Regione Umbria - Assemblea legislativa


ECONOMIA: “PER USCIRE DALLA CRISI È IMPORTANTE CHE TUTTI I SETTORI DELLA REGIONE LAVORINO IN SINERGIA TRA LORO” - NOTA DI ROSI (PDL)

In sintesi

Il consigliere regionale del Pdl Maria Rosi interviene sugli effetti della crisi economica in Umbria, evidenziando la necessità di “far sì che l'impresa umbra arrivi ad avere uno standard elevato vicino a livelli nazionali”. Per Rosi è necessario “ridare competitività al mercato manifatturiero e turistico puntando su una maggiore qualità dei servizi alle imprese”.

(Acs) Perugia, 14 dicembre 2010 - “Per uscire dalla crisi, ma soprattutto per far sì che l'impresa umbra arrivi ad avere uno standard elevato vicino a livelli nazionali, è importante che tutti i settori della regione lavorino in sinergia tra loro, perché non può esistere lo sviluppo solo da una parte senza coinvolgere anche gli altri”. Lo sostiene il consigliere regionale del Pdl Maria Rosi, secondo cui “lo sviluppo dell'impresa e la sua innovazione dovrebbero rappresentare il punto centrale della politica regionale”.

Rosi evidenzia che “ad oggi, dalle analisi fatte dalle varie ricerche, il futuro dell'Umbria non è affatto tranquillizzante. Dal 1984 la nostra regione si è distanziata notevolmente dai territori a cui è più affine. Non siamo stati in grado di trovare un punto di sintesi tra qualità della vita e reddito. Lo sviluppo della nostra economia è stato arrestato, perché non si è trovato un bilanciamento tra 'motori autonomi' e 'motori non autonomi', perché si è lavorato per potenziare principalmente quest'ultimi. Si da un grande peso – continua - ai servizi pubblici (che non sono propri del mercato) e alle piccole attività di terziario, che sono fortemente ancorati a logiche di mercato locale con bassa produttività. A complicare la situazione interverranno le tendenze demografiche, la scarsa mobilità e le reti chiuse”.

Per l'esponente del Popolo della libertà “non possiamo aspettarci altro che non la solita politica attendista che si fondata sul lasciare l'industria alle sue forze inerziali: è invece necessario attuare politiche industriali adatte a correggere il percorso fino ad oggi intrapreso. Abbiamo il dovere morale di attuare politiche adatte a ridare slancio a una regione che nel 2020 si potrebbe trovare ancora più distante dalla media nazionale. Dobbiamo abbandonare la logica di soddisfare solo la domanda interna della regione e puntare a un mercato più ampio. I fattori che rispondono a una domanda esterna – spiega Rosi - sono principalmente due: il manifatturiero e i servizi delle imprese da essi dipendenti (contributo Umbria 26 per cento) e l'altro terziario dipendente dalla domanda turistica (13,5 per cento). In una visione ottimistica il Pil dell'Umbria dovrebbe crescere del 3 per cento annuo, ma se si continua ad applicare una politica che potenzia solo il mercato commerciale e soprattutto quello pubblico potrebbe arrivare un ulteriore divaricazione tra il livello nazionale e quello della nostra regione”.

“Dobbiamo puntare – aggiunge Maria Rosi - sul ridare competitività al mercato manifatturiero e turistico puntando su una maggiore qualità dei servizi alle imprese. Dobbiamo spingere le imprese a puntare sull'internazionalizzazione, diretta o indiretta, perché solo così potranno avere la spinta ad emergere come imprese di eccellenza, a più elevati livelli di produttività e redditività. Ci vuole che si investa più sulle persone che sulle macchine. E' importante puntare sulle nuove fonti energetiche, anche perché siamo considerati il cuore verde della nazione. E' importante far conoscere le nostre eccellenze culturali come l'Università e i nostri siti storici. Vanno create adeguate infrastrutture per rendere la nostra Regione più accessibile. Vanno recuperate le periferie umbre, che devono diventare esempi di qualità urbana”.

Concludendo il consigliere Rosi osserva che “se si vuole che in Umbria si cambi la mentalità di investimento volta a puntare principalmente sull'investimento del capitale umano è necessaria attuare una buona politica per le famiglie che devono investire sull'istruzione. Andrebbe ristabilita una cultura regionale di stampo più meritocratico, non come fino ad oggi si è fatto di stampo nepotistico, in modo che si incoraggino le persone a investire sulla loro formazione di qualità con la speranza di raggiungere una situazione di benessere”. RED/mp


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