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CONSIGLIO REGIONALE (2): “APRIRE LA VERTENZA SULLE CRISI AZIENDALI DEL TERRITORIO DI CONFINE TRA MARCHE E UMBRIA” - APPROVATA ALL'UNANIMITÀ LA MOZIONE DEL CENTROSINISTRA SULLA CRISI DELLA FASCIA APPENNINICA

In sintesi

L'Assemblea di Palazzo Cesaroni ha approvato all'unanimità la mozione “Iniziative della Giunta regionale tese ad intensificare la propria azione nelle vertenze aperte nelle zone di confine della fascia appenninica tra Umbria e Marche”, firmata dai consiglieri Locchi, Smacchi, Barberini, Chiacchieroni e Mariotti (Pd), Buconi (Psi), Dottorini (Idv) e Stufara (Prc-Fds). Il Consiglio regionale esprime così la necessità di aprire, insieme alla Regione Marche, una vertenza territoriale che riguardi la fascia appenninica e indirizzare sul territorio ingenti risorse dei fondi strutturali e rimodulare l'accordo di programma riguardante la ex Merloni.

 

(Acs) Perugia, 23 luglio 2013 - “Il Consiglio regionale dell’Umbria esprime la necessità di aprire, insieme alla Regione Marche, una vertenza territoriale che riguardi la fascia appenninica a confine tra Umbria e Marche dote su un totale di 100 mila abitanti si stimano persone disoccupate o in cerca di occupazione. Al fine di costruire le condizioni per assicurare alle filiere presenti importanti risorse ai fondi strutturali e rimodulare l’accordo di programma dell’ex Antonio Merloni che nei fatti si è rivelato uno strumento non adatto a attrarre investimenti. L'Assemblea regionale chiede che la Giunta regionale metta in atto ogni utile iniziativa nei confronti del ministero dell'economia per modificare l’accordo di programma stabilito fra Governo e Regione Umbria, per far fronte agli esiti della crisi dell’Antonio Merloni in modo da adattare quello strumento alla realtà economica produttiva e con ciò rendendo spendibile le consistenti risorse previste”. 

Questi sono i punti centrali della mozione promossa dai consiglieri Locchi, Smacchi, Barberini, Chiacchieroni e Mariotti (Pd), Buconi (Psi), Dottorini (Idv) e Stufara (Prc-Fds) che punta l'attenzione sulla critica situazione economico-occupazionale della fascia appenninica umbro-marchigiana, approvata oggi all'unanimità dall'Assemblea regionale. Il voto favorevole dell'opposizione è maturato dopo che i proponenti hanno accettato di apportare parziali modifiche al dispositivo recependo quanto emerso dal dibattito d'Aula.

“Il Consiglio regionale – si legge ancora nel dispositivo della mozione - sollecita il Governo a un’azione forte e tempestiva sul piano delle politiche industriali energetiche e infrastrutturali di tipo stradale, ferroviario e logistiche di sostegno alla internazionalizzazione delle imprese e di contrasto a scelte difensive di delocalizzazione produttive che sia in grado di garantire la presenza dell’industria dell’elettrodomestico di qualità oltre ad avere contribuito a fare uscire dall’isolamento viario sia l’Umbria che le Marche”.

Illustrando la mozione, Andrea Smacchi ha spiegato che “un passaggio similare è avvenuto presso l’Assemblea regionale della Regione Marche, con un documento che è stato votato da tutti i sindaci dei Comuni e le Province interessate dalle crisi di questa area. Nonostante gli impegni, l’accordo di programma stipulato a seguito della crisi della ex Antonio Merloni non ha prodotto risultati concreti e quindi necessita di una rapida rivisitazione che consenta di rendere fruibili nell’immediato i 35 milioni di euro messi a disposizione, evitando inutili lungaggini burocratiche. Ad oggi si scontano gravi ritardi sul versante del completamento di infrastrutture strategiche: Perugia-Ancona, Pian d’Assino, Orte-Falconara, Diga del Chiascio. La Indesit company ha presentato un piano industriale di riorganizzazione delle attività produttive del gruppo che prevede un preoccupante e consistente processo di delocalizzazione produttiva a favore dei paesi cosiddetti low cost come Polonia e Turchia e quindi ridimensiona i siti italiani: 1425 esuberi, il ridimensionamento dello stabilimento di Comunanza e la chiusura degli impianti produttivi italiani. I numeri citati dimostrano che non siamo semplicemente in presenza di una crisi aziendale ma di fronte a scelte di strategie industriali che se portate avanti porterebbero alla desertificazione di un intero territorio a cavallo tra l’Umbria e le Marche e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro anche nell’indotto. Nel fabrianese vi sono almeno altre due realtà importanti aziendali del settore elettrodomestici che rischiano di vedere, in relazione alle scelte che si profilano da parte di Indesit Company, fortemente ridimensionata la loro potenzialità produttiva e conseguentemente i livelli occupazionali.

Va tenuto conto che l’impatto economico e sociale che si abbatterebbe sul territorio della fascia appenninica al confine fra Umbria e Marche, sommandosi a una situazione già fortemente compromessa a causa delle crisi e delle ristrutturazioni che hanno già riguardato importanti realtà produttive come l’Antonio Merloni e la Faber, interi comparti come l’edilizia e la ceramica, fanno sì che si arriva a stimare in più di 25 mila persone disoccupate o in cerca di prima occupazione o in regime di ammortizzatori sociali su un totale di poco più di 100 mila abitanti, ciò comporterebbe il pericolo di una vera e propria deindustializzazione del territorio con la scomparsa di interi settori produttivi che per decenni hanno rappresentato un’eccellenza nazionale. La conferma delle scelte di Indesit sarebbero l’ennesima negativa conferma di disimpegno produttivo di importanti gruppi industriali che andrebbero a pregiudicare la plausibilità del Governo di puntare sul comparto manifatturiero come volano fondamentale per rilanciare la capacità produttiva la competitività e lo sviluppo del Paese. Si avverte sempre più la necessità che a ogni livello istituzionale di governo si mettano in atto politiche e strumenti volti a contrastare scelte di delocalizzazione e altre dismissioni produttive, di mero carattere speculativo e disgiunte da qualsiasi coerente strategia di internazionalizzazione delle produzioni. Ricordo che la Indesit ha dichiarato comunque un fatturato di oltre 70 milioni, tramite interventi mirati al rafforzamento dell’attrazione di capitali alla creazione di virtuosi vantaggi localizzativi agli incentivi e sostegni pubblici”.

IL DIBATTITO.

Vincenzo Riommi (assessore sviluppo economico): “UN'AREA SEGNATA DALLA CRISI DEL MANIFATTURIERO, DELL'ELETTRODOMESTICO E DELLA CERAMICA - Il cuore della crisi è dato da una caratteristica di quell’area tra Fabriano e Nocera Umbra, dove per 30–40 anni si è prodotto il 30–40 per cento degli elettrodomestici che giravano per il mondo. Parliamo di migliaia di addetti direttamente coinvolti con un indotto molto ampio. Faccio un esempio: il primo cliente italiano di Ast, principale società produttrice di acciaio, si chiama Indesit, perché l’acciaio speciale si usa per l’elettrodomestico. In Umbria ci sono poi imprese leader per la produzione di tecnologie imballaggi in polistirolo e le aziende dell’elettrodomestico erano immensi produttori di domanda di polistirolo o movimentazione merci.

Quando è andata in crisi la Merloni abbiamo pensato che era in crisi un progetto imprenditoriale in realtà era entrata in crisi la capacità di fare questo tipo di roba in Italia, che ha aggredito altri settori.  È tutta una filiera industriale che sta andando fuori regione, una filiera seconda per impatto a quella dell'automobile. È necessaria una riflessione strategica sull’elettrodomestico perché non ci sarà niente di altro se non una rinnovata capacità di produzione che potrà compensare l’impatto economico in quelle terre. Con la scomparsa complessiva dell’elettrodomestico, dalla logistica ai servizi dell’impresa alle linee di montaggio ai materiali di base, è un pezzo di grande dimensione, è il pezzo più solido della storia produttiva della nostra regione che va in crisi. Non si tratta del problema di una azienda, ma della politica industriale di questo Paese. Servirà anche un approccio innovativo per fabbricare prodotti che possano reggere la concorrenza di altre aree del mondo che possono produrre a prezzi più bassi. L'accordo di programma dell’Antonio Merloni presupponeva un equilibrio e qualcosa di solido che ripartiva dall’elettrodomestico. Quell’accordo non è lo strumento possibile per affrontare un tema di quel genere: gli investimenti della piccola e media impresa bastano  per affrontare quel tipo di problema.  Dopo quattro mesi siamo riusciti a tenere la seduta del Comitato di monitoraggio dell’accordo di programma Merloni, e lì abbiamo posto le questioni operative che sono essenzialmente due: se non c’è un’interpretazione da parte di Invitalia adeguata alle necessità, nessuna delle 41 iniziative imprenditoriali che si sono manifestate in Umbria va in porto. Due di quelle iniziative procederanno: una preferisce il finanziamento bancario e l’altra  il leasing. Sono aziende forti ma, per le ottanta persone che gli servono, non utilizzeranno l’elenco delle normative ma la nuova normativa che gli permette di avere assunzioni meno onerose. Altre risposte possono venire solo se c’è un cambiamento normativo della legge 181 dato che oggi, con i provvedimenti Fornero e seguenti, ad esempio se io assumo un apprendista, ha la decontribuzione per cinque anni, e questo è un disincentivo ad assumere dalle liste degli ex dipendenti Merloni.
Se scompare la produzione nella fascia appenninica non è che la sostituisci con gli agriturismo: della politica dell’elettrodomestico l’Italia non può fare a meno e nemmeno l’Umbria. Indesit quest’anno non fa 70 milioni di fatturato, fa 70 milioni di utile quando va male, perché il fatturato di quella roba assomma tra tutto l’elettrodomestico a 3 miliardi solo di saldo attivo.
Il tavolo nazionale dell'ettrodomestico lo abbiamo già richiesto ma un’area di crisi complessa definita solo sulla produzione dell’elettrodomestico rischia di non essere un’area di crisi complessa. La nostra è la crisi di un sistema territoriale ampio che ha prodotto e produce materiali di base, meccanica, produzione manifatturiera, che tutta insieme ha un problema di prospettiva. Anche la nuova stagione dei fondi strutturali va pensata dentro la riattivazione di una forte capacità di produzione industriale e manifatturiera di questa regione, insieme alla  politica delle infrastrutture. Dobbiamo cominciare a riflettere su un’area industriale complessa che riguarda un pezzo importante dell’Umbria che sia dotata per la sperimentazione di risorse e di attrezzi idonei a confrontarsi con una moderna politica industriale.
Non è una partita localistica in cui l’Umbria si può attrezzare, dovremmo lavorare per far convergere la Regione Marche, che è stata profondamente colpita, per fare capire chequello è un complesso di un sistema produttivo che passa sopra l’appennino e ha reti di relazione molto ampie”. 
 
Orfeo Goracci (Comunista umbro): “RICERCA E INNOVAZIONE PER ESSERE COMPETITIVI SUI MERCATI, TUTELARE AMBIENTE E TURISMO NELLA FASCIA APPENNINICA - Abbiamo fornito lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie  a mezzo mondo, e questo era un anche un simbolo della qualità della vita che cambiava, che migliorava. Ora nel mondo circolano miliardi di telefonini non ce n’è uno che è fatto in Italia. Quando mancano ricerca e innovazione, poi arrivano altri, arrivano fatti oggettivi che ti mettono in difficoltà. L’Indesit che vuole andare in Turchia, ma in questo Consiglio regionale non si è discussa una legge sulle delocalizzazioni, perché non ci possono essere i freni che vengono da determinate parti o da determinate ideologie. Sull'accordo di programma della Merloni, ricordo che alcune componenti dei lavoratori ne hanno contestato degli aspetti che oggi si rivelano in effetti carenti. I bonus per gli acquisti di elettrodomestici previsti dal Governo non servono a far ripartire la produzione se questa non si basa sull'innovazione e soprattutto se non ci sono soldi da spendere. Infine, teniamo d'occhio il comparto turistico, che rappresenta un'altra risorsa economica importante: oggi leggo che Gubbio avrebbe perso il 15/20 per cento delle presenze. Un quadro negativo che peggiorerà se decidiamo di bruciare i rifiuti nei cementifici della città”.

Gianfranco Chiacchieroni  (PD): “SERVE LA POLITICA DEI DISTRETTI INDUSTRIALI - È sotto gli occhi di tutti che le aree produttive del Paese che hanno meglio resistito alla crisi sono state quelle dove si sono realizzate queste strutture di distretto industriale, perché c’era una massa critica, perché sono imprese più flessibili, perché sono imprese più innovate. Creare un ambiente vuol dire approfondire, arricchire tutti i presupposti, dalla questione dell’energia a quella delle infrastrutture per le materie prime , e la produzione di materie prime stesse. Lavorare alla istituzione di un distretto industriale degli elettrodomestici umbro marchigiano penso che sia un obiettivo che ci si può dare.
La discussione sul disincentivo alla delocalizzazione può trovare una sintesi nella creazione di nuove convenienze, di incentivi a restare. L’accordo di programma va rivisto e rimodulato. Dobbiamo puntare ad istituire distretti industriali, naturalmente anche con un impegno privato a direzione degli stessi, perché appunto si mantenga questo ambiente territoriale dove le convenienze a produrre elettrodomestici. Sono convinto che questo possa essere un modo e un approccio giusto per arrestare la fuoriuscita dall’Italia di pezzi di manifatturiero e per innovare e per competere sul mercato globale, quello della iperspecializzazione dell’innovazione e della ricerca”.

Raffaele Nevi (Pdl) “OCCORRE FAR CAMBIARE PASSO ANCHE AL GOVERNO NAZIONALE PERCHÉ, GLI STRUMENTI A DISPOSIZIONE DELLA REGIONE SONO LIMITATI. Preoccupati per la crisi che investe questa particolare zona particolarmente difficile dell’Umbria. Occorre far cambiare passo anche al Governo nazionale perché, come avviene sempre gli strumenti a disposizione della Regione sono limitati. Non è in discussione una piccola impresa, ma una filiera produttiva, che tra l’altro si porta dietro anche le questioni relative all’acciaio che abbiamo lungamente trattato in altra sede. Per onestà dico anche che sono scettico invece su altre questioni qui più volte accennate con il rischio di produrre aspettative sbagliate. Mi riferisco ai fondi strutturali europei. Io preferisco parlare di politiche manifatturiere. Rispetto a ciò sappiamo perfettamente che la capacità di manovra della Regione è assolutamente limitata. Occorre  però modificare l’accordo di programma, cercando di fare quanto necessario: il discorso con la Regione Marche, rilanciato anche dal presidente Chiacchieroni; rispetto a ciò è necessario che le questioni della fascia appenninica diventino sempre di più una questione regionale, al pari delle acciaierie o del polo aeronautico spaziale di Foligno. E' importante sollecitare il Governo a un’azione forte e tempestiva per far sì che questo Paese si doti di una strategia industriale seria, al pari di quello che si sta facendo anche in Europa, penso al tema del Piano di azione sull’acciaio, che è stato da poco presentato, io penso che il Governo su questo debba fare un salto di qualità  e che soprattutto si definiscano bene le priorità sulle quali il nostro Stato e insieme le Regioni, le Province e i Comuni  per creare anche quelle condizioni 'ambientali' che sono essenziali per trattenere le imprese sul territorio, investendo sul territorio, facendo più strade, abbassando le tassazioni sulle imprese per le questioni regionali, mettendo a disposizione delle imprese una Pubblica Amministrazione efficiente”.

Manlio Mariotti (PD) - “ SU QUESTA VICENDADOBBIAMO CERCARE DI TENERE INSIEME MARCHE E UMBRIA, CERCANDO DI FARE SISTEMA, SENZA CHIUSURE” C'è la necessità di ripensare in termini strategici una nostra competitività e un nostro posizionamento sul settore manifatturiero. Molto difficile vincere questa sfida, anche perché ci sono sempre meno persone in questo Paese che vedono il futuro dei propri figli legato al manifatturiero. E questa è la manifestazione di una grande ipocrisia nazionale. Occorre essere competitivi in termini reali. Rischiamo di vedere chiuse queste imprese perché sono meno competitive di quanto oggi dovrebbero esserlo e per vincere oggi questa sfida occorrono: infrastrutture; strade; energia; banda larga; pubblica amministrazione efficiente. Altro nodo da sciogliere risiede nella questione della sostenibilità ambientale: non possiamo auspicare uno sviluppo del manifatturiero,  e poi renderci conto che avere una fabbrica significa avere una struttura che pone problemi di sostenibilità ambientale rispetto ai quali è necessario fare delle scelte. Per costruire delle soluzioni che oggi siano in grado di contrastare il processo di desertificazione industriale di alcuni territori, dobbiamo capire l’origine della crisi di quei territori. Noi non stiamo parlando nella fascia appenninica umbra di un processo di crisi che in qualche maniera oggi fa venir meno vocazioni territoriali, specializzazioni produttive, che nel tempo si sono consolidate. Noi sappiamo tutti com’è nata quella vicenda, io potrei dire che qualcuno l’aveva detto che quello (la ex Merloni ndr) era un gigante con i piedi d’argilla, ma era facile intuire che una cosa cresciuta in quel modo potesse altrettanto rapidamente trovare le ragioni della propria crisi. Dobbiamo cercare di tenere insieme su questa vicenda Marche e Umbria, cercando di fare sistema, ma senza chiusure, cercando di vedere al di là delle Marche”.

Massimo Buconi (Psi) “RAFFORZARE LE AZIONI PER FARE SISTEMA TRA REGIONI, TRA ISTITUZIONI, CON IL PARLAMENTO E IL GOVERNO NAZIONALE, AFFINCHÉ OGNI SINGOLA VERTENZA VENGA INSERITA IN UN TERRENO PIÙ AMPIO. Crisi fortissima di un pezzo importante della Regione dell’Umbria che avviene nel disinteresse della opinione pubblica: fa più notizia qualche scontro correntizio interno al partiti che i problemi reali e quotidiani dei cittadini hanno tutti i giorni. Il Consiglio regionale si deve occupare di più di queste problematiche accompagnando, assistendo, stimolando e anche criticando se necessario, l'azione e le iniziative della Giunta regionalche vengono prese per tutte le varie crisi aziendali. La mozione sottolinea un metodo che è appunto quello di affrontare le questioni con un approccio di sistema. La competitività e l’efficienza anche della Pubblica Amministrazione sono importantissimi. Ci troviamo da tempo impotenti perché eravamo abituati a combattere le crisi di aziende che intrinsecamente non erano produttive, mentre oggi ci troviamo a fronteggiare anche crisi di aziende che sono in attivo. L’invito è appunto non solo di approvare la mozione, ma di insistere, rafforzare le azioni per fare sistema tra Regioni, tra Istituzioni, con il Parlamento e il Governo nazionale, affinché ogni singola vertenza venga inserita in un terreno più ampio, nella discussione prossima sulla questione della programmazione strategica dei fondi europei. E l'auspicio è che si faccia una discussione seria e non un braccio di ferro tra poveri. Perché la forza della Regione è fatta dalla forza dei suoi territori e la crisi di uno solo di essi indebolisce il sistema”. MP/tb 

Data:
Martedì, 23 Luglio, 2013 (Tutto il giorno)

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