della magistratura ma vanno rispettati anche gli altri organi: gli avvisi di garanzia e l'inizio dei procedimenti giudiziari devono essere tenuti nel debito conto ma evitando l'uso improprio degli atti di garanzia. Gli atti istruttori non devono più essere utilizzati come armi di lotta politica. Necessario comunque recuperare una dimensione morale ed etica nell'azione politica di tutti noi, tornando a preoccuparci solo di risolvere i problemi dei cittadini”.

PAOLO BRUTTI (Idv) - “Esprimo alcune perplessità sull'intervento della presidente Marini dettato da ovvi motivi di sensibilità. Nelle sue parole ho inteso i toni e gli accenti più convincenti della verità, ma personalmente non mi sarei riferito ai fatti concreti. Dalle notizie di stampa emergerebbe che la Marini trenta giorni dopo il suo insediamento avrebbe sciolto alcuni dubbi su una vicenda aperta per ottenere una sponsorizzazione per Umbria Jazz. La Marini nel suo intervento cita Berlinguer, con riferimento alla diversità morale ed ai rischi insiti nelle correnti di partito. Oggi purtroppo nessuno può tirarsi fuori dal giudizio della opinione pubblica nei confronti della politica e che rischia di travolgere l'intero sistema nessuno escluso. Servono dunque segnali e reazioni. La presidente dice che a fronte di un avviso di garanzia darebbe le dimissioni. Voglio ricordare che se la presidente rimettesse il suo mandato, la scelta ricadrebbe su noi, mandandoci tutti a casa. Spero quindi che dei problemi di etica della politica si possa discutere apertamente per poter fissare un minimo embrione di patto etico e comportamentale che impegni tutte le forze politiche”.

FIAMMETTA MODENA
(portavoce Pdl – Lega): “Quella che ha investito la presidente Marini è solo l'ultima delle inchieste che hanno toccato questa maggioranza nell'ultimo anno. Il quadro mediatico nazionale ha portato in rilievo questa nuova inchiesta, che invece qui non era stata messa in rilievo. Il Pd, erede del Pci - Pds - Ds, si trova in condizioni peggiori di quando subì la Tangentopoli degli anni '90. Nelle inchieste su cooperative e sugli appalti della Provincia di Perugia non erano coinvolti esponenti politici di primo piano. Ora invece, con Sanitopoli e con l'ultima inchiesta, ci sono vertici politici del Pd coinvolti e questo rende impossibile contenere a livello locale l'eco mediatico della vicenda. Negli ultimi 20 anni ci siamo sorbiti le promesse di riforme e di rinnovamento mentre oggi ci troviamo al punto di partenza, a dimostrazione del fatto che la questione di fondo è morale, politica e dimostra il fallimento di 20 anni di impostazione vetrina nei confronti degli umbri. Noi non chiediamo le dimissioni della presidente, crediamo che si possa uscire da questa situazione solo se i cittadini comprendono che ci troviamo di fronte a due decenni di immobilismo e di specchietti per le allodole. Non crediamo che le vicende che hanno colpito la presidente Marini sia diversa da quella di cui si discuteva fino a 6 giorni fa, relativamente al presidente Brega e alle altre vicende giudiziarie. Non facciamo distinzioni, la crisi del Pd è complessiva e dimostra il fallimento politico di questa classe politica. Il compito del Pdl è di far comprendere questo fallimento ai cittadini e agli elettori umbri. Le riflessioni a cui accennava Locchi sulle questioni poco convincenti da approfondire devono riguardare tutta la società e la politica regionale e non solo il partito di maggioranza relativa”.

LAMBERTO BOTTINI (PD): “Vicinanza e solidarietà alla presidente Marini per le vicende che l'hanno coinvolta. La scelta della presidente Marini è positiva ed ha consentito la discussione di questa mattina. Non tendiamo a rimuovere la questione e ci stiamo da tempo cimentando in riflessioni per dare slancio all'azione politica del primo partito di questa regione. Non c'è un portato scontato ad ogni elezioni ma ci sono consultazioni il cui esito è sempre da guadagnare. Il Pd riesce ad adeguare le sue politiche e i suoi programmi ai tempi e alle richieste della società, in tempi di crisi economica e finanziaria in cui non reggono più i paradigmi precedenti. I risultati elettorali sono dovuti alla capacità dei cittadini di giudicare i partiti, i programmi e le forze politiche. Non credo che la legislatura regionale abbia subito gli effetti di alcun problema giudiziario a differenza del Pdl, vittima dei conflitti di interesse e delle indagini che colpiscono il Premier e che condizionano l'intero Paese. In Umbria ci sono vicende aperte, alcune riferite a prima che nascesse il Pd. Ci sono esempio, come quello di Riommi, di persone che hanno rimesso il proprio mandato senza alcun 'intoppo' giudiziario. Non ci sono in Umbria leggi ad personam come avviene invece anche nella manovra finanziaria con la vicenda Mondadori. Sono 20 anni che esiste un problema della politica: il Pd sta producendo questo sforzo e le contraddizioni dettate da una dialettica eccessiva tra gruppi dirigenti attraversano verticalmente il centrodestra così come il centrosinistra. È il tempo di riformare i costi della politica per rendere europea l'Italia anche in questo senso. L'Umbria è una regione di buongoverno e questo è riconosciuto a livello locale e nazionale. Non esiste una questione morale in Umbria: l'intreccio tra politica ed affari non esiste in Umbria, non ci sono finanziamenti illeciti, non ci sono mazzette. Non c'è nessun parallelo con il periodo di tangentopoli. Ho trovato molto utile questa discussione, siamo disponibili a trovare quelle regole che possano evitare alla politica di cedere a comportamenti a cui i cittadini sono molto attenti”. GC/MP/AS/TB


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