'GIORNO DEL RICORDO': “UNA MEMORIA CONDIVISA CAPACE DI UNIRE LA COMUNITÀ NAZIONALE” - DE SIO (PDL) SULLA GIORNATA DEL 10 FEBBRAIO IN RICORDO DELLE VITTIME DELLE FOIBE E DEL DRAMMA DEGLI ESULI ISTRIANI, FIUMANI E DALMATI
Il consigliere del Popolo della Libertà, Alfredo De Sio intervenendo sulla ricorrenza (10 febbraio) del 'giorno del ricordo' in memoria delle vittime delle foibe e del dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati, definisce la giornata come “un evento che non significa memoria di parte, né tantomeno di odio, ma memoria condivisa, capace di unire la comunità nazionale come solo può unire l'esperienza del dolore di un intero popolo”.
(Acs) Perugia, 8 febbraio 2011 - “Il giorno del ricordo, che verrà celebrato in tutta Italia il 10 febbraio (ricorrenza istituita con la legge '92/2004') rappresenta un evento che non significa memoria di parte, né tantomeno di odio, ma memoria condivisa, capace di unire la comunità nazionale come solo può unire l'esperienza del dolore di un intero popolo”. Così Alfredo De Sio (PdL) sulle celebrazione del 'Giorno del ricordo' in memoria delle vittime delle foibe e del dramma degli esuli istriani, fiumani e dalmati. “Un occasione rimarca - per rinnovare la memoria di una delle pagine più tragiche della storia d’Italia”.
“L’occupazione jugoslava, - ricorda l'esponente del Pdl - che a Trieste durò 45 giorni, fu causa non solo del fenomeno delle foibe, ma anche delle deportazioni nei campi di concentramento jugoslavi di popolazioni inermi. In Istria, a Fiume e in Dalmazia, la repressione dei comunisti jugoslavi costrinse oltre 300mila persone ad abbandonare le case per fuggire dai massacri e poter mantenere la propria identità italiana”.
Per De Sio, quello di “tanti nostri connazionali istriani, fiumani e dalmati fu un sacrificio silenzioso, vittime dell’odio e, per i più fortunati, dell’esodo forzato dalle loro terre”.
“Dopo anni di oblio e colpevole disinteresse anche da parte dell’Italia - osserva De Sio - con l’istituzione di questa importante data a ricordo dell’evento, la memoria di ciò che accadde al confine orientale torna ad essere patrimonio intero della nazione e delle nuove generazioni, che possono leggere finalmente, anche nei libri di scuola, questa parte di storia volutamente dimenticata. Auspichiamo – conclude - che tutte le istituzioni commemorino solennemente l’evento”. RED/as