Regione Umbria - Assemblea legislativa


ACQUE MINERALI UMBRE: “PIÙ RISORSE AI COMUNI DOVE INSISTONO LE SORGENTI DATE IN CONCESSIONE. DALLA SECONDA COMMISSIONE DUE IPOTESI PER LA GIUNTA REGIONALE” - AUDIZIONE SULLA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE

In sintesi

La seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni che questa mattina ha ascoltati i promotori della legge  di iniziativa popolare che nel 2009 chiedeva più risorse per i comuni dove vengono imbottigliate le acque minerali umbre, ha deciso di inviare alla Giunta due ipotesi di modifica alle normative in vigore che in parte recepiscono le istanze della proposta. Con la prima si suggerisce di istituire un fondo permanente e vincolato ad opere da realizzare nei comuni. Con la seconda si ipotizza un aumento dei canoni a carico delle aziende che imbottigliano, riservando un beneficio fiscale a quelle che si impegnano a diffondere, nelle etichette delle bottiglie commercializzate, il marchio “le acque dell'Umbria” già registrato dall'esecutivo.

 

(Acs) Perugia, 25 maggio 2011 –  Ai comuni umbri nei quali insistono le sorgenti di acque minerali date in concessione dalla Regione per l'imbottigliamento e la commercializzazione, si potranno riconoscere più risorse finanziarie istituendo nel bilancio regionale un fondo permanente a destinazione vincolata che si auto-implementa in percentuale con le imposte pagate ogni anno dalle ditte autorizzate.

E' l'orientamento che si è data la seconda Commissione consiliare di Palazzo Cesaroni, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, al termine della audizione dei rappresentati del comitato di Gualdo Tadino che, nel 2009, presentò una proposta di legge di iniziativa popolare finalizzato a trasferire ai comuni umbri la titolarità delle concessioni ed a garantire agli stessi comuni più risorse da destinare alla salvaguardia del territorio, passando dal 20 per cento di oggi fino al 70 del totale degli introiti.

La stessa Commissione, che suggerirà alla Giunta di limitarsi a modificare la normativa attuale  senza intervenire sulla titolarità delle concessioni, sempre in tema di acque minerali umbre, ha formulato una seconda ipotesi: arrivare ad un aumento degli attuali canoni a carico delle ditte che potranno in parte riassorbirli a mo' di beneficio fiscale, se si impegneranno ad inserire sulle bottiglie commercializzate, il marchio “Le acque dell'Umbria”, già registrato dalla Giunta regionale nel 2010.

 

Spiegando alla Commissione le finalità della proposta di legge popolare, i due rappresentanti del comitato promotore - Marco Becchetti ed Olga Fiorini - hanno ricordato che la loro legge, per certi versi simile a quella già in vigore in Toscana, prevede di assegnare la titolarità delle funzioni amministrative ai Comuni che provvederanno a riscuotere per sé il 70 per cento degli introiti delle delle concessioni trasferendo il 30 rimanente alla Regione (oggi la Regione riconosce ai comuni il 20 per cento ndr).  

La nostra iniziativa hanno spiegato, “trova giustificazione nella realtà in cui versa il territorio di Gualdo Tadino, un Comune povero ed in crisi economica ed occupazionale dopo la vicenda Merloni e trasferimento dell'Ospedale che ha come unica risorsa proprio l'acqua, il nostro oro bianco, dato in concessione con troppa facilità dalla Regione. La Rocchetta che  al nostro territorio crea solo problemi, con prelievi eccessivi, ha finito per degradare il sito ambientale, un luogo di ritrovo turistico oggi in gran parte siccitoso. Oggi ci si batte, anche con l'imminente Referendum contro la privatizzazione del bene comune acqua, ma già ora il ruolo che ha la Rocchetta a Gualdo Tadino rappresenta un classico esempio di quella privatizzazione che si vorrebbe evitare”.

 

Dal dibattito successivo alla audizione, pur con qualche distinguo, è emerso un ampio  consenso alla proposta. Orfeo Goracci (Prc FdS)  ha espresso piena condivisone, “è un esempio evidente di privatizzazione da superare, una concessione da tenere sotto osservazione anche dal punto di vista ambientale con canoni comunque da aumentare, al pari di altre realtà similari come lo sfruttamento delle cave”. Per Paolo Brutti (Idv), “Sarà difficile trasferire la titolarità della concessione di sfruttamento dalla Regione ai Comuni. Lo stato di abbandono del sito da parte della società che imbottiglia è comunque grave e potrebbe essere motivo di revoca della concessione”. Roberto Carpinelli (Marini per l'Umbria) “difficile evitare il regime di concessione, ma è giusto aumentare i canoni a favore del territorio: nel 2008 si calcolò che ciò che paga la Rocchetta alla Regione è così esiguo che non serve nemmeno a coprire i costi di smaltimento delle bottiglie di plastica che finiscono nei rifiuti urbani”. Sandra Monacelli (Udc) “favorevole alla legge di iniziativa popolare: il ristorno di risorse sul territorio dovrebbe essere obbligatorio e proporzionale alla entità degli investimenti da fare, ad esempio per porre rimedio alle forte dispersione di acqua potabile di (fino al 65 per cento) che hanno i nostri  acquedotti”.  Più problematici gli interventi di Raffaele Nevi (Pdl), che ha parlato di “possibile punto di intesa da raggiungere con i promotori”, ma anche di “maggior chiarezza da parte della Giunta regionale che si esprime ufficialmente contro questa proposta di iniziativa popolare, salvo poi partecipare alle iniziative pro Referendum a Nocera Umbra”,  e di Vincenzo Riommi (Pd) favorevole ad un maggior ristorno di risorse ai territori, ma che ha messo in guardia dai rischi di concessioni ai Comuni, che potrebbero utilizzarli come “facile strumento per fare cassa”; e sulla situazione di Gualdo Tadino, “dove si pone tanta attenzione nei confronti della Rocchetta che dalle sorgenti preleva 12 litri al secondo, mentre l''acquedotto consortile ne assorbe 800, e di questi la metà potrebbe finire nella voragine della dispersione dovuta alle perdite dell'impianto”. GC/


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