Regione Umbria - Assemblea legislativa


DIGA DI MONTEDOGLIO: “QUANTO ACCADUTO ERA IMPREVEDIBILE E IMPENSABILE. DISPOSTA UNA ISPEZIONE DAL MINISTRO MATTEOLI” - AUDIZIONE IN II COMMISSIONE DEL DIRETTORE DELL'ENTE IRRIGUO UMBRO TOSCANO

In sintesi

 

 

 Audizione, stamani, in seconda Commissione del direttore  dell'Ente irriguo umbro toscano, Diego Zurli che ha relazionato sui fatti accaduti nella notte dello scorso 29 dicembre relativi allo sversamento della diga di Montedoglio. Zurli, che ha parlato di “effetti non particolarmente significativi”, ha precisato che quanto accaduto era “imprevedibile” e che, comunque, sono in atto accertamenti interni che si aggiungono a quelli disposti dall'autorità giudiziaria e, in particolar modo, ad una indagine ispettiva disposta dal ministro ai Lavori pubblici, Altero Matteoli. A margine della relazione sui fatti della diga di Montedoglio, Zurli ha anche fatto sapere che per quella sul Chiascio è pronto un progetto per la conclusione degli interventi,  ma che se i lavori non partiranno entro l'anno potrebbe essere a rischio il finanziamento già accordato di 43 milioni di euro.



(Acs)
Perugia, 17 gennaio 2011 - Lo sversamento della diga non ha provocato effetti  particolarmente significativi. Quanto accaduto era imprevedibile ed impensabile. Il ministro Matteoli ha disposto una ispezione alla quale si aggiungono accurati accertamenti interni, oltre a quelli disposti dall'autorità giudiziaria. E' quanto emerso dall'audizione odierna, in seconda Commissione, del direttore dell'Ente irriguo umbro toscano, Diego Zurli invitato dal presidente Gianfranco Chiacchieroni (PD) per informare la Commissione in maniera dettagliata su quanto accaduto nella notte del 29 dicembre scorso alla diga di Montedoglio dove si è verificato un cedimento sullo scarico di superficie”.

 

“Si è trattato – ha spiegato Zurli – del  ribaltamento di un concio che ne ha trascinati dietro altri due determinando un'onda di piena propagatasi a valle. L'onda ha avuto una punta iniziale abbastanza elevata che si è però subito attenuata nel momento in cui la diga ha raggiunto livelli più bassi. Gli effetti provocati a valle – ha osservato il direttore dell'Ente irriguo - non sono stati particolarmente significativi perché verificatisi su zone tradizionalmente esondabili, dove non gravitano centri abitati. I danni sono stati comunque molto ridotti  rispetto ad altri eventi simili come quello della piena del 2005. Ogni evento, fino al collasso totale dell'impianto, - ha spiegato - è normato e disciplinato dai piani di protezione civile e recepiti dai Comuni. In questo caso ogni soggetto ha svolto al meglio il proprio compito.  La parte danneggiata – ha fatto sapere Zurli - è stata realizzata tra il 1979 e il 1980 ed aveva superato una serie di procedure di controllo e collaudo. Le dighe hanno una normativa molto particolare e sono controllate non solo dal soggetto gestore, ma anche da un soggetto appositamente costituito dal Ministero dei Lavori pubblici (Direzione delle dighe e delle infrastrutture elettriche) che esegue controlli periodici. Quanto accaduto era imprevedibile ed impensabile. Sono in corso accertamenti interni, da parte dell'autorità giudiziaria ed è in atto una ispezione disposta dal ministro dei Lavori pubblici (Altero) Matteoli. Oggi, comunque, l'invaso è stato abbassato a 381 metri sul livello del mare che ad inizio estate si alzeranno fino a 384 metri. Si tratta di 80 milioni di metri cubi di acqua che riusciranno a far fronte alla totalità dei servizi a cui l'invaso è chiamato a far fronte anche nella stagione estiva.  Attualmente, nella gestione dell'invaso lavorano 20 dipendenti. La diga – ha ricordato ancora Zurli - nacque per rispondere alle esigenze dell'agricoltura, ma nel tempo l'infrastruttura ha assunto ruoli diversi.  Dopo la riorganizzazione del servizio idrico integrato (Legge Galli) ci si è basati proprio su questo tipo di servizio”.

 

Rispondendo poi ad alcune domande dei consiglieri regionali presenti all'audizione, Zurli, (su un intervento  di Gianluca Cirignoni, Lega nord) ha fatto sapere che da tre anni l'infrastruttura è autorizzata al massimo invaso e cioè 150 milioni di metri cubi. Il controllo – ha assicurato – è costante da parte del personale tecnico. E sulla domanda del rappresentante del Carroccio sull'abbassamento delle tariffe per gli utenti nelle prossimità dell'invaso, Zurli ha spiegato che il costo corrisponde alla pura gestione del servizio. Particolare preoccupazione per l'accaduto è stata evidenziata da Paolo Brutti (Idv) che ha definito di “straordinaria gravità quanto accaduto” e invitando tutti ad un atteggiamento “cauto” ha anche auspicato che la Regione Umbria metta in campo quanto necessario per vederci chiaro su tutta la vicenda”.

 

Chiarimenti sono stati chiesti anche da Franco Zaffini (Fli), Vincenzo Riommi (Pd) e Sandra Monacelli (Udc) che, in sostanza hanno chiesto garanzie assolute per la sicurezza manifestando l'esigenza di proseguire con una “Tac” su tutta la struttura. Sia il presidente della Commissione, Gianfranco Chiacchieroni (PD) che la vice presidente, Maria Rosi (PdL) hanno evidenziato l'esigenza, fatta propria da tutti gli altri consiglieri presenti, di richiamare direttamente nel Dap (Documento annuale di programmazione) la necessità della partecipazione della Regione ad un'opera di rivisitazione dei controlli dell'infrastruttura come forma di ulteriore sicurezza per i cittadini.

 

Nel corso dell'audizione non sono mancati riferimenti all'altra importante infrastruttura del Chiascio giudicata dallo stesso Zurli “un'opera strategica” e per la quale c'è un progetto di conclusione lavori già approvato e finanziato con 43 milioni di euro. L'auspicio è che si possa arrivare alla cantierizzazione entro la fine dell'anno, in caso contrario sarebbe a rischio il finanziamento approvato dal ministero. RED/as


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