CONSIGLIO REGIONALE (1): APPROVATO IL PROGRAMMA DI POLITICA PATRIMONIALE 2011/2013 – DIBATTITO SULLE SEDI REGIONALI A TERNI E PERUGIA, SUL LASCITO FRANCHETTI E SUGLI OBIETTIVI FIN QUI CONSEGUITI DALLA REGIONE
L'Assemblea regionale ha approvato a maggioranza (18 sì, 10 no) il Programma di politica patrimoniale per il triennio 2011/2013 predisposto dalla Giunta. Il documento delinea le prospettive di valorizzazione e alienazione dei beni regionali, la razionalizzazione delle sedi della Regione Umbria e un cambio nella strategia seguita, puntando sulla certezza dei tempi e vendendo non solamente immobili ma anche progetti con tutte le autorizzazioni necessarie già acquisite. Fissati inoltre un termine per la scelta sulla sede unica degli uffici regionali a Perugia e criteri di economicità e di ricorso al mercato per quelli di Terni.
(Acs) Perugia, 18 aprile 2011 – Il Consiglio regionale dell'Umbria ha approvato oggi con 18 sì, 10 no (Pdl, Lega, Udc) il Programma di politica patrimoniale per il triennio 2011/2013 predisposto dall'Esecutivo di Palazzo Donini. Il documento è stato modificato dagli emendamenti (approvati all'unanimità) di Damiano Stufara (Prc–Fds), sulla salvaguardia della sede del Consiglio regionale a Terni e della Giunta, che ha fatto proprie le indicazioni contenute negli emendamenti di Raffaele Nevi (Pdl), che sono stati quindi ritirati, sui criteri di economicità e sulla possibilità di ricorrere al mercato di privato per quanto riguarda gli uffici regionali a Terni. Respinto invece a maggioranza l'emendamento di Massimo Monni (Pdl) che chiedeva di fissare una data precisa per la scelta di trasferire o meno tutti gli uffici della Regione nel cosiddetto “Steccone” di Perugia (area Broletto).
Ha illustrato i contenuti del documento il relatore di maggioranza FAUSTO GALANELLO (Pd): “VALORIZZARE IL PATRIMONIO, RIVEDERE I CANONI DI CONCESSIONE, RAZIONALIZZARE LE SEDI DELLA REGIONE - “Il patrimonio regionale è in massima parte costituito da cespiti agro forestali con una consistenza, a valori d'inventario al 31 dicembre 2009 pari a 255 milioni 787 mila euro per i fabbricati e di 96milioni e 947mila euro per i fabbricati. L'obiettivo individuato dal Programma riguarda l'ottimizzazione dell'uso del patrimonio immobiliare regionale nonché la razionalizzazione degli interventi di sedi regionali. Le attività del nuovo programma sono rivolte a: consolidare le esperienze già fatte con i precedenti programmi e perfezionare e portare a compimento le procedure finalizzate alla massima valorizzazione del patrimonio immobiliare. Dovrà dunque essere concluso il trasferimento degli immobili agli Enti locali a seguito di trasferimento di funzioni, la prosecuzione delle procedure avviate per l'alienazione delle aziende agrarie, l'individuazione dei processi di vendita alla luce dei nuovi scenari del mercato immobiliare, la prosecuzione delle politiche di razionalizzazione delle sedi regionali (Perugia e Terni), la prosecuzione per l'ottimizzazione della redditività degli immobili regionali in concessione o affitto, la prosecuzione delle politiche per la valorizzazione dei beni trasferiti ex Anas – Fcu. Nei prossimi anni si dovranno porre in atto strategie patrimoniali tese a conseguire i massimi risultati sia in termini gestionali che di valorizzazione. Con il supporto di Sviluppumbria si dovrà procedere a: studi e ricerche sulle richieste del mercato immobiliare e proposte di strategie di valorizzazione; studi specifici di promozione e marketing; elaborazione delle proposte di ottimizzazione delle gestione del patrimonio immobiliare (compresa la razionalizzazione della gestione dei canoni di concessione a qualsiasi titolo introitati dalla Regione). Cambierà la strategia fin qui seguita e puntando sul fattore 'certezza dei tempi', vendendo non solamente immobili ma progetti con tutte le autorizzazioni necessarie già acquisite, si potrà operare un salto di qualità. Si procederà inoltre ad una ricognizione puntuale dei canoni di concessione relativi al patrimonio immobiliare per ottimizzarne e razionalizzarne la gestione; alla stipula di specifici contratti per la gestione del patrimonio agro-forestale con le Comunità Montane; alla proroga di un anno per contratti di concessione in scadenza (se il concessionario ha rappresentato interesse all'acquisto); alla creazione di un nuovo modello di organizzazione gestionale del patrimonio; alla scelta di un advisor di provata esperienza nazionale e internazionale, da selezionare mediante procedure ad evidenza pubblica, in grado di definire, promuovere e supportare strategie di mercato specifiche in relazione anche alla particolare tipologia dei beni (terreni e fabbricati rurali). La Prima Commissione ha apportato, su proposta della Giunta regionale, una modifica che conferma la scelta della realizzazione di un polo unico degli uffici regionali in Perugia: in questa ottica, su iniziativa del Comune di Perugia, è stato sottoscritto un protocollo di intesa che prevede l'attivazione in modo coordinato tra gli enti: Comune, Provincia e Regione di ogni possibile iniziativa volta a verificare la fattibilità tecnica ed economia all'attuazione dell'ipotesi dislocativa dei rispettivi uffici operativi all'interno della città e in particolare l'accorpamento degli uffici regionali a Fontivegge e all'accentramento degli uffici provinciali a ridosso dell'acropoli con l'acquisizione dell'edificio di Piazza Partigiani che in tale ipotesi la Regione dismetterà (la Prima Commissione ha impegnato la Giunta a concludere tale verifica entro il 31 luglio 2011). Sono state poi apportate delle modifiche al fine di mantenere in proprietà con destinazione d'uso pubblico il magazzino Tancredi, il campeggio la Montesca, il magazzino dei Pinchitorsi e Rovigliano situati a Città di Castello”.
Per il relatore di minoranza ANDREA LIGNANI MARCHESANI (Pdl): “LA VALUTAZIONE SUL PROGRAMMA È NEGATIVA PER L'INCAPACITÀ DI INCIDERE IN MANIERA CONCRETA SULL'OTTIMIZZAZIONE DI UN PATRIMONIO CHE POTREBBE ESSERE FONTE DI SVILUPPO E DI SALVAGUARDIA DEL BILANCIO - La discussione sul patrimonio è stata avviata nel 1997, quando si cercò di affrontare la questione della sua valorizzazione e della sua gestione. Dopo 14 anni si registra un fallimento nelle politiche di valorizzazione. Ci sono state difficoltà enormi nell'alienazione di strutture come quella di Castel Rigone; è stato creato il carrozzone chiamato Res, che doveva occuparsi della messa a valore del patrimonio regionale costringendo poi la Giunta e tornare indietro, facendola rientrare all'interno di Sviluppumbria, in una confusione normativa che ancora stenta a trovare una forma armonica ed organica, con tentativi di alienazione del patrimonio insufficienti e inopportuni. I terreni agricoli alienati a Pietralunga, Città di Castello, Orvieto e San Venanzo non avevano un valore particolare ma potevano cubature su cubature molto appetibili. All'epoca proponemmo una vendita per singole unità, che avrebbero permesso l'acquisto anche da parte di stranieri che potevano trasferirsi in Umbria, mentre invece si preferì favorire dei consorzi, che hanno creato una filiera lunga che non ha portato a nessun miglioramento del paesaggio agricolo e a nessun arrivo di stranieri nelle nostre campagne. Un fallimento totale. All'epoca proponemmo anche di consentire ai territori di usufruire delle risorse ricavate da quei terreni e da quei beni. Questo non avvenne e non avviene neppure oggi. Abbiamo una marea di beni di pregio stipati in un magazzino di Solomeo, che non sono mai stati censiti e rischiano di deperirsi e di essere trafugati. Alcuni immobili stanno cadendo a pezzi, altri sono inseriti in contenziosi che riguardano la Regione e la gestione del Polo universitario, che rischia di essere annessa da qualche magnate della formazione. Nella prima versione della relazione sul patrimonio c'era scritto che questi beni potessero essere venduti. Noi non crediamo che debba rimanere tutto nel patrimonio pubblico: la Villa di Rovigliano per esempio è solo un costo. Il camping di Montesca e la Limonaia potrebbero essere alienate, salvando tutto ciò che è finalizzato alla formazione, nello spirito del lascito Franchetti. Anche la questione delle sedi regionali a Terni deve essere rivista: gli spazi del Consiglio regionale a Terni devono essere salvaguardati, pur nella necessaria razionalizzazione”. MP/PG