SANTI NELLO STATUTO: “MEGLIO APRIRE UN DIALOGO SUGLI INSEGNAMENTI DI FRANCESCO E BENEDETTO PER UN NUOVO WELFARE IN TEMPI DI GRAVE CRISI ECONOMICA E DI VALORI” - NOTA DI BUCONI (PSI)
Il capogruppo del Psi in Consiglio regionale, Massimo Buconi intervenendo sulla proposta del presidente della Conferenza episcopale umbra, monsignor Vincenzo Paglia di inserire nello Statuto regionale dei Santi Francesco e Benedetto, la giudica “ben posta se vuole aprire un dibattito su una politica di sostegno delle fasce deboli, su un nuovo sviluppo sostenibile e sulla centralità del rapporto lavoro-territorio. Ma se viene interpretata unicamente per 'stampare' i nomi dei Santi Benedetto e Francesco nello Statuto, appare un esercizio di stile destinato a creare divisioni politiche, filosofiche, di genere e di territorio”. Per Buconi l’essenza spirituale e religiosa dei santi umbri è già patrimonio degli umbri e delle istituzioni, essendo contenuto nello Statuto regionale: “Non servono modifiche di tipo nominale. Meglio aprire un dialogo sugli insegnamenti di Francesco e Benedetto per un nuovo welfare in tempi di grave crisi, economica e di valori”.
(Acs) Perugia, 10 gennaio 2011 - “La proposta del presidente della Ceu, monsignor Paglia di inserire nello Statuto regionale dell’Umbria le storie specifiche di San Benedetto da Norcia Patrono d’Europa e di San Francesco D’Assisi Patrono d’Italia è ben posta se vuole aprire, in questo difficile momento economico e sociale del Paese, un dibattito su una politica di sostegno delle fasce deboli, su un nuovo sviluppo sostenibile e sulla centralità del rapporto lavoro-territorio. Di esempi se ne possono fare mille: dall’acqua pubblica fino alla ridistribuzione della ricchezza”. Così il capogruppo del Psi, Massimo Buconi per il quale, invece, se la proposta di monsignor Paglia “viene interpretata a unicamente per 'stampare' i nomi dei Santi Benedetto e Francesco nello Statuto, appare un esercizio di stile destinato a creare divisioni politiche, filosofiche, di genere e di territorio. Divisioni, eventuali, che non servono a nessuno in questo momento di cassa integrazione e di zero appalti per le piccole e medie aziende nostrane”.
Per Buconi “il patrimonio spirituale, umano e di insegnamento rivolto al rispetto delle minoranze, dell’ambiente e delle fasce di popolazione meno abbienti, portati avanti dalle figure apicali della Chiesa, attraverso i grandi Santi umbri, ha trovato sempre condivisione e rappresentanza nell’operato dei rappresentanti della Regione dell’Umbria dalla sua fondazione. Lo spirito laico di gran parte dei partiti dell’assemblea regionale, tra cui il Partito Socialista italiano, il più anziano dei movimenti popolari e riformisti, non è stato conflittuale, nei principi e anche nel Governo, con gli insegnamenti dei Santi umbri. Piccola, ma esauriente prova di questo rapporto – spiega - si può rintracciarla direttamente nell’ultimo Statuto regionale dell’Umbria”.
Il capogruppo del Psi ricorda che “la Regione assume come valori fondamentali della propria identità, da trasmettere alle future generazioni: la cultura della pace, della non violenza e il rispetto dei diritti umani, la cultura dell’accoglienza, della coesione sociale, delle differenze; l’integrazione e la cooperazione tra i popoli; la vocazione europeista; il pluralismo culturale ed economico; la qualità del proprio ambiente; il patrimonio spirituale, fondato sulla storia civile e religiosa dell’Umbria”.
Per Buconi, si tratta di “una sintesi importante dei due mondi culturali che vivono e si muovono in Umbria: quelli laici e religiosi”.
“Perché San Benedetto e San Francesco – si domanda l'esponente socialista - invece che Santa Chiara e Santa Rita (quest’ultima annovera il maggior numero di fedeli…). E perché non i 'santi territoriali' che tanto hanno dato alle comunità umbre come Ubaldo, Valentino, Ercolano…... E perché – continua - nominare sullo Statuto solo i Santi e non i Padri fondatori laici della Regione. Queste sono domande banali, ma dalle quali non se ne esce con una unità di vedute. Perché – si domanda ancora Buconi - svilire una discussione così importante con improbabili schermaglie tra correnti di partito. Mai come in questo caso la saggezza dei proverbi ci soccorre: 'Scherza con i fanti ma lascia stare i santi'. Meglio dunque, - conclude - per non sottrarre tempo al lavoro della Regione, aprire un dibattito su come applicare certi valori, anche dei Santi umbri, di tutti, sul buon governo della Regione che deve essere rigorosamente laico, come da Statuto e Costituzione”. RED/as