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QUESTION TIME (1) CACCIA: "GESTIONE ZONE DI RIPOPOLAMENTO E CATTURA DELL'ATC PERUGIA 1" – A MANCINI (LEGA) RISPONDE ASSESSORE MORRONI: “COMITATI RAPPRESENTATIVI ASSOCIAZIONI, NULLA OSTA PER AFFIDAMENTO”

(Acs) Perugia, 10 novembre 2020 – Nella parte dedicata al ‘Question time’ della seduta consiliare odierna, i consiglieri della Lega, Valerio Mancini, Stefano Pastorelli, Paola Fioroni, Eugenio Rondini e Daniele Nicchi hanno chiesto all’assessore all’Ambiente, Roberto Morroni la “Modalità di gestione delle zone di ripopolamento e cattura previste dall’Atc (Ambito territoriale di caccia) Perugia 1”. Nello specifico hanno chiesto di sapere “se la gestione delle zone di ripopolamento e cattura prevista dall'A.T.C. Perugia 1 mediante la costituzione di appositi comitati in forma di associazioni private non riconosciute sia conforme alla normativa nazionale e regionale vigente, nonché alle direttive stabilite dalla Regione”.

Nell’illustrazione dell’atto, Mancini ha ricordato che “l’articolo 16 della legge ‘14/1994’ (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorie) al primo comma, stabilisce che per zona di ripopolamento e cattura si intende l'ambito territorialmente destinato alla riproduzione, all'irradiamento e alla cattura della selvaggina autoctona o naturalizzata per il ripopolamento venatorio, nonché a favorire la protezione e la sosta della selvaggina migratoria. Specifica anche che le zone di ripopolamento e cattura sono istituite dalle Province (ora dalle Regioni) secondo i criteri previsti dal Piano faunistico venatorio regionale. Per la gestione delle zone di ripopolamento e cattura, ora la Regione, può avvalersi delle associazioni venatorie riconosciute, agricole e di protezione ambientale, stipulando con esse apposite convenzioni, nonché degli Atc individuando gli unici soggetti legittimati a tale gestione. Nel novembre 2017 la Regione ha disposto di affidare agli A.T.C, la gestione delle zone di ripopolamento e cattura presenti nel territorio di loro competenza per il periodo 1 gennaio 2018 - 31 dicembre 2021. la Regione ha anche disposto che la gestione in questione possa essere svolta in forma diretta da parte degli A.T.C, o tramite affidamento in convenzione, da parte degli stessi A.T.C., alle associazioni venatorie riconosciute, agricole e di protezione ambientale. Il Piano faunistico regionale 2019-2023 assegna agli A.T.C, solamente il potere di ‘proporre’ alla Regione le modalità e le forme di gestione delle zone di ripopolamento e cattura senza lasciare ai medesimi alcun autonomo potere di deroga. Tuttavia, l'A.T.C. Perugia 1 ad agosto 2019 ha adottato un ‘Atto di indirizzo generale per i protocolli di gestione di tipo concessorio delle zone di ripopolamento e cattura nell'Ambito territoriale di caccia Perugia 1’, nel quale ha previsto di affidare la gestione delle zone di ripopolamento e cattura a particolari ‘Comitati per la gestione delle zone di ripopolamento e cattura’ i quali devono necessariamente ‘essere costituti ed agire nella forma di un'organizzazione di natura privata senza scopo di lucro, non riconosciuta. I predetti comitati sembrerebbero essere stati già istituiti in quasi tutte le zone di ripopolamento e cattura ricadenti nel territorio dell'A.T.C. Perugia 1”.

L’assessore Morroni ha risposto che la legge dispone che la Regione “può avvalersi delle associazioni venatorie, delle associazioni agricole o di comitati di gestione individuati dagli Atc, come da Determinazione dirigenziale ‘603/2017’. La Regione ha quindi disposto la gestione delle varie zone di ripopolamento agli Atc, direttamente o con affidamento in convenzione. Da qui l’affidamento a comitati di natura privata senza scopo di lucro. Bisogna osservare che la normativa nulla dispone circa la natura giuridica del soggetto in questione e, inoltre, nei comitati non è difficile ritrovare la presenza di tutte le associazioni venatorie e agricole relative alla zona di ripopolamento e cattura”.

Nella replica conclusiva, Mancini ha detto che “le associazioni venatorie devono avere la priorità, come anche le associazioni agricole e quelle ambientaliste, che devono lavorare insieme. I comitati vengono per ultimi. Servono linee guida più stringenti, che diano la priorità alle associazioni, che hanno dimostrato capacità molto efficaci”. PG/

Data:
Martedì, 10 Novembre, 2020 - 12:15

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